Spread sotto quota 60: il mercato promuove l’Italia, ma il giudizio resta prudente

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Il ritorno dello spread tra Btp e Bund sotto la soglia dei 60 punti base con il differenziale calcolato su Mts a 59 punti, il rendimento del decennale italiano al 3,42% e quello tedesco al 2,82%, rappresenta un passaggio simbolico e politico oltre che finanziario. Un livello che non si vedeva da tempo e che, secondo i principali quotidiani economico-finanziari, segnala un rafforzamento della percezione di affidabilità del debito italiano nel contesto europeo.

Per Il Sole 24 Ore, il dato riflette una combinazione di fattori: da un lato il rientro della volatilità sui mercati obbligazionari, dall’altro una maggiore fiducia degli investitori internazionali nella capacità dell’Italia di gestire il debito in una fase di rallentamento economico senza scossoni istituzionali. Il quotidiano sottolinea come il calo dello spread sia anche il risultato di una domanda solida sui titoli di Stato, sostenuta da investitori esteri tornati ad aumentare l’esposizione sul debito italiano.

La lettura della stampa internazionale

Il Financial Times invita però a una lettura meno trionfalistica. Il quotidiano londinese osserva che il restringimento dello spread non è solo una “promozione” dell’Italia, ma anche il riflesso di una Germania più debole del previsto, alle prese con crescita stagnante e tensioni industriali. In questo senso, il Bund non rappresenta più un benchmark di forza assoluta, ma un riferimento che incorpora anch’esso rischi macroeconomici.

Anche il Wall Street Journal colloca il dato italiano in un quadro più ampio: la compressione degli spread sovrani nell’Eurozona è favorita dalle aspettative di tagli dei tassi da parte della BCE nel corso del 2026. Finché il mercato continuerà a prezzare una politica monetaria più accomodante, i Paesi ad alto debito – Italia in testa – beneficeranno di condizioni finanziarie relativamente favorevoli.

Fiducia sì, ma condizionata

Secondo Bloomberg, il livello raggiunto dallo spread segnala che gli investitori stanno distinguendo sempre più tra rischio politico e rischio di sostenibilità finanziaria. L’Italia, almeno per ora, viene percepita come meno esposta a shock improvvisi, anche grazie alla protezione implicita offerta dagli strumenti BCE e alla disciplina dei mercati.

Tuttavia, lo stesso Bloomberg avverte che questa fiducia è reversibile. Il nodo resta la traiettoria del debito pubblico e la credibilità della politica fiscale nel medio termine. Un allentamento eccessivo dei conti o tensioni con Bruxelles potrebbero rapidamente invertire il trend.

Un segnale politico, non definitivo

Per la stampa italiana, il dato ha anche una valenza politica. La Repubblica parla di “credito temporaneo” concesso dai mercati, che andrà consolidato con scelte coerenti su deficit, riforme e utilizzo delle risorse europee. Il messaggio è chiaro: lo spread basso non è un punto di arrivo, ma uno spazio di manovra che può essere utilizzato … o sprecato.

In sintesi, il ritorno sotto i 60 punti base rappresenta un segnale forte di normalizzazione finanziaria, che migliora la posizione dell’Italia sui mercati e riduce il costo del servizio del debito. Ma, come sottolineano concordemente i principali quotidiani finanziari, non equivale a una garanzia permanente: la fiducia c’è, ma resta condizionata alla stabilità politica, alla disciplina fiscale e al contesto europeo.