L’incertezza politica pesa sulla propensione al rischio

Dwyfor Evans, Head of APAC Macro Strategy, State Street Global Markets -

A marzo, lo State Street Risk Appetite Index è sceso a -0,09, indicando che gli investitori continuano a ritirarsi dagli asset rischiosi, orientandosi verso un approccio multi-asset più cauto e difensivo. Gli State Street Holdings Indicators mostrano che gli investitori di lungo periodo stanno continuando a ridurre la loro esposizione azionaria rispetto ai massimi raggiunti dopo la crisi finanziaria globale all’inizio dell’anno. Nel corso di marzo, i deflussi dalle azioni pari allo 0,75% sono stati compensati da afflussi nei titoli obbligazionari e nella liquidità pari rispettivamente allo 0,4% e allo 0,35%.

Nel mese di marzo si è osservato un progressivo deterioramento dell’appetito per il rischio da parte degli investitori istituzionali. Al centro della narrazione vi è stata l’incertezza politica legata a commercio e protezionismo, con un duplice potenziale impatto su una crescita più lenta e un’inflazione più alta. Particolarmente indicativo della cautela degli investitori è stato lo smantellamento continuato delle posizioni lunghe sul dollaro USA, in controtendenza rispetto al tradizionale ruolo di bene rifugio associato all’avversione al rischio. La prudenza degli investitori ha portato a un ulteriore disimpegno dalle azioni a favore di obbligazioni e liquidità in misure pressoché equivalenti. Si tratta di una tendenza che richiama la rotazione tipica dalle azioni alle obbligazioni osservata nei cicli di allentamento monetario, e suggerisce che le aspettative di rallentamento della crescita prevalgano attualmente sulle sorprese inflazionistiche al rialzo.

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La vendita del dollaro USA si è intensificata e, alla fine di marzo, il posizionamento sul dollaro si trovava sul punto di registrare la prima posizione netta short degli ultimi tre anni. I flussi verso asset statunitensi hanno mostrato un quadro di vendite costanti per tutto il mese. Il Canada è stato al centro delle notizie legate al commercio, il che ha pesato sul sentiment degli investitori verso il dollaro canadese, penalizzato dalle minacce protezionistiche. I flussi azionari transfrontalieri verso il Canada sono stati deboli, in linea con il peggioramento delle prospettive di crescita. L’annuncio inatteso di una spesa fiscale in Germania ha provocato un aumento dei rendimenti nell’area – in particolare dei Bund – favorendo un ritorno all’euro con flussi costantemente nel quartile superiore, dato notevole considerata la persistente posizione sottopesata.

L’eccessiva esposizione ai Bund ha portato a vendite aggressive da parte degli investitori in risposta ai piani di espansione fiscale. I timori legati al protezionismo commerciale sono profondi in Asia emergente, sebbene i timori espliciti di dazi sulla Cina siano stati in parte controbilanciati da un rinnovato ottimismo nel settore tecnologico e IT. I forti afflussi azionari verso la Cina hanno parzialmente origine da una riallocazione all’interno della regione, in particolare dall’India.

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