OCSE: l’uso dell’IA da parte degli individui è esploso nel 2025, ma permangono forti disuguaglianze

Redazione -

Secondo i dati dell’ICT Access and Usage Database dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, oltre un terzo delle persone nei Paesi OCSE ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa lo scorso anno. Cresce anche l’adozione aziendale, ma l’uso resta molto disomogeneo per età, livello d’istruzione e settore economico.

Il rapporto dell’OCSE pubblicato il 28 gennaio 2026

Un nuovo rapporto dell’OCSE pubblicato il 28 gennaio 2026 fotografa una trasformazione profonda nel modo in cui la intelligenza artificiale (IA) si è integrata nella vita quotidiana di cittadini e imprese. Secondo i dati, più di un terzo degli individui nei Paesi OCSE ha utilizzato strumenti di IA generativa almeno una volta nel 2025, evidenziando come tecnologie come chatbot, assistenti intelligenti e strumenti di automazione stiano passando dall’ambito specialistico a quello di massa. Tuttavia, l’adozione resta molto disomogenea su base demografica e socio-economica, con differenze rilevanti tra giovani e anziani, tra livelli di istruzione differenti e tra gruppi di reddito.

Tra i giovani (studenti di età superiore ai 16 anni) circa tre su quattro hanno riferito l’utilizzo di strumenti di IA generativa, mentre tra chi è in età lavorativa il dato oscilla intorno al 41 %. Al contrario, tra i pensionati e le persone non attive l’utilizzo si attesta solo al 12,5 %: un divario di oltre 50 punti percentuali che segnala un possibile gap generazionale nell’accesso e nella confidenza con le tecnologie digitali avanzate. Anche l’istruzione e il reddito influenzano significativamente l’adozione, con scarti di oltre 20 punti percentuali tra chi ha un titolo di studio elevato e chi non ce l’ha.

Adozione aziendale in forte crescita

Parallelamente alla diffusione tra gli individui, le imprese nei Paesi OCSE continuano ad ampliare l’uso dell’intelligenza artificiale. Nel 2025 il 20,2 % delle imprese ha dichiarato di utilizzare strumenti di IA, contro il 14,2 % del 2024 e l’8,7 % del 2023, confermando una crescita rapida – seppure in moderazione rispetto agli anni immediatamente precedenti. L’espansione è particolarmente marcata nelle grandi aziende, dove oltre la metà delle realtà utilizza soluzioni di IA, mentre nelle piccole imprese la quota scende intorno al 17 %.

Settori come ICT e servizi professionali e scientifici guidano l’adozione, con oltre il 57 % di imprese che integra IA nei processi operativi o nei prodotti. Settori tradizionalmente più lenti, come ospitalità e costruzioni, mostrano invece forti tassi di crescita su base annua, pur partendo da livelli più bassi.

La stampa internazionale: entusiasmo temperato da preoccupazioni

I principali media finanziari e tecnologici internazionali hanno ripreso i dati OCSE, sottolineando il carattere trasformativo dell’IA ma anche le sfide connesse, tra differenze demografiche e esigenze di formazione digitale.

Reuters, ad esempio, ha evidenziato la disomogeneità dell’adozione tra le categorie sociali e geografiche, con giovani e paesi con forte connettività digitale in testa, mentre gruppi meno avvantaggiati rischiano di restare indietro nella cosiddetta “rivoluzione dell’IA”. Secondo questa lettura, la tecnologia può amplificare divari esistenti nel mondo del lavoro e nella formazione, richiedendo politiche pubbliche mirate per colmare questi gap.

Il Financial Times ha messo l’accento sul fatto che, pur segnando una chiara accelerazione, l’uso dell’IA generativa non è ancora universale e che la governance di queste tecnologie inclusa la regolamentazione sui rischi di disinformazione e privacy resta una priorità. Sempre secondo FT, mentre l’adozione individuale si diffonde, la capacità di trarne benefici effettivi dipende da competenze digitali e infrastrutture di supporto, che non sono uniformi nei Paesi OCSE.

Anche Bloomberg ha evidenziato come la diffusione dell’IA nelle imprese rifletta spesso strategie di investimento tecnologico divergenti: dove la spesa e la cultura digitale sono più alte, l’adozione cresce più rapidamente, mentre in economie con minore accesso a capitale e talento AI l’integrazione rimane lenta.

Implicazioni sociali ed economiche

I dati OCSE mostrano che l’IA sta diventando parte integrante della vita quotidiana e del lavoro: dagli strumenti di automazione nelle aziende ai supporti di scrittura e ricerca utilizzati dagli studenti. Ma la rapida diffusione solleva anche questioni critiche come la necessità di alfabetizzazione digitale e competenze AI trasversali; la gestione delle differenze generazionali nell’accesso e nell’uso; la costruzione di quadri regolatori che garantiscano sicurezza, equità e trasparenza nell’uso delle tecnologie generative.

In questo senso, l’analisi dell’OCSE e i commenti della stampa internazionale convergono su un punto: l’IA sta diventando mainstream, ma la sua diffusione non è automaticamente inclusiva né priva di rischi. La sfida per Stati e imprese sarà trasformare la crescita quantitativa dell’adozione in un processo qualitativo che generi benefici per tutte le fasce della popolazione e in tutti i settori dell’economia.