Divario occupazionale. CIV INPS, il Rendiconto di Genere 2025 fotografa un’Italia ancora diseguale
Dal divario occupazionale alle pensioni più basse, il terzo Rapporto del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS conferma il persistere di condizioni di svantaggio per le donne. La stampa italiana parla di “emergenza strutturale” e chiede politiche più incisive.

Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’INPS ha presentato il Rendiconto di Genere 2025, terza edizione di un documento che analizza l’impatto delle politiche previdenziali e assistenziali su uomini e donne. Il quadro che emerge è netto: nonostante alcuni progressi, permangono rilevanti condizioni di svantaggio femminile nel mercato del lavoro, nella distribuzione del reddito e nel sistema pensionistico.
Il Rendiconto evidenzia come il tasso di occupazione femminile in Italia resti significativamente inferiore a quello maschile e sotto la media europea, con forti differenze territoriali tra Nord e Sud. Le donne sono più frequentemente impiegate in lavori part-time involontari, in contratti a termine e in settori a minore retribuzione. Questa frammentazione delle carriere si riflette inevitabilmente nei contributi versati e, quindi, negli assegni pensionistici.
Pensioni: il divario che si amplia
Uno dei dati più discussi riguarda l’importo medio delle pensioni. Secondo il CIV, le donne percepiscono in media assegni inferiori rispetto agli uomini, a causa di carriere discontinue, periodi di inattività legati alla cura familiare e minore accesso a posizioni apicali. Il divario si amplia soprattutto nelle pensioni di vecchiaia e anticipate, mentre si attenua nelle prestazioni assistenziali.
La stampa economica ha posto l’accento proprio su questo punto. Il Sole 24 Ore ha parlato di “gap pensionistico strutturale”, sottolineando come il sistema contributivo amplifichi le disuguaglianze generate durante la vita lavorativa. Secondo il quotidiano di Confindustria, il Rendiconto dimostra che senza interventi sul mercato del lavoro e sui servizi di conciliazione, la disparità continuerà a riflettersi sugli assegni futuri.
Anche Corriere della Sera ha evidenziato come il documento del CIV non si limiti a fotografare il problema, ma inviti a rafforzare strumenti come i congedi parentali, gli incentivi all’occupazione femminile e le misure di sostegno alla natalità. L’analisi pubblicata nelle pagine economiche ha messo in luce la necessità di una politica integrata che colleghi previdenza, lavoro e welfare familiare.
Lavoro e maternità: un nodo ancora irrisolto
Il Rendiconto dedica ampio spazio al tema della maternità e della cura. Le donne continuano a farsi carico in misura prevalente delle responsabilità familiari, con impatti diretti sulla continuità contributiva. I periodi di congedo e part-time riducono l’ammontare dei contributi versati e incidono sulle future prestazioni pensionistiche.
La Repubblica, nel commentare la presentazione del documento, ha parlato di “doppia penalizzazione”: meno salario oggi e meno pensione domani. Il quotidiano ha sottolineato come l’Italia resti tra i Paesi europei con il più basso tasso di occupazione femminile e con un sistema di servizi per l’infanzia ancora insufficiente, soprattutto nel Mezzogiorno.
Prestazioni assistenziali e sostegni al reddito
Un altro elemento rilevante riguarda l’accesso alle prestazioni assistenziali, dove la presenza femminile è più elevata. Le donne risultano maggiormente beneficiarie di misure di sostegno al reddito e di prestazioni legate alla disabilità o alla non autosufficienza. Questo dato, osserva il CIV, riflette una maggiore vulnerabilità economica e sociale.
Avvenire ha interpretato il Rendiconto come una conferma della necessità di rafforzare le politiche familiari e di sostenere l’occupazione femminile stabile, evidenziando come il tema della parità non sia solo economico ma anche culturale.
Le indicazioni del CIVIl Consiglio di Indirizzo e Vigilanza invita a:
- rafforzare l’occupazione femminile stabile;
- potenziare i servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia;
- promuovere percorsi di carriera più equi;
- monitorare l’impatto di ogni riforma previdenziale in ottica di genere.
Il Rendiconto di Genere 2025 si conferma così uno strumento non solo statistico ma politico, volto a orientare le scelte future del legislatore.
Un divario che interpella le politiche pubbliche
Nel complesso, i commenti della stampa italiana convergono su un punto: il documento del CIV INPS non rappresenta una novità in termini di diagnosi, ma rafforza l’urgenza di interventi strutturali. La questione di genere, scrivono diversi editorialisti, non può essere confinata al solo ambito previdenziale. È una questione che attraversa il mercato del lavoro, il sistema educativo, la fiscalità e le politiche familiari.
Il Rendiconto 2025 conferma che il divario tra uomini e donne non è episodico ma sistemico. E che senza un’azione coordinata, le disuguaglianze presenti oggi rischiano di trasformarsi in un’eredità permanente per le generazioni future.




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