“Giustizia climatica”: il costo sociale, il punto cieco del cambiamento climatico_Crédit Mutuel AM

Céline Zanella - Sustainable Investment Research Analyst, Crédit Mutuel Asset Management -

Sebbene sia difficile stabilire una correlazione diretta tra le catastrofi naturali (come siccità, inondazioni, ondate di calore, tempeste, ecc.) e il cambiamento climatico, le prove scientifiche confermano che l’aumento delle temperature globali aumenta la probabilità, la frequenza (quintuplicata dagli anni ‘80) e la gravità di alcuni eventi estremi. Il 2024 è il primo anno in cui è stata registrata una temperatura media di 1,5° C superiore a quella dell’era preindustriale.

Parallelamente, anche il costo economico, ovvero l’insieme delle perdite finanziarie direttamente attribuite a un grande evento e le perdite dovute all’interruzione delle attività commerciali derivanti direttamente dai danni materiali, aumentano a ritmo maggiore (quasi 8 volte 1 rispetto agli anni ‘80). Secondo le prime stime a dicembre 2024 del gruppo di assicurazioni Swiss Re, il costo economico dovrebbe raggiungere i 310 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 6% rispetto al 2023.

Tuttavia, questa potrebbe essere una sottostima. Nei Paesi a basso reddito è particolarmente difficile valutare l’impatto degli eventi climatici, soprattutto per quanto riguarda i disastri ad insorgenza lenta come la siccità e le ondate di calore. Inoltre, i costi indiretti, come quelli sociali, non sono inclusi in questa stima.

Questi eventi comportano costi sociali considerevoli che includono perdite umane e sofferenza (problemi di salute fisica e mentale), sfollamento di popolazioni, scomparsa del patrimonio culturale e perdita dei mezzi di sussistenza. Questi eventi meteorologici fanno aumentare anche i costi delle assicurazioni e quelli sanitari. Accentuano le disuguaglianze esistenti, soprattutto tra le popolazioni più vulnerabili, all’interno dei Paesi e tra di essi.

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Queste disuguaglianze evidenziano l’urgenza dell’adattamento al cambiamento climatico e sottolineano l’importanza della “giustizia climatica”. Questo concetto si riferisce all’impatto del cambiamento climatico sulle popolazioni, al di là dei soli effetti ambientali o fisici.

In termini assoluti, generalmente l’impatto economico è maggiore nei Paesi ad alto reddito, poiché il valore delle infrastrutture e delle abitazioni tende ad essere più elevato. Questi Paesi hanno anche maggiori probabilità di avere una copertura con sistemi assicurativi, il che rende l’impatto finanziario più facile da quantificare. Ad esempio, secondo le prime stime, gli incendi di Los Angeles dello scorso gennaio hanno causato perdite economiche per oltre 250 miliardi di dollari, pari a circa il 6% del Pil della California atteso per il 2024.

Le conseguenze sociali sono invece tipicamente più elevate nei Paesi a basso reddito, anche se meno quantificabili. Queste popolazioni hanno meno beni, meno copertura assicurativa e generalmente un accesso limitato ai servizi pubblici. Ad esempio, il tifone Yagi, che ha colpito violentemente il sud-est asiatico (Vietnam, Filippine, Laos, Myanmar, Thailandia) lo scorso settembre, ha causato danni economici per 12,6 miliardi di dollari in tutta la regione, circa il 4% del Pil medio della regione nel 2023. La tempesta ha provocato più di 800 vittime, ha danneggiato migliaia di scuole e centri sanitari e ha avuto gravi conseguenze sull’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, sulle condizioni dei raccolti e sull’accesso all’istruzione…

Un altro modo per affrontare queste disuguaglianze è quello di esaminare più da vicino la questione della copertura assicurativa. Nel 2024, solo il 44%2 delle perdite dovute a catastrofi naturali era coperto da assicurazione. Tuttavia, la crescente frequenza e intensità di questi eventi ha portato a due fenomeni importanti negli ultimi anni: alcuni gruppi di assicurazioni hanno smesso di operare in aree ad alto rischio e in queste regioni i premi assicurativi sono aumentati. Ad esempio, in seguito ai recenti incendi di Los Angeles, State Farm, il più grande operatore assicurativo della California, ha chiesto l’approvazione delle autorità di regolamentazione per aumentare i premi assicurativi di una media del 22%. Sebbene l’obiettivo fosse quello di sostenere la solvibilità della compagnia, queste misure sono spesso adottate per scoraggiare la popolazione e le imprese a rimanere in queste aree vulnerabili. Tuttavia, questa situazione penalizza soprattutto le popolazioni più vulnerabili, che non possono permettersi un’assicurazione o un trasferimento. La mancanza di copertura assicurativa compromette anche il profilo creditizio dei mutuatari, imprese incluse, rendendo più difficile la fase di ricostruzione. Inoltre, evidenzia le disuguaglianze tra i Paesi.

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Infatti, secondo i dati raccolti da Swiss Re su un periodo di 10 anni, tra il 2014 e il 2023, il “gap di protezione” legato alle catastrofi naturali, che si riferisce alla differenza tra i danni assicurati e quelli non assicurati, è molto maggiore in Asia (85%) e America Latina (80%) rispetto al Nord America (43%). Il divario è significativo anche per la regione EMEA (70%), dove è maggiore nei Paesi emergenti rispetto a quelli avanzati: un deficit rispettivamente di 48 miliardi di dollari nel 2023 (+20% rispetto al 2013) contro 26 miliardi di dollari (+13%). In effetti, nei mercati emergenti, alcune regioni non hanno quasi nessuna copertura per i rischi da catastrofi naturali.

I governi spesso intervengono in ultima istanza per coprire i costi dei danni non assicurati. Ad esempio, il governo spagnolo ha destinato oltre 10 miliardi di euro per la ricostruzione dopo le inondazioni che hanno colpito Valencia lo scorso ottobre. Ha inoltre riconosciuto la necessità di attuare un piano a lungo termine per trasformare l’area e adattarla alle sfide dell’emergenza climatica che colpisce il bacino del Mediterraneo.

Per prepararsi alle sfide future, i governi devono adottare infatti misure proattive per valutare le vulnerabilità. Insieme alle imprese e agli investitori, devono investire nell’adattamento e nella resilienza (qualità delle infrastrutture, conservazione delle risorse vitali, ecc.) che, secondo le Nazioni Unite, rappresentano attualmente solo il 21% dei finanziamenti internazionali per il clima.

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I governi possono anche affrontare le disuguaglianze fornendo sostegno finanziario alle popolazioni vulnerabili. Dovrebbero intervenire promuovendo la copertura assicurativa e la creazione di sistemi di microassicurazione, che ridurrebbero l’impatto degli shock sulle finanze pubbliche. Per le imprese, infine, si tratta di adeguare le loro pratiche per ridurre l’impatto ambientale, coinvolgendo la parte a monte della catena del valore, i lavoratori e le comunità locali per garantire una giusta transizione.

 

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