Perù, solidità fiscale contro incertezza elettorale
Nessun presidente peruviano ha concluso un mandato completo dal 2016. L’ultimo a riuscirci è stato Ollanta Humala, che successivamente ha ricevuto una condanna a 15 anni di prigione per riciclaggio di denaro aggravato. È seguito un decennio di sette presidenze fallite, definite da leadership inefficaci, corruzione, tangenti, impeachment, dimissioni e un tentativo di colpo di Stato.
34 candidati alle prossime elezioni
L’attuale scenario politico peruviano è contraddistinto da un’estrema frammentazione che proietta un’ombra di incertezza sulle elezioni generali del 12 aprile 2026. La competizione vede un record di 34 candidati, quasi il doppio rispetto al 2021, che spaziano dal radicalismo marxista all’estrema destra, fino a derive populiste e figure estranee alla politica tradizionale come volti dello spettacolo e dello sport. L’elemento più evidente è l’estrema incertezza dell’elettorato: tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, i sondaggi evidenziano come nessun candidato superi la soglia della singola cifra in modo convincente, lasciando la maggioranza relativa degli elettori nel campo degli indecisi.
Nonostante la corruzione resti un problema strutturale, il dibattito politico attuale ha subito una decisa rotazione verso le emergenze legate a sicurezza ed economia. Gli analisti rilevano come il crescente tasso di criminalità urbana e la violenza abbiano trasformato l’ordine pubblico nella priorità assoluta per l’elettorato. Sul fronte geopolitico, l’influenza estera appare più contenuta rispetto ad altri contesti regionali: se le amministrazioni di sinistra mantengono un profilo defilato, i candidati di stampo liberista attraggono l’interesse strategico degli Stati Uniti e degli investitori internazionali, focalizzati principalmente sulla stabilità dei flussi di capitale e sugli accordi di cooperazione per la sicurezza.
La riforma istituzionale in Perù punta a superare l’attuale frammentazione politica attraverso il ripristino del bicameralismo, affiancando un Senato di 60 membri alla Camera dei Deputati. Questa nuova architettura mira a bilanciare i poteri ministeriali e a filtrare la proliferazione di micro-partiti mediante soglie elettorali e una rappresentanza mista, territoriale e nazionale.
Scenario macroeconomico: fondamentali solidi, ma fragilità strutturali
L’economia peruviana delinea uno scenario ambivalente, segnato dal persistente contrasto tra croniche carenze strutturali e risultati economici comparativamente solidi. La criticità principale risiede nell’elevatissima informalità del mercato del lavoro, che coinvolge il 70% degli occupati penalizzando la produttività, il gettito fiscale e la tutela sociale. Tale distorsione compromette gravemente il sistema pensionistico, Nonostante la fragilità dei governi, il Perù mantiene però una solidità invidiabile grazie al rigore fiscale e all’autonomia della Banca Centrale che ha protetto la politica monetaria dalle turbolenze.
Il debito pubblico del Perù si attesta intorno al 32% del Pil, ben al di sotto dei livelli delle principali economie Ocse. Dopo essersi ampliato durante la pandemia, il deficit fiscale del Perù si è ridotto e si prevede che si avvicinerà agli obiettivi ufficiali nel 2025 e nel 2026, con un aggiustamento che procede rapidamente.
Il Perù si distingue positivamente anche nella gestione dell’inflazione. Le pressioni sui prezzi sono rimaste in gran parte all’interno del range target della banca centrale, supportate da una politica monetaria credibile e da un quadro valutario stabile.
Le prospettive di crescita, pur modeste, sono anche comparativamente stabili. L’espansione del Pil è prevista intorno al 3-3,5% nel 2026, guidata da investimenti minerari, progetti infrastrutturali e costante domanda di esportazioni. Questo ritmo supera la crescita prevista in Germania ed è ampiamente paragonabile, se non leggermente superiore, alle proiezioni a medio termine per gli Stati Uniti, nonostante la ben maggiore incertezza politica del Perù. I forti prezzi delle materie prime e una solida pipeline di investimenti nel settore minerario continuano a fornire un’ancora esterna per la crescita, mentre l’investimento privato rimane sensibile agli esiti elettorali.
Conclusioni
Il Perù si avvicina alle elezioni del 2026 con un campo presidenziale affollato e frammentato come mai prima d’ora. La volatilità politica ha indebolito lagovernance e la fiducia pubblica, spingendo gli elettori verso preoccupazioni riguardanti la sicurezza, la stabilità e la responsabilità. Sfide persistenti come l’informalità del lavoro e le debolezze del sistema pensionistico rimangono irrisolte, ma la capacità del paese di preservare la stabilità macroeconomica attraverso ripetute crisi politiche suggerisce una base più forte di quanto il solo ciclo politico lascerebbe intendere.

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