Un’Europa fragile ma meno disarmata: cosa resta del 2025 secondo Euractiv
Tra Ucraina, debito comune e tensioni geopolitiche, l’UE chiude l’anno con qualche passo avanti e molte incognite
Alla fine di un anno segnato da crisi e tensioni, l’Europa non esce rafforzata, ma nemmeno sconfitta. È questa, in sintesi, la lettura proposta da Euractiv, che descrive un’Unione Europea sotto pressione su più fronti: la guerra russa in Ucraina, una relazione sempre più problematica con gli Stati Uniti e una competizione strutturale con la Cina, il tutto in un contesto di crescita debole, debiti elevati e frammentazione politica interna.
Eppure, nell’ultimo Consiglio europeo dell’anno, i leader UE sono riusciti a compiere alcune scelte considerate decisive per affrontare le sfide future, a partire dal sostegno a Kyiv.

Ucraina: debito comune e beni russi congelati
Il risultato politicamente più rilevante riguarda il finanziamento dell’Ucraina per i prossimi due anni. Dopo lo stop al piano iniziale della Commissione basato su un “prestito di riparazione” finanziato direttamente con i beni russi congelati. ma bloccato da una minoranza di Stati membri, l’UE ha optato per una soluzione alternativa: un prestito da 90 miliardi di euro finanziato tramite debito comune europeo, accompagnato dal congelamento a tempo indefinito delle riserve della Banca Centrale russa.
Secondo Euractiv, questa scelta ha almeno tre implicazioni strategiche. La prima è geopolitica: garantisce all’Ucraina le risorse necessarie per resistere anche a eventuali pressioni statunitensi verso una resa negoziata. La seconda è diplomatica: il congelamento dei fondi russi offre all’UE una leva per restare al tavolo di eventuali negoziati di pace guidati da Washington. La terza è istituzionale: il ricorso al debito comune rafforza, ancora una volta, l’idea che sfide comuni richiedano strumenti finanziari condivisi.
Precedenti che cambiano le regole del gioco
Un altro elemento sottolineato da Euractiv è il valore dei precedenti giuridici e politici creati nelle ultime settimane. L’uso dei poteri d’emergenza per prorogare il congelamento dei beni russi a maggioranza qualificata consente all’UE di aggirare il vincolo dell’unanimità, neutralizzando il rischio di veti da parte di Paesi considerati più vicini al Cremlino, come Ungheria e Slovacchia.
Allo stesso modo, il ricorso alla cooperazione rafforzata per emettere debito comune, nonostante l’opposizione di alcuni Stati, apre una nuova strada per la gestione del bilancio europeo. Una scelta che, oltre a ridurre rischi legali e reputazionali legati al piano di riparazione, contribuisce ad aumentare l’offerta di asset sicuri europei, rafforzando l’attrattività dell’euro come valuta di riserva.
Le ombre: alleati divisi e pressioni esterne
Accanto a questi passi avanti, Euractiv evidenzia però segnali preoccupanti. Il primo riguarda il coordinamento internazionale: finanziando l’Ucraina quasi interamente con risorse UE, Bruxelles rischia di scoraggiare il contributo di altri partner come Regno Unito, Canada, Giappone e Australia, lasciando aperta l’incognita sulla copertura complessiva dei fabbisogni di Kyiv.
Il secondo nodo è politico. La soluzione adottata è arrivata dopo un intervento decisivo del presidente francese Emmanuel Macron e rappresenta una sconfitta per la linea tedesca, inizialmente contraria al debito comune. Secondo Euractiv, questo strappo rischia di alimentare tensioni tra Parigi e Berlino e di rafforzare, in Germania, le forze dell’estrema destra, già accusate di ambiguità nei confronti della Russia.
Infine, pesa il contesto di pressioni e interferenze esterne. Euractiv cita apertamente il ruolo delle minacce russe – ammesse pubblicamente dal premier belga Bart De Wever – e le manovre diplomatiche statunitensi contrarie all’uso dei beni russi, che Washington avrebbe preferito destinare a futuri progetti economici con Mosca. Il rifiuto di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca di partecipare al debito comune, pur senza bloccarlo, viene letto come un ulteriore segnale della profondità dell’influenza russa in Europa centrale.
Uno sguardo al 2026: strumenti insufficienti?
Lo scenario delineato per il 2026 appare ancora più complesso. Euractiv richiama le nuove tensioni transatlantiche, dalle dichiarazioni di Donald Trump su una possibile annessione della Groenlandia alle resistenze statunitensi verso l’autonomia strategica europea, dalla difesa all’energia fino ai mercati finanziari. A ciò si aggiunge il riferimento alla nuova strategia di sicurezza americana, che considera il sostegno a movimenti euroscettici e di estrema destra in Europa come un interesse nazionale degli Stati Uniti.
Secondo Euractiv, l’UE chiude il 2025 con una cassetta degli attrezzi geopolitica leggermente più solida, ma ancora insufficiente. I passi compiuti su Ucraina, debito comune e superamento dei veti rappresentano un’evoluzione importante, ma non risolvono le fragilità strutturali dell’Unione. Per affrontare davvero le sfide che attendono l’Europa nel 2026 serviranno maggiore coesione politica, leadership più decisa e strumenti di potere più robusti. In caso contrario, il rischio è che i progressi di fine anno restino episodi isolati in un contesto sempre più competitivo e instabile.
Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it
Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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