Private equity. Il concetto di “broader geographical remits”

Redazione -

Il concetto di “broader geographical remits”, così come esposto anche recentemente da newprivatemarkets.com, va letto come un segnale preciso dell’evoluzione dei private markets e del modo in cui l’informazione finanziaria specializzata interpreta questa trasformazione.

Cosa significa davvero “broader geographical remits”

Letteralmente, l’espressione indica mandati geografici più ampi, ma nel contesto dei mercati privati il significato è più profondo e strategico. Non si tratta solo di “investire in più Paesi”, bensì di ripensare il perimetro geografico dell’allocazione del capitale superando confini tradizionali, spesso troppo rigidi per le nuove dinamiche globali.

In passato, molti fondi di private equity, private debt o infrastructure operavano con mandati nazionali o regionalizzati (Europa, Nord America, Asia), con forte specializzazione geografica, anche per ragioni normative e operative. Oggi, questi confini stanno diventando meno vincolanti.

Perché i mandati si allargano

La stampa finanziaria internazionale individua alcune cause strutturali:

Ricerca di rendimento in un mondo più complesso
Con rendimenti più compressi nei mercati maturi, i gestori ampliano i mandati per accedere a mercati emergenti selezionati, aree “intermedie” (Middle East, Sud-Est asiatico, America Latina), opportunità cross-border legate a infrastrutture, energia e digitalizzazione.

La riorganizzazione delle supply chain (nearshoring, friend-shoring) rende obsoleti mandati troppo locali. Investire in un asset oggi significa spesso coprire più giurisdizioni, anche solo per sostenere un singolo progetto industriale.

Pressione degli investitori istituzionali (LP)
Fondi pensione, assicurazioni e sovereign wealth funds chiedono maggiore diversificazione geografica, esposizione a trend globali (energia, AI, data center, logistica) e riduzione del rischio di concentrazione normativa o politica.

Da qui la spinta verso broader geographical remits come leva di resilienza del portafoglio.

I private markets non sono più un mosaico di mercati locali, ma un ecosistema globale interconnesso, dove capitale, competenze e governance si muovono su scala transnazionale. Questo ha anche una ricaduta sul modo di fare informazione: meno focus su singole piazze, più attenzione a flussi globali, policy cross-border e comparazioni regolamentari.

Allargare i mandati geografici non è privo di criticità: maggiore complessità normativa, rischio geopolitico più elevato e necessità di competenze locali reali (non solo finanziarie).

Per questo, la stampa specializzata sottolinea come i broader geographical remits funzionino solo se accompagnati da strutture di governance solide, partner locali affidabili, ma soprattutto un approccio selettivo, non opportunistico.

Non è una moda, ma una risposta strutturale a un mondo in cui capitale, rischio e opportunità non rispettano più le vecchie mappe.