La Commissione UE presenta il Digital Networks Act: verso un mercato unico della connettività
La Commissione europea ha presentato il Digital Networks Act (DNA), una proposta di regolamento che mira a modernizzare e semplificare il quadro normativo delle telecomunicazioni nell’Unione europea, ponendo le basi per la creazione di un mercato unico della connettività digitale.
L’iniziativa punta ad aggiornare l’attuale Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (EECC) e altre norme, integrandole in un unico testo applicabile direttamente in tutta l’UE. L’obiettivo dichiarato è chiaro: superare la frammentazione normativa tra i 27 Stati membri e incentivare investimenti in infrastrutture digitali avanzate, come fibra ottica ad alta velocità, 5G e tecnologie future come il 6G, per rispondere alla crescente domanda di connettività in un’economia sempre più digitale.
I pilastri del Digital Networks Act
Secondo la Commissione, il DNA si fonda su alcune misure chiave.
Mercato unico della connettività: introduzione di un “passaporto unico” per gli operatori, che consente di fornire servizi in tutta l’UE notificando l’attività in un solo Stato membro anziché dover ottenere autorizzazioni nazionali separate. Questo dovrebbe facilitare le operazioni transfrontaliere e attrarre investimenti su scala europea.
Armonizzazione delle regole dello spettro radio: le licenze per l’utilizzo di frequenze radio saranno più prevedibili e rinnovabili, favorendo la pianificazione degli investimenti sul lungo periodo. Inoltre, è prevista la creazione di un quadro di autorizzazione europeo anche per i servizi satellitari.
Transizione tecnologica: vengono stabiliti piani nazionali obbligatori per la graduale eliminazione delle reti in rame e la sostituzione con reti in fibra ottica tra il 2030 e il 2035, con l’obiettivo di ridurre i ritardi infrastrutturali tra le aree europee.
Semplificazioni e cooperazione: il testo riduce oneri amministrativi per gli operatori e introduce meccanismi di cooperazione volontaria tra fornitori di connettività e grandi attori digitali per promuovere efficienza nella gestione del traffico e nella condivisione delle risorse di rete.
Reazioni e critiche internazionali
Mercati e industria delle telecomunicazioni hanno accolto la proposta con un misto di apprezzamento e riserve. Organismi come GSMA, che rappresenta gli operatori mobili europei, hanno apprezzato alcune misure per la prevedibilità degli investimenti, ma hanno criticato il testo perché non crea ancora un ambiente regolamentare completamente favorevole agli investimenti a lungo termine.
Una questione molto dibattuta riguarda il cosiddetto principio del “fair share”, un’idea che avrebbe voluto imporre ai grandi fornitori di traffico online come piattaforme di streaming e big tech di contribuire ai costi di infrastruttura. Nel testo attuale, la Commissione ha deciso di non includere una tariffa obbligatoria, proponendo invece un meccanismo volontario di conciliazione delle controversie tra operatori e grandi piattaforme. Alcuni osservatori temono che questo possa rappresentare un escamotage per future imposizioni, mentre altri lo criticano come insufficiente per risolvere il problema del finanziamento delle reti di nuova generazione.
Impatto e prospettive geopolitiche
Secondo Bruxelles, il DNA è centrale per la strategia europea di digitale e sovranità tecnologica: una infrastruttura digitale avanzata e armonizzata entro il 2030 è considerata cruciale per la competitività dell’UE, l’adozione di tecnologie come intelligenza artificiale, cloud computing e IoT, e la resilienza contro rischi esterni o interruzioni delle catene tecnologiche globali.
Tuttavia, alcuni Stati membri e stakeholder temono che la proposta possa sovrastare competenze nazionali tradizionali, soprattutto nella gestione dello spettro radio o nella pianificazione delle reti, creando tensioni politiche interne all’Unione. Anche la dimensione industriale, con operatori locali preoccupati di competere su un mercato unificato, resta sotto osservazione.

LMF green
Mente e denaro
Sala Stampa