Biglietti aerei, i prezzi saliranno ancora. Allarme delle compagnie: carburante per un mese
Un aumento dei prezzi dei biglietti aerei e’ “inevitabile” alla luce dell’impennata dei prezzi degli idrocarburi dovuta alla guerra in Medio Oriente. E’ quanto ha dichiarato partecipando a una conferenza a Parigi il direttore generale della Iata Willie Walsh. Dall’inizio della guerra in Iran il 28 febbraio – ha osservato Walsh – il prezzo al barile del cherosene e’ raddoppiato, con un incremento persino superiore a quello del greggio. Le compagnie aeree avevano previsto di destinare in media il 26% dei loro costi operativi al carburante quest’anno, sulla base di un prezzo del cherosene a 88 dollari al barile, ha ricordato Walsh. Giovedì 19 marzo invece il prezzo e’ stato fissato in chiusura a 216 dollari. Il margine medio di queste imprese, pur vicino ai livelli record, si attesta attualmente al 4%. “Non bisogna essere un genio per dedurre che i costi aggiuntivi che le compagnie dovranno affrontare, se la situazione persiste, saranno ben superiori a cio’ che possono assorbire”, ha aggiunto Willie Walsh.
“E’ inevitabile che i prezzi dei biglietti aumentino”
Lo si vede gia’ in alcuni mercati, in particolare negli Stati Uniti”. Walsh ha paragonato la crisi attuale a quella dopo l’11 settembre 2001, “quando il traffico sulle rotte transatlantiche era crollato per alcuni mesi, prima di riprendersi”. Per Walsh, “la domanda di fondo resta solida” per i viaggi aerei, anche se l’aumento dei prezzi dei biglietti “avra’ delle conseguenze” sul comportamento dei consumatori.
L’allarme delle compagnie: carburante per un mese
Le compagnie sono alla canna del gas e potrebbero avere carburante ancora per un mese. E’ quanto si legge in un articolo del Financial Times che ha raccolto diverse dichiarazioni di manager e dirigenti del settore che si preparano alla prospettiva di avere sempre meno carburante a disposizione per far volare i propri aerei. Tutti dicono che le scorte e le forniture possono assicurare al massimo un altro mese di traffico regolare, dopo di che il rischio è di dover ridurre sensibilmente il numero di voli.
Hari Marar, amministratore delegato dell’aeroporto internazionale di Bangalore, in India, ha detto che l’aeroporto ha carburante sufficiente per circa 25 giorni. Il Vietnam ha già avvertito della possibilità di dover limitare i voli, e diversi altri dirigenti aeroportuali hanno dichiarato al Financial Times che nelle prossime settimane potrebbero essere costretti a fare lo stesso. I paesi asiatici sono del resto i più esposti al rischio di trovarsi senza carburante, perché sono quelli che ne importano di più dai paesi interessati dalla guerra.
«È un problema di approvvigionamento più grave di quanto non lo sia mai stato prima», ha detto Willie Walsh, ex amministratore delegato di British Airways e ora a capo della più importante associazione di categoria internazionale, la IATA. L’amministratore delegato di EasyJet, Kenton Jarvis, ha detto che i fornitori della compagnia non riescono ad assicurare che avranno ancora abbastanza carburante tra tre settimane. Ben Smith, l’amministratore delegato di Air France-KLM, ha detto che stanno elaborando dei piani per gestire la carenza di carburante. «Se non c’è carburante, non si può volare».
L’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, ha detto che per esempio Ryanair non prevede né di rimanere senza carburante né di dover ridurre il numero di voli: è una compagnia aerea che fa voli solo nei paesi europei, che per i carburanti per ora non hanno problemi di scorte.






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