CoinShares. Finanza ibrida e la nuova architettura dei mercati globali

Renato Gandini -
— di Renato Gandini – ActionNews

Il 2026 si apre con una trasformazione strutturale che sta ridisegnando il funzionamento dei mercati globali: la convergenza fra blockchain pubbliche e sistemi finanziari tradizionali.
Questo processo, oggi definito Hybrid Finance, rappresenta il nuovo paradigma attraverso cui si sta evolvendo l’infrastruttura finanziaria internazionale. Il percorso inizia con Bitcoin, nato nel 2009 ai margini del sistema e oggi pienamente inserito nelle logiche della finanza regolamentata. L’approvazione, nel 2024, degli ETF su criptovalute negli Stati Uniti — che oggi gestiscono oltre $90 miliardi— ha segnato il passaggio definitivo degli asset digitali da fenomeno emergente a componente stabile dei portafogli istituzionali.
Al tempo stesso, gli Stati Uniti detengono ora Bitcoin nei propri bilanci attraverso asset sequestrati, testimonianza di un’integrazione che non è più solo di mercato, ma anche istituzionale. Su queste basi si sta costruendo un nuovo modello operativo. Le blockchain pubbliche — in particolare Ethereum, Solana e le principali reti Layer-2 — sono ormai diventate l’infrastruttura di riferimento per un numero crescente di transazioni, avendo generato circa 7 miliardi di dollari di commissioni nel solo 2024. La loro scalabilità, programmabilità e operatività continua hanno accelerato una convergenza che va oltre la semplice innovazione tecnologica: riguarda la struttura stessa dei mercati finanziari.

Stablecoin e pagamenti: la nuova infrastruttura del valore digitale

Fra i vettori più evidenti della finanza ibrida rientrano le stablecoin, che hanno superato i 300 miliardi di dollari di capitalizzazione e sono diventate la principale infrastruttura per il trasferimento digitale di valore. Il mercato è dominato da Tether, che rappresenta circa il 60% dell’offerta con 185 miliardi in circolazione, seguito da USDC con circa 75 miliardi e da USDe con una capitalizzazione prossima agli 8 miliardi.
La crescita è stata ulteriormente rafforzata dal GENIUS Act del 2025, che ha definito criteri normativi chiari: riserve 1:1 in cash, T-bill o repo, audit regolari, rimborso garantito e divieto di trasferire gli interessi ai detentori. Questo quadro non solo aumenta la sicurezza per gli utilizzatori, ma crea anche una nuova domanda globale di Treasury, in un momento in cui alcuni investitori istituzionali storici — come la Cina — stanno riducendo la propria esposizione.
I volumi aggregati delle transazioni stablecoin sono ormai paragonabili a quelli di Visa e Mastercard, confermando che le valute digitali regolamentate sono diventate uno veicolo infrastrutturale di pagamento globale, operativo 24 ore su 24 e senza confini. Accanto ai pagamenti, anche gli scambi decentralizzati stanno raggiungendo livelli di utilizzo strutturale: i volumi mensili superano i 600 miliardi di dollari e la capacità di Solana, ad esempio, di processare 40 miliardi in un solo giorno senza congestioni evidenzia un livello di robustezza ormai adatto anche a flussi istituzionali.

Tokenizzazione: un nuovo mercato dei capitali

Parallelamente, la tokenizzazione sta vivendo la sua prima fase di vera scala. Il valore complessivo degli asset tokenizzati è passato dai 15 miliardi di inizio 2025 a oltre 35 miliardi a fine anno, con una crescita particolarmente intensa in categorie quali private credit, Treasury statunitensi, oro e fondi alternativi. Nel dettaglio, il Private Credit è aumentato da $9,85 a $18,58 miliardi, i Treasury da $3,91 a $8,68 miliardi, mentre l’oro tokenizzato ha superato $1,3 miliardi. I CLO e gli strumenti alternativi sono cresciuti da $170 milioni a $2,8 miliardi.
La distribuzione di questi asset è altamente frammentata, con almeno dieci blockchain — fra cui Ethereum, Solana, Polygon, Avalanche, Aptos, Stellar e Canton — che ospitano ciascuna più di 500 milioni tokenizzati. È un ecosistema ancora competitivo, ma già sufficientemente maturo da attrarre operatori istituzionali di primo livello. BlackRock, Franklin Templeton e Janus Henderson stanno migrando parte delle loro strategie verso rail tokenizzati. Il fondo BUIDL di BlackRock, che distribuisce automaticamente i rendimenti via smart contract e consente regolamenti quasi istantanei, è ormai utilizzato anche come collaterale su piattaforme centralizzate, segno di una crescente interoperabilità.
Sebbene gran parte degli asset tokenizzati continui a regolare off-chain, l’interesse dei regolatori statunitensi — testimoniato dal Digital Asset Working Group e dal Project Crypto della SEC — indica che la direzione è quella di un’integrazione graduale dei mercati tradizionali con l’infrastruttura decentralizzata, riducendo il rischio normativo percepito dagli operatori istituzionali.

