Nel 2026 il food sostenibile e plant-based dovrà diventare “agile”

Redazione -

Costi, instabilità delle filiere e nuove aspettative dei consumatori stanno cambiando il modo di produrre cibo

Nel 2026 la produzione alimentare sostenibile e plant-based entrerà in una fase decisiva. Non tanto per la domanda, che internazionalmente continua a crescere, quanto per la complessità industriale ed economica che caratterizza il settore. Come evidenziano diverse analisi, la manifattura food orientata alla sostenibilità non può più basarsi su modelli rigidi e lineari: l’agilità produttiva diventa una condizione necessaria, non un vantaggio competitivo opzionale.

Negli ultimi anni, l’industria plant-based ha dovuto fare i conti con pressioni sui costi senza precedenti: aumento dei prezzi delle materie prime agricole, volatilità energetica, inflazione logistica e maggiore costo del capitale. Secondo McKinsey & Company, le aziende food che operano su modelli sostenibili affrontano una doppia difficoltà: mantenere standard ambientali elevati e, allo stesso tempo, preservare margini già sottili. In questo contesto, la capacità di adattare rapidamente ricette, volumi e fornitori diventa cruciale.

Filiere instabili e ingredienti “sensibili”

Il plant-based food dipende spesso da ingredienti specifici (proteine di pisello, soia, legumi, oli vegetali speciali) che sono fortemente esposti a shock climatici e geopolitici. Eventi estremi, siccità o restrizioni commerciali possono interrompere la continuità produttiva. Per questo, come sottolinea il World Economic Forum, nel 2026 le aziende più resilienti saranno quelle capaci di riprogettare rapidamente le formulazioni e diversificare le fonti di approvvigionamento, senza compromettere gusto, qualità e profilo nutrizionale.

Qui entra in gioco l’approccio “agile”: piccoli lotti, processi modulari, supply chain flessibili e una forte integrazione tra R&D e produzione. Non si tratta solo di reagire alle crisi, ma di anticiparle.

Consumatori più esigenti, meno fedeli

Un altro fattore chiave è il cambiamento del comportamento dei consumatori. La crescita del plant-based non è più trainata solo da early adopter ideologici, ma da un pubblico più ampio e meno disposto a tollerare prezzi elevati o compromessi sul gusto. Secondo Mintel, nel 2024–2025 molti consumatori hanno ridotto l’acquisto di alternative vegetali proprio a causa del prezzo e della percezione di “ultra-processing”.

Nel 2026, quindi, le aziende dovranno essere agili anche sul fronte product design: test rapidi, cicli di innovazione più brevi, capacità di adattare il posizionamento (premium vs mainstream) in base al contesto macroeconomico.

Tecnologia, dati e automazione come abilitatori

L’agilità non è solo organizzativa, ma tecnologica. Digitalizzazione degli impianti, data-driven manufacturing, automazione flessibile e intelligenza artificiale applicata alla previsione della domanda permettono di ridurre sprechi, consumi energetici e costi operativi. Secondo Boston Consulting Group, le aziende food che investono in sistemi produttivi adattivi ottengono migliori risultati sia sul piano della sostenibilità sia su quello della redditività.

Uno spartiacque per il settore

In sintesi, il 2026 rappresenterà uno spartiacque per il food sostenibile e plant-based. Non vincerà chi è semplicemente “green”, ma chi saprà combinare sostenibilità, efficienza e velocità di adattamento. L’agilità diventa la nuova infrastruttura invisibile del cibo del futuro: meno visibile del packaging sostenibile, ma molto più decisiva per la sopravvivenza industriale del settore.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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