Tecnologia e benessere al lavoro: l’Italia “spera” nell’AI, ma non riesce ancora a “entrare in sintonia”
La ricerca di AstraRicerche per Factorial fotografa un rapporto ambivalente: cresce la fiducia nell’automazione come antidoto allo stress, ma il carico mentale resta alto e la disconnessione diventa una strategia di sopravvivenza.

La ricerca di AstraRicerche per Factorial
La fotografia scattata da AstraRicerche per Factorial – piattaforma “all-in-one” per la gestione aziendale – racconta un paradosso che molte imprese conoscono già, ma che raramente viene quantificato con chiarezza: la tecnologia avanza, eppure la fatica mentale non arretra. Secondo i dati rilanciati da Borsa Italiana (Teleborsa), il 76,8% degli italiani dichiara di aver sentito nell’ultimo anno il bisogno di “staccare mentalmente” dal proprio lavoro.
Eppure, la domanda di innovazione non è in calo: quasi otto lavoratori su dieci ritengono importante delegare alcune attività alla tecnologia e il 63,6% pensa che automazione e intelligenza artificiale possano contribuire a ridurre stress e rischio di burnout. È qui l’ambivalenza: l’AI è percepita come una possibile via d’uscita, ma la promessa di efficienza non si traduce automaticamente in benessere.
Il punto, suggerisce la ricerca, non è lo strumento ma il contesto. Le principali cause del disagio sono infatti un carico di lavoro eccessivo (42%), la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro (36,7%) e la pressione psicologica (34,1%). In altre parole: se l’organizzazione resta immutata, l’innovazione rischia di diventare una leva per alzare l’asticella delle aspettative, non per redistribuire il peso.
Non a caso, quando si chiede cosa affiderebbero davvero all’AI, i lavoratori indicano soprattutto attività percepite come “rumore” quotidiano: task ripetitivi (36,2%), gestione documentale (29,7%), burocrazia (28%), riunioni inutili (27,9%), fino alle e-mail semplici ma numerose (26,4%). L’obiettivo dichiarato non è “fare di più”, ma lavorare meglio, con benefici attesi che mettono al primo posto meno stress e minor rischio di burnout (38%).
L’adozione dell’AI “da sola” non basta
Nelle parole riportate da Borsa Italiana, anche Factorial insiste su un passaggio decisivo: l’adozione dell’AI “da sola” non basta. Nicola Laganà, VP Marketing, avverte che l’AI può liberare energie solo se inserita in modelli organizzativi sostenibili, altrimenti l’efficienza diventa ulteriore pressione. È una lettura che trova eco nella stampa finanziaria internazionale: Financial News (gruppo Dow Jones) ha sintetizzato il punto in modo brutale parlando di AI e burnout, sostenendo che la tecnologia può ridurre i compiti ripetitivi, ma non elimina automaticamente lo stress, perché può introdurre nuove pressioni e aspettative.
Il Financial Times, su un altro fronte, ha collegato il tema al “diritto alla disconnessione”, osservando come in Europa la discussione stia tornando centrale proprio perché la reperibilità continua (anche digitale) erode i confini tra lavoro e vita privata. E, più in generale, lo stesso FT ha insistito sul fatto che una buona adozione dell’AI richiede processi e governance “human-in-the-loop”: se le persone non vengono coinvolte nella ridefinizione dei flussi, l’innovazione resta superficiale e può persino aumentare frizione e stress.
Il dato forse più politico della ricerca AstraRicerche–Factorial sta nelle prospettive: solo il 20,8% degli intervistati pensa che il proprio rapporto emotivo con il lavoro migliorerà, mentre il 25,9% teme un peggioramento. E quasi sei lavoratori su dieci ritengono probabile adottare nei prossimi 12 mesi comportamenti di “disconnessione” mentale, emotiva o operativa. Tradotto: la disconnessione non è più un capriccio generazionale, ma un indicatore di equilibrio che salta.
Per le aziende, la lezione è netta: l’AI può essere una leva potente, ma solo se accompagnata da scelte su carichi, priorità, riunioni, tempi di risposta e cultura manageriale. Altrimenti la tecnologia rischia di fare ciò che sa fare meglio: accelerare. Anche quando ciò che servirebbe, prima di tutto, è alleggerire.
Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it
Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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