Previdenza complementare 2026: aumentano i limiti di deducibilità e arriva la rendita “a durata definita”
La Legge di Bilancio 2026 rafforza gli incentivi fiscali alla previdenza complementare: plafond di deducibilità più alto, nuove opzioni di rendita e meccanismi per incentivarne l’adesione. Una riforma graduale ma significativa per lavoratori e aziende.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto diverse novità in materia di previdenza complementare e tassazione dei contributi versati alle forme pensionistiche aggiuntive, con l’obiettivo dichiarato di rendere più vantaggiosa e attrattiva la costruzione di una “seconda gamba” pensionistica rispetto al solo sistema pubblico. Tra gli interventi più attesi figura l’innalzamento del limite di deducibilità fiscale dei contributi versati alla previdenza complementare, insieme all’introduzione di una nuova opzione di rendita «a durata definita», che amplia la capacità di scelta in fase di uscita.
Limite di deducibilità un po’ più alto: cosa cambia
Dal periodo d’imposta 2026, il tetto massimo annuale per la deduzione dal reddito dei contributi versati a fondi pensione o forme di previdenza complementare sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro. Questo nuovo plafond di deducibilità riguarda sia i contributi volontari versati dal lavoratore sia quelli dovuti in base a contratti o accordi collettivi, incluse le quote accantonate nei fondi interni aziendali.
Per chi ha iniziato una forma di previdenza dopo il 31 dicembre 2006, è confermata anche la possibilità di beneficiare, nei 20 anni successivi al quinto di partecipazione, di un regime agevolato più favorevole qualora i versamenti effettuati superino il nuovo limite annuo, purché entro specifici parametri.
Questo aumento, seppur modesto in termini assoluti rispetto all’importo storico bloccato per anni, rappresenta una tendenza di adeguamento graduale all’inflazione e al costo della vita, oltre che un piccolo incentivo in più per chi decide di risparmiare in vista della pensione.
Come funziona la deducibilità
In pratica, i contributi destinati alla previdenza complementare si sottraggono dal reddito complessivo nella dichiarazione dei redditi fino al massimo di 5.300 euro annui: ciò riduce la base imponibile su cui si calcola l’IRPEF, generando un risparmio fiscale che varia in funzione delle aliquote personali. Va ricordato che i contributi obbligatori al solo sistema previdenziale pubblico restano dedu senza limiti, ma quelli integrativi seguono il tetto stabilito per legge.
Questo tipo di trattamento fiscale rappresenta uno degli strumenti più significativi per incentivare l’adesione alla previdenza integrativa, soprattutto per i lavoratori autonomi o con carriere discontinue, che temono di arrivare alla pensione pubblica con livelli di assegno insoddisfacenti.
Rendita “a durata definita” e nuove opzioni di uscita
Accanto alla revisione del limite di deducibilità, la manovra introduce la possibilità di optare per una rendita “a durata definita” al momento del pensionamento integrativo: si tratta di una forma di erogazione programmata che non richiede necessariamente la rendita vitalizia tradizionale, ma può prevedere un pagamento per un arco di tempo predefinito, in base alle esigenze del beneficiario.
Questa opzione va di pari passo con altre facilitazioni introdotte nella manovra, come una maggiore flessibilità in uscita dai fondi: ad esempio, incremento della quota di capitale che può essere liquidata in una soluzione unica oppure in combinazione con la rendita.
Obiettivi sociali e incentivi alle adesioni
L’aumento del limite di deducibilità e l’introduzione di nuove opzioni in fase di pensionamento rientrano in un disegno più ampio: favorire l’adesione alla previdenza complementare, soprattutto tra i giovani e i lavoratori con carriere discontinue, per ridurre l’inadeguatezza delle prestazioni pubbliche e incentivare la costruzione di posizioni previdenziali più robuste.
In questo senso la Legge di Bilancio 2026 prosegue il percorso già avviato negli anni precedenti, ad esempio con il rafforzamento del silenzio-assenso per l’adesione automatica alla previdenza complementare.
Effetti attesi e riflessioni
L’adeguamento del plafond di deducibilità rappresenta un passo in avanti seppure contenuto in una materia dove la fiscalità gioca un ruolo determinante nella scelta di risparmio previdenziale. Per i risparmiatori con redditi medio-alti, la soglia di 5.300 euro può tradursi in un vantaggio fiscale significativo, mentre per fasce di reddito più basse l’effetto è più marginale ma comunque apprezzabile.
La possibilità di scegliere tra diverse modalità di erogazione ovvero rendita tradizionale, rendita a durata definita o combinazioni flessibili di capitale e rendita, può inoltre aumentare l’attrattività delle forme pensionistiche complementari, adattandosi a profili di rischio, orizzonti temporali e esigenze personali molto diversi.

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