Il patrimonio dell’industriale Leonardo Del Vecchio e i nuovi equilibri tra gli eredi
Dopo la scomparsa del fondatore di EssilorLuxottica, il patrimonio e l’assetto di controllo entrano in una nuova fase: tra governance, patti familiari e opportunità di mercato, si ridefinisce il futuro di uno dei più grandi gruppi globali dell’occhialeria.

L’eredità di Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022, continua a rappresentare uno dei dossier più rilevanti e complessi del capitalismo italiano ed europeo. Non solo per le dimensioni del patrimonio stimato in decine di miliardi di euro, ma soprattutto per il ruolo strategico che le partecipazioni detenute attraverso la holding Delfin giocano negli equilibri industriali e finanziari, da EssilorLuxottica fino alle quote in grandi gruppi bancari e assicurativi.
A distanza di tempo, il tema non è più soltanto quello della successione patrimoniale, ma della tenuta degli equilibri tra gli eredi e della capacità della struttura disegnata dal fondatore di garantire stabilità, continuità e visione di lungo periodo.
La centralità di Delfin e la governance post-Del Vecchio
Il cuore dell’eredità di Del Vecchio resta Delfin, la holding lussemburghese che controlla circa il 32% di EssilorLuxottica e detiene partecipazioni rilevanti in realtà come Generali, Mediobanca, UniCredit e altre istituzioni finanziarie. È attraverso Delfin che il fondatore aveva costruito una strategia di lungo periodo, combinando industria, finanza e influenza sui grandi dossier del capitalismo europeo.
Dopo la sua scomparsa, la governance della holding è stata affidata a un sistema pensato per evitare fratture improvvise: un consiglio di amministrazione forte, un presidente esecutivo e meccanismi di voto che limitano il rischio di decisioni impulsive o conflittuali. Tuttavia, la presenza di sei eredi, con sensibilità, età ed esperienze diverse, rende inevitabile una fase di assestamento.
Gli eredi e il delicato equilibrio familiare
Il patrimonio è stato suddiviso in parti uguali tra i figli, ma l’uguaglianza formale non elimina le dinamiche di potere che emergono quando si passa da una leadership carismatica e centralizzata a una gestione collegiale. In gioco non c’è solo il valore economico delle partecipazioni, ma la direzione strategica del gruppo e il grado di intervento nelle scelte industriali e finanziarie.
Alcuni eredi sono più orientati a una visione industriale e di lungo periodo, coerente con l’impostazione del fondatore; altri guardano con maggiore attenzione alla valorizzazione finanziaria degli asset e a una possibile razionalizzazione del portafoglio. È in questa dialettica che si stanno ridefinendo i nuovi equilibri interni, con il rischio finora contenuto di divergenze più marcate nel medio periodo.
EssilorLuxottica tra continuità e autonomia
Il principale banco di prova resta EssilorLuxottica, il colosso nato dalla fusione tra Luxottica ed Essilor. Del Vecchio aveva mantenuto fino all’ultimo un ruolo centrale, non solo come azionista di riferimento ma come figura capace di orientare la governance e i rapporti con il partner francese.
Oggi, la sfida è duplice: da un lato garantire continuità strategica e stabilità al management, dall’altro evitare che eventuali tensioni a monte, in Delfin, si riflettano sull’operatività del gruppo. Il mercato osserva con attenzione proprio questo punto: la capacità degli eredi di restare azionisti pazienti, senza trasformare un campione globale in terreno di scontro interno.
Le partecipazioni finanziarie e il peso sistemico
Accanto all’industria, c’è la dimensione finanziaria. Le quote in Mediobanca, Generali e UniCredit conferiscono a Delfin e quindi agli eredi un peso sistemico nel panorama italiano ed europeo. Qui il tema non è solo il rendimento, ma il ruolo nelle partite di governance, nelle alleanze e nei possibili riassetti futuri.
In questo contesto, l’unità della famiglia Del Vecchio diventa un fattore di stabilità non solo privata, ma di sistema. Una frammentazione delle posizioni potrebbe avere effetti a catena, mentre una linea condivisa rafforza la credibilità della holding come investitore di lungo periodo.
Un’eredità che va oltre il patrimonio
L’eredità di Leonardo Del Vecchio non si misura soltanto in miliardi, ma in un modello di capitalismo: imprenditoriale, internazionale, capace di coniugare visione industriale e presenza finanziaria. Il passaggio generazionale mette alla prova questo modello, chiamando gli eredi a una responsabilità che va oltre la dimensione familiare.
I nuovi equilibri tra gli eredi saranno decisivi per capire se quell’impostazione potrà continuare a essere un punto di riferimento o se, nel tempo, lascerà spazio a una gestione più frammentata e meno identitaria. Per ora, la struttura regge. Ma il vero test sarà la capacità di trasformare una grande eredità in una governance condivisa e stabile, all’altezza del nome che porta.

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