Ecobonus: prorogato nel 2026 come previsto. Che cosa stabilisce la Legge di Bilancio e chi potrà beneficiarne

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Confermate per tutto il 2026 le detrazioni per l’efficienza energetica: 50% per le abitazioni principali e 36% per gli altri immobili. Il governo punta sulla stabilizzazione degli incentivi, ma restano nodi aperti su capienza fiscale e platea dei beneficiari.

Proroga dell’agevolazione per tutto l’anno

L’Ecobonus resta uno dei pilastri della politica energetica italiana anche nel 2026. La Legge di Bilancio ha infatti confermato la proroga dell’agevolazione per tutto l’anno, mantenendo un impianto ormai più sobrio rispetto alla stagione dei super-incentivi, ma ritenuto dal governo più sostenibile sul piano dei conti pubblici. Le aliquote previste sono differenziate: detrazione del 50% per gli interventi sulle abitazioni principali e del 36% per gli altri immobili, come seconde case o unità a uso diverso dall’abitativo principale.

La misura si inserisce in un quadro di progressiva normalizzazione degli incentivi edilizi, dopo il ridimensionamento del Superbonus e le correzioni introdotte negli ultimi anni per contenere l’impatto sul deficit. Secondo quanto emerge dai documenti di accompagnamento alla manovra e dalle note del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), l’obiettivo è duplice: continuare a sostenere la transizione energetica del patrimonio immobiliare italiano, evitando però gli squilibri finanziari registrati tra il 2021 e il 2023.

Cosa copre l’Ecobonus 2026

L’agevolazione resta applicabile agli interventi classici di efficientamento energetico, tra cui sostituzione di infissi e serramenti, installazione di caldaie a condensazione di classe elevata e pompe di calore, interventi sull’isolamento termico (cappotti, coibentazioni),installazione di schermature solari e sistemi di building automation.

La detrazione continua a essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo, da portare in diminuzione dell’IRPEF o dell’IRES, secondo quanto previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e confermato nelle relazioni tecniche alla manovra.

Abitazione principale protagonista del bonus

La scelta di mantenere l’aliquota più elevata (50%) per la prima casa riflette una linea politica già adottata negli ultimi anni: concentrare le risorse pubbliche sugli immobili destinati a residenza principale, considerati prioritari sia dal punto di vista sociale sia energetico. Secondo le analisi ENEA, gli edifici residenziali rappresentano ancora una quota rilevante dei consumi energetici e delle emissioni legate al settore civile: l’efficientamento delle abitazioni principali è uno snodo cruciale per il raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei.

Le criticità: capienza fiscale e accesso diseguale

Non mancano, tuttavia, le ombre. Come sottolineato da Il Sole 24 Ore e da diversi operatori del settore edilizio, il ritorno a detrazioni “ordinarie” penalizza i contribuenti con bassa capienza fiscale, che rischiano di non riuscire a sfruttare pienamente il beneficio. L’assenza generalizzata di meccanismi come la cessione del credito o lo sconto in fattura, ormai fortemente limitati, riduce l’accessibilità dell’incentivo per famiglie con redditi medio-bassi.

Anche ANCE e associazioni di categoria hanno evidenziato come la stabilità dell’Ecobonus sia positiva, ma non sufficiente da sola a garantire un flusso costante di investimenti, soprattutto nei condomìni e negli edifici più energivori, dove i costi degli interventi restano elevati.

Un incentivo continuativo, non più emergenziale

Nel disegno complessivo della Legge di Bilancio 2026, l’Ecobonus appare sempre più come uno strumento strutturale, non più emergenziale. La strategia del governo sembra allinearsi alle indicazioni della Commissione europea: meno bonus straordinari, più incentivi stabili e prevedibili, integrati con politiche industriali e strumenti finanziari mirati.

Resta però irrisolto il problema più grande: trasformare l’Ecobonus da semplice detrazione fiscale a leva realmente efficace per accelerare la riqualificazione energetica di un patrimonio edilizio tra i più vecchi d’Europa. Una sfida che, come mostrano i dati ENEA e i commenti della stampa economica, richiederà nei prossimi anni non solo proroghe, ma anche una revisione più profonda delle modalità di accesso e di finanziamento degli interventi.