Cloud e “copia privata”: da analogico a digitale, scatta l’equo compenso. Aggravio di costi e prime reazioni
Un decreto estende per la prima volta il contributo ai fornitori di spazio online e ritocca verso l’alto le tariffe su altri supporti. Aiip e Assintel: “Aggravio di costi, rischio rincari”
Per la prima volta anche i fornitori di spazio cloud dovranno versare il compenso per copia privata, il contributo destinato agli autori per la riproduzione di opere a uso personale. La novità è contenuta in un decreto appena firmato che, oltre a includere lo storage online, aggiorna al rialzo le tariffe già in vigore su memorie fisiche e dispositivi. La misura, che si inserisce nel perimetro della disciplina sul diritto d’autore, ha immediatamente acceso il confronto tra filiera digitale e mondo dei titolari dei diritti.

Cos’è il compenso per copia privata
L’istituto della “copia privata” nasce per bilanciare il diritto dell’utente a riprodurre un’opera per uso personale con la tutela economica degli autori. In Italia il gettito viene raccolto e ripartito dalla Società Italiana degli Autori ed Editori, che da anni gestisce il meccanismo su supporti come hard disk, chiavette USB, smartphone e altri dispositivi di memorizzazione.
L’estensione al cloud rappresenta un passaggio significativo: lo storage remoto, oggi centrale nella fruizione di contenuti (musica, video, documenti), entra formalmente nel perimetro del contributo.
Cosa cambia per operatori e utenti
Secondo le associazioni di categoria, l’impatto non sarà neutrale. AIIP e Assintel hanno parlato di aggravio dei costi per le imprese del digitale, sottolineando il rischio che l’aumento venga trasferito sui prezzi finali dei servizi cloud per aziende e consumatori.
Il punto critico riguarda soprattutto la base di calcolo del compenso per lo storage online e la possibile doppia imposizione in caso di contenuti già coperti da altre forme di remunerazione. Inoltre, nasce la difficoltà di distinguere tra spazio destinato a copie di opere protette e utilizzi professionali o di backup.
Le associazioni chiedono chiarimenti tecnici e un confronto con il Governo, sostenendo che il cloud non sia assimilabile in modo automatico a un supporto fisico di memorizzazione.
I commenti della stampa italiana
Il Corriere della Sera ha evidenziato il carattere innovativo della misura, parlando di “prima volta per il cloud” e mettendo l’accento sul possibile effetto sui prezzi dei servizi digitali, in un contesto in cui imprese e pubblica amministrazione stanno accelerando la migrazione verso infrastrutture online.
La Repubblica ha sottolineato il conflitto tra tutela del diritto d’autore e competitività del settore tecnologico, ricordando come l’equo compenso sia stato oggetto di contenziosi e revisioni negli anni passati. Il quotidiano ha dato spazio alle proteste di AIIP e Assintel, che parlano di misura “anacronistica” rispetto all’evoluzione dei modelli di consumo digitale.
Il Sole 24 Ore ha inquadrato il provvedimento sotto il profilo giuridico e fiscale, richiamando la necessità di definire con precisione ambito applicativo e criteri di determinazione delle tariffe, per evitare distorsioni concorrenziali e contenziosi: il tema si intreccia anche con la strategia nazionale sul cloud e con gli investimenti in digitalizzazione finanziati dal PNRR.
Un equilibrio delicato tra diritti e innovazione
La questione riapre un dibattito storico: come aggiornare gli strumenti di tutela del diritto d’autore nell’era dei servizi digitali senza frenare innovazione e competitività. I sostenitori del compenso ricordano che la fruizione di contenuti protetti avviene ormai in larga parte online e che il sistema deve evolvere per non penalizzare gli autori.
Dall’altro lato, le imprese del cloud sottolineano che lo storage è un’infrastruttura neutra, utilizzata in prevalenza per dati aziendali, documenti di lavoro e backup, e che un onere generalizzato potrebbe colpire anche utilizzi privi di qualsiasi contenuto protetto.
Le possibili ricadute
Sul piano economico, l’impatto dipenderà da entità effettiva delle nuove tariffe e modalità di ripartizione del costo lungo la filiera o da eventuali esenzioni o soglie per utilizzi professionali.
Sul piano giuridico, non si esclude un confronto a livello europeo, poiché il tema della copia privata e del cloud storage tocca la disciplina comunitaria sul diritto d’autore e il mercato unico digitale.




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