Obbligazionario ancora attraente per reddito, puntare su credito e debito emergente

Laura Cooper, Head of Macro Credit and Global Investment Strategist di Nuveen -

Le prospettive oltreoceano appaiono oggi incerte, complice l’elevato numero di variabili in gioco: dalla politica di bilancio della nuova amministrazione USA, all’entità dei dazi promessi dal presidente Trump.

Ma la salita dei rendimenti dei Treasuries, frutto di un riprezzamento sullo stato di salute dell’economia USA insieme alle aspettative di inflazione e all’aumento del premio a termine, non ci fanno paura: ci aspettiamo infatti che il rendimento del decennale scambi intorno al 4,5% nel 2025. Allo stesso tempo difficilmente vedremo i tassi decennali scendere sotto il 4%, a meno che non si verifichi un significativo deterioramento della congiuntura, ipotesi che non rappresenta il nostro scenario di base. L’economia statunitense dovrebbe infatti continuare a crescere anche nel 2025 anche se ad un ritmo più lento. Un mercato del lavoro in salute e una politica monetaria relativamente accomodante dovrebbero imprimere slancio al Pil USA, portandolo ad una crescita superiore al 2%. Con tassi stabili il contesto rimarrebbe favorevole anche all’azionario perché gli utili continuerebbero ad essere supportati. Solo rendimenti sopra il 5%, uno scenario determinato verosimilmente da un riprezzamento delle aspettative di inflazione e delle dinamiche fiscali, suonerebbero un campanello di allarme per i cash flow delle aziende, rendendo vulnerabili i mercati azionari statunitensi.

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In un simile scenario riteniamo che l’obbligazionario in generale resti attraente, soprattutto per quanto riguarda la componente dei rendimenti complessivi perché gli spread di credito rimangono ristretti. Ma, data l’incertezza relativa ai dazi e alla conseguente inflazione, preferiamo posizionarci sulla parte breve della curva dei Treasury USA.

I rendimenti attraenti – anche nelle parti più rischiose dell’universo del credito, dove la qualità in generale è su livelli storicamente elevati – offrono interessanti opportunità a livello del rapporto rischio rendimento. La nostra preferenza resta per settori come quello delle utility, delle banche e delle telecomunicazioni negli Stati Uniti, mentre in Europa per i settori con una stabile generazione di utili come i beni di consumo, il mondo della comunicazione e alcuni finanziari selezionati, che hanno valutazioni attraenti e bilanci solidi. Ci piacciono anche i senior loan USA in questo contesto caratterizzato da rendimenti più elevati più a lungo.

Nonostante i timori per i dazi siano destinati ad aumentare la volatilità del mercato e a portare a un modesto allargamento degli spread di credito, i rendimenti interessanti dovrebbero continuare a indirizzare i flussi di investimento verso i mercati del credito Europei.

Sul fronte britannico il rischio di un mercato del lavoro debole e l’attenuarsi dell’inflazione sottostante dovrebbero spingere la Banca d’Inghilterra a ridurre i tassi ad un ritmo più rapido nella seconda metà del 2025 rispetto ai 75 punti base attualmente prezzati dal mercato. Questi fattori, nell’insieme, dovrebbero contribuire ad abbassare i rendimenti dei gilt, con il decennale che dovrebbe riportarsi sotto il 4% entro la fine dell’anno.

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Nell’attuale congiuntura risulta attraente anche il debito emergente, sia societario che governativo: le valutazioni sono meno convincenti rispetto ai mercati sviluppati, ma i fondamentali sono favorevoli. In particolare, gli upgrade superano i downgrade con un rapporto di 2:1 e i default attesi sono ben al di sotto delle medie storiche. In questo contesto ci piacciono paesi solidi con profili creditizi stabili come Sudafrica, Brasile e Indonesia, che sono anche meno esposti direttamente all’incertezza legata ai dazi USA rispetto agli omologhi.

Cina, improbabile che i disruptor dell’IA siano sufficienti, attesa per nuove misure di stimolo

Restando nell’universo degli emergenti l’avvento di DeepSeek ha certamente introdotto un elemento di discontinuità nella corsa all’intelligenza artificiale sotto la bandiera dell’eccezionalismo statunitense. Se è difficile che questa innovazione segni l’inizio di una vera e propria rinascita della Cina, potrebbe però contribuire ad aumentare l’efficienza dell’IA nel medio periodo. Sebbene rimanga dell’incertezza, rimaniamo rialzisti sul tech grazie al sostegno strutturale dell’IA.

Crediamo viceversa che una significativa svolta al rialzo delle prospettive della Cina richiederà nuove misure di stimolo, insieme a un contesto favorevole per quanto riguarda i dazi USA. Guardando alle prospettive di crescita del paese, ci aspettiamo che il Pil non superi il 5% quest’anno, scendendo invece a circa il 4,3% pur permanendo molta incertezza per quanto riguarda i dazi e le guerre commerciali.

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