BCE vs BoE: chi taglierà i tassi per prima

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Come previsto, la Banca d’Inghilterra – sulla scia della decisione della Fed di mercoledì – ha mantenuto invariato il tasso sulla sterlina al 5,25%, nonostante negli ultimi tempi si fosse dichiarata più possibilista della sua omologa statunitense riguardo all’eventualità di un taglio dei tassi.

L’inflazione complessiva Oltremanica ha registrato un lento ma costante declino dai massimi dell’ottobre 2022, quando toccò l’11,1%, all’attuale 4%, con i mercati e gli investitori in fibrillazione, pronti a cogliere ogni segnale di un possibile taglio dei tassi. Tuttavia, il momento non sembra ancora arrivato. Il Comitato di Politica Monetaria ieri si è mostrato diviso: un membro ha votato per un taglio dei tassi, due membri per un aumento e la maggioranza si è dichiarata favorevole allo stop. Il fatto che le opinioni dei policymaker siano così in contrasto tra loro dimostra che la BoE ha ancora davanti a sé diversi ostacoli.

La linea della BoE è condivisa anche dalla BCE, la quale ha dichiarato che, prima di poter pensare a un taglio dei tassi, la priorità resta quella di riportare l’inflazione entro il 2%. Dopo l’aumento a sorpresa registrato lo scorso dicembre (+2,9% rispetto al +2,4% di novembre), i dati preliminari di gennaio hanno mostrato un leggero calo dell’inflazione complessiva al 2,8%, in linea con le attese. Nel frattempo, l’inflazione core è scesa al 3,3% a gennaio dal 3,4% di dicembre, rispetto al 3,2% previsto. I dati europei indicano chiaramente che la BCE è più vicina del Regno Unito al traguardo del 2% e quindi potrebbe battere sul tempo la BoE nella lotta all’inflazione e optare prima per un taglio dei tassi.

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Anche la Fed guarda all’obiettivo del 2% e lascia i tassi invariati

Come previsto, anche la Federal Reserve, nel corso della riunione di mercoledì, ha mantenuto invariati i tassi di interesse per la quarta volta consecutiva, fermi tra il 5,25% e il 5,5%. La banca centrale americana ha rinnovato il suo impegno a raggiungere il traguardo di un’inflazione al 2%, per cui un cambio di policy appare attualmente prematuro. Rispetto ai loro predecessori, i policymaker di oggi sembrano più orientati alla prudenza, intenzionati ad aspettare che l’obiettivo sia praticamente in vista prima di iniziare a tagliare i tassi. D’altra parte, considerata la crescita ancora robusta dell’economia statunitense, il rischio di tenere i tassi più alti più a lungo sembra al momento relativamente basso.

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