Minimum tax globale, l’OCSE prova a blindare l’intesa: “pacchetto” per un’applicazione coordinata tra 147 Paesi

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L’Inclusive Framework BEPS (OCSE/G20) aggiorna la roadmap del Pilastro Due: più certezza, meno complessità e un meccanismo “side-by-side” per tenere insieme regole globali e specificità nazionali. Ma le deroghe negoziate per gli Stati Uniti riaprono il dibattito su equità ed efficacia.

La comunità internazionale compie un nuovo passo verso una fiscalità più coordinata: i 147 Paesi e giurisdizioni dell’Inclusive Framework su BEPS hanno concordato i “principali elementi” di un pacchetto che definisce il percorso futuro per l’applicazione coordinata della global minimum tax (Pilastro Due), pensata per ridurre la concorrenza fiscale aggressiva e limitare lo spostamento artificiale dei profitti. A dirlo è l’OCSE, che definisce l’intesa una decisione “di portata storica” perché punta ad aumentare certezza fiscale, ridurre complessità e proteggere le basi imponibili nazionali – Inclusive Framework su Base Erosion and Profit Shifting (BEPS)

Il cuore del tema è noto: dal 2021 la riforma OCSE/G20 prevede un’aliquota effettiva minima del 15% sui grandi gruppi multinazionali, attraverso un set di regole tecniche (GloBE) che consente agli Stati di applicare imposte “integrative” quando una controllata paga troppo poco in una giurisdizione. La promessa politica è duplice: stabilità del sistema e maggiore “equità” tra Paesi, soprattutto in un’economia digitalizzata in cui intangibili e strutture societarie rendono più facile spostare profitti verso paradisi fiscali.

La novità di queste settimane è che l’accordo si concentra su un pacchetto operativo per far funzionare il sistema “in parallelo” (side-by-side), con misure di semplificazione e coordinamento che dovrebbero ridurre gli oneri di compliance per imprese e amministrazioni. Un punto centrale del pacchetto è la costruzione di safe harbours e procedure che rendono più standardizzati calcoli e rendicontazioni, oltre a un impegno a monitorare nel tempo eventuali rischi per il “level playing field” attraverso uno stocktake basato su evidenze, con orizzonte 2029.

Dietro il linguaggio tecnico, però, c’è un passaggio politico rilevante: l’aggiornamento dell’intesa nasce anche per rispondere alle pressioni statunitensi e per “allineare” il Pilastro Due con elementi del sistema fiscale USA. Reuters riporta che più di 145 Paesi hanno approvato modifiche che includono esenzioni e carve-out per alcune multinazionali a capogruppo americana, con l’obiettivo dichiarato di ridurre frizioni transatlantiche e rendere il quadro più applicabile.

È qui che si gioca la partita di credibilità. Da un lato, l’OCSE e diversi governi sostengono che gli aggiustamenti “salvano” l’impianto, perché mantengono la minimum tax e rendono più semplice la sua adozione. Dall’altro, alcune letture critiche vedono nel trattamento speciale per gli USA il rischio di una minimum tax “a geometria variabile”. The Guardian, ad esempio, sottolinea come l’esenzione americana (ottenuta dopo negoziati e minacce di ritorsioni) possa indebolire lo spirito dell’accordo e riaprire spazi di competizione fiscale.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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