I terremoti profondi del Mar Tirreno: scosse che nascono a decine di chilometri sotto il mare
Nel bacino tirrenico si registrano eventi sismici tra i più profondi del Mediterraneo. Meno distruttivi in superficie rispetto a quelli superficiali, ma capaci di farsi sentire su aree vastissime.
Il Mar Tirreno rappresenta un’anomalia nel panorama sismico europeo. A differenza di molte aree italiane dove i terremoti si originano a pochi chilometri di profondità, nel Tirreno non è raro che le scosse abbiano ipocentri collocati oltre i 100 chilometri sotto la superficie terrestre. Si tratta dei cosiddetti terremoti profondi o “deep-focus”, un fenomeno geologico strettamente legato alla particolare struttura tettonica dell’area.
La geologia del Tirreno: una zona di subduzione attiva
La spiegazione risiede nella presenza dell’Arco Calabro e della complessa dinamica tra la placca africana e quella euroasiatica. In questa porzione del Mediterraneo, una parte della litosfera oceanica si immerge in profondità sotto la crosta continentale italiana: è il processo di subduzione.

Questo “affondamento” della placca genera attriti e deformazioni a grande profondità, producendo terremoti che possono svilupparsi anche oltre i 300 chilometri sotto il fondale marino. È una situazione simile, per certi versi, a quella osservata nelle grandi zone di subduzione del Pacifico, come in Giappone o in Sud America, anche se con intensità minori.
Perché si sentono lontano, ma fanno meno danni
Una caratteristica dei terremoti profondi è il loro comportamento in superficie. Pur potendo raggiungere magnitudo rilevanti, tendono a causare danni più contenuti rispetto ai terremoti superficiali.
La ragione è fisica: maggiore è la profondità dell’ipocentro, maggiore è la distanza che le onde sismiche devono percorrere prima di raggiungere la superficie. Durante questo tragitto l’energia si disperde, attenuando gli effetti distruttivi localizzati.
Tuttavia, proprio perché l’energia si propaga in modo più uniforme attraverso gli strati profondi della Terra, questi eventi possono essere avvertiti su aree molto ampie. Non è raro che una scossa con epicentro nel Tirreno venga percepita contemporaneamente in Calabria, Sicilia, Campania e perfino nel Centro Italia.
Un rischio diverso, ma non trascurabile
La minore distruttività non significa assenza di rischio. In alcune condizioni, specialmente in presenza di edifici vulnerabili o terreni particolari, anche un terremoto profondo può generare effetti significativi. Inoltre, la percezione estesa della scossa può generare allarme sociale in territori molto distanti dall’epicentro.
Va anche considerato che il Tirreno non è interessato solo da sismicità profonda. L’area meridionale italiana, in particolare lungo l’Appennino e la Calabria, è soggetta anche a terremoti superficiali, ben più pericolosi in termini di danni diretti e in grado di risvegliare l’attività dei numerosi vulcani della zona.
Un laboratorio naturale per la ricerca
Dal punto di vista scientifico, il Tirreno rappresenta un vero e proprio laboratorio geodinamico. L’analisi delle scosse profonde consente ai ricercatori di studiare la struttura interna della Terra e il comportamento delle placche in subduzione.
Le reti sismiche italiane ed europee monitorano costantemente l’area, contribuendo a migliorare la comprensione dei meccanismi tettonici e la modellizzazione del rischio.






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