Corporate adoption, modelli di business e futuro degli exchange

Il 2026 sarà anche il primo anno in cui le aziende potranno implementare soluzioni basate su stablecoin in modo sistemico grazie alla chiarezza normativa raggiunta nel 2025. Banche, PSP, marketplace e operatori della supply chain stanno valutando modelli che consentono pagamenti istantanei, riduzione dei costi di settlement, miglioramento del ciclo di cassa e automazione dei flussi finanziari. JPM Coin di J.P. Morgan ha già dimostrato come i tempi di regolamento FX possano ridursi da giorni a pochi secondi. Allo stesso tempo, Shopify accetta USDC al checkout e le piattaforme asiatiche stanno testando pagamenti ai fornitori interamente basati su stablecoin.
Questa trasformazione non riguarda solo i ricavi, ma la struttura stessa dei flussi finanziari. In uno scenario di tassi Fed al 3%, l’offerta di stablecoin dovrebbe crescere di circa 88,7 miliardi di dollari soltanto per mantenere invariati i ricavi derivanti dagli interessi sulle riserve. È un dato che evidenzia la rilevanza macroeconomica del settore.

Anche gli exchange entrano nel 2026 con una dinamica competitiva completamente ridisegnata. Il 2025 ha riaperto la finestra delle IPO, permettendo l’ingresso nei mercati pubblici di operatori come eToro, Webull, Bullish e Gemini. Al contempo, il settore deve affrontare un aumento della competizione, una compressione delle commissioni e la crescente pressione degli istituzionali, che rappresentano oltre l’80% dei volumi su piattaforme come Coinbase. La concorrenza non arriva solo dagli operatori tradizionali — come Morgan Stanley ed E*TRADE, pronti a entrare nel trading crypto — ma anche da nuovi attori: gli exchange decentralizzati come Hyperliquid, che offrono costi estremamente ridotti, e i mercati regolamentati come CME, che nel 2025 hanno raggiunto volumi record su futures e opzioni crypto.

Il processo di consolidamento è già in corso: Robinhood ha acquisito Bitstamp per 200 milioni di dollari e Coinbase ha rilevato Deribit per 2,9 miliardi, segnale che il 2026 sarà un anno di forte razionalizzazione dell’offerta, con un progressivo spostamento del focus verso ricavi più stabili come custody, derivati e servizi istituzionali.

Un sistema finanziario che diventa ibrido per natura

La convergenza fra blockchain pubbliche e finanza tradizionale non è più una possibilità futura, ma una realtà già osservabile lungo tutto il continuum dei servizi finanziari: dall’emissione di asset al settlement, dai pagamenti ai mercati dei capitali, fino alle applicazioni che distribuiscono valore direttamente agli utenti.

Il 2026 rappresenterà il primo anno in cui questa architettura ibrida diventerà tangibile su larga scala. La programmabilità delle reti decentralizzate, la capacità delle istituzioni di operare in modo regolamentato e l’efficienza delle stablecoin stanno ridefinendo i meccanismi attraverso cui il valore si muove e viene gestito.

Il risultato è un sistema finanziario più veloce, globale, interoperabile e continuamente operativo. Se la finanza del passato era fondata sulla centralizzazione delle infrastrutture, quella del futuro sarà definita dalla coesistenza tra regole istituzionali e innovazione decentralizzata.

Il 2026 segnerà l’anno in cui questa coabitazione smetterà di essere un esperimento e diventerà la nuova normalità.