Bitcoin ko, perde il 20% in una settimana. Ma è il momento di investire in asset digitali

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Bitcoin sulle montagne russe ma ora è in caduta libera. La cripotvaluta vale meno di 67.000 dollari, ai minimi dal novembre 2024; all’inizio di ottobre, aveva raggiunto un picco oltre i 126.000 dollari. La criptovaluta ha perso il 20% solo questa settimana.

Il clima di incertezza e di tensioni geopolitiche, secondo gli analisti, spinge gli investitori ad abbandonare gli asset piu’ rischiosi, prendendo profitti immediati. A questo si aggiunge l’incertezza sulla regolamentazione delle criptovalute negli Usa, che continua a tenere il settore sotto pressione. Il Clarity Act, che mira a creare un quadro normativo per gli asset digitali, e’ bloccato a causa di uno scontro tra le banche statunitensi e le societa’ cripto su come la legge debba trattare gli interessi pagati sulle stablecoin. Altro fattore di preoccupazione per l’universo cripto deriva dai segnali prudenti della Fed su ulteriori tagli dei tassi.

La ricerca Deloitte: in Italia +103% di clienti che detengono crypto-attività

«In Italia dal punto di vista della domanda il numero di clienti che detengono crypto-attività è aumentato del 103% negli ultimi due anni, raggiungendo circa 1,4 milioni di soggetti tra persone fisiche e persone giuridiche. Il valore totale in portafoglio è pari a circa 2 miliardi di euro, con un valore medio per cliente di 1.400 euro mentre la clientela è prevalentemente giovane in quanto il 64% ha un’età compresa tra 18 e 39 anni, di cui il 37% nella fascia tra 18 e 29 anni». Così Paolo Gianturco, FSI Consulting Leader di Deloitte, e Maria Fazio, Wealth Management & Insurance Regulatory Leader di Deloitte, sono intervenuti in merito al tema degli asset digitali su Voices, la piattaforma che ospita i commenti a firma degli esperti Deloitte.

Sul mercato italiano sono presenti dinamiche significative dal punto di vista sia dell’offerta che della domanda. Dal punto di vista dell’offerta, il numero di Virtual Asset Service Provider (VASP) iscritti all’OAM è cresciuto del 58% dal Q1 2023 alla fine del 2024, raggiungendo 166 operatori. Tuttavia, dal Q1 2025, con l’entrata in vigore della MiCA, si osserva una progressiva transizione verso i Crypto Asset Service Provider (CASP) regolamentati. Attualmente non risulta ancora nessun CASP Italiano approvato dal regolatore, mentre vi sono 57 CASP europei che sono automaticamente abilitati ad operare in Italia. La Germania è il Paese con il maggior numero di CASP (13), seguita dall’Olanda (11) e dalla Francia (9). Inoltre, secondo i dati di Banca d’Italia2 aggiornati al 22 ottobre 2025, sono state presentate 41 istanze di interlocuzione e 10 pre-filing. I servizi maggiormente richiesti nelle istanze di interlocuzione sono: scambio cripto versus fondi (34 istanze), custodia (31), scambio cripto versus cripto (31), esecuzione di ordini (26), trasferimento (24).

I rischi delle criptovalute

«Per quanto riguarda i principali rischi di cui gli investitori devono essere consapevoli, le criptovalute presentano alcune criticità rilevanti» – precisano gli esperti – «in primo luogo, la volatilità rappresenta uno degli elementi di rischio più evidenti: il prezzo di Bitcoin e degli altri crypto-asset può infatti registrare variazioni molto rapide e significative, sia al rialzo sia al ribasso. Un secondo profilo di rischio riguarda la liquidità. In particolare, nei mercati di dimensioni ridotte, l’investitore potrebbe non riuscire a vendere l’asset nel momento desiderato o al prezzo atteso. Possono verificarsi una scarsa profondità di mercato, ampi scostamenti di prezzo (price gaps) in presenza di elevata volatilità e, in alcuni casi, disfunzioni delle piattaforme di scambio, soprattutto per le criptovalute non appartenenti alle principali capitalizzazioni (Non major cripto). Infine, assumono rilievo i rischi informatici. Gli attacchi cyber a carico di exchange e wallet rappresentano una minaccia concreta: in caso di violazioni dei sistemi di sicurezza, i fondi degli investitori possono essere esposti a perdite, con conseguenze potenzialmente rilevanti».

Asset digitali, è il momento di investire

«In conclusione, il messaggio per le imprese è chiaro: il momento è ora. Rimandare significa esporsi al rischio di perdere competitività. La maggiore chiarezza normativa ha creato un contesto favorevole in cui le aziende, trasversalmente ai settori, sono chiamate a valutare come gli asset digitali possano generare valore e rafforzare i propri modelli di business. Il futuro della finanza si delinea sempre più come digitale, decentralizzato e trasparente», concludono gli esperti Deloitte.