Bund, rendimenti sostenuti da impennata Treasury USA

Anders Persson, Chief Investment Officer, Head of Global Fixed Income di Nuveen. -

L’impennata dei tassi statunitensi da settembre in poi ha fatto salire i rendimenti delle principali obbligazioni sovrane dei mercati sviluppati. In Europa, tuttavia, questi rialzi sembrano meno giustificati.

Nonostante la Germania abbia registrato una crescita del PIL nel terzo trimestre superiore alle previsioni, anche se modesta (+0,1%), il Paese deve affrontare alcuni ostacoli ciclici e strutturali. Il sentiment rimane poco ottimista a causa dei costi elevati dell’energia e delle tensioni geopolitiche. Il rischio di dazi statunitensi potrebbe intaccare ulteriormente la fiducia, aumentando la necessità di un supporto fiscale per sostenere la crescita della più grande economia europea.

Gli investitori in obbligazioni tedesche hanno iniziato a prezzare la possibilità di tali stimoli dopo il recente crollo della coalizione di governo del Paese. Anche se un nuovo governo potrebbe portare a una coalizione più stabile e aprire la strada a una flessibilità a livello fiscale, è improbabile che si verifichino cambiamenti sostanziali prima della metà del 2025, dato che le trattative potrebbero protrarsi a lungo. Inoltre, un eventuale allentamento fiscale non è previsto prima del 2026. Infine, la riforma del freno al debito della Germania, una legge costituzionale che limita i deficit di bilancio annuali allo 0,35% del PIL, potrebbe incontrare delle resistenze a livello politico.

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A nostro avviso, il rendimento aggiuntivo dei titoli di debito tedeschi causato dagli ultimi sviluppi politici appare eccessivo. È probabile un ulteriore ampliamento del premio per il rischio dei Treasury statunitensi a 10 anni rispetto ai bund tedeschi, poiché questi ultimi potrebbero registrare un rally a fronte delle sfide legate alla crescita della Germania, del forte potenziale di continui tagli dei tassi da parte della Banca centrale europea e dei crescenti ostacoli legati al commercio.

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