Parco fotovoltaico diffuso lungo la A4 Brescia-Padova. Le autostrade producono energia
Un investimento da oltre 40 milioni trasforma gallerie, svincoli e caselli in una rete energetica: modello replicabile o progetto utopistico?
L’avvio dei lavori del Parco Fotovoltaico diffuso di Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova segna un passaggio importante nella trasformazione delle infrastrutture di trasporto in piattaforme energetiche. Non si tratta di un singolo impianto, ma di una rete distribuita di installazioni lungo uno dei principali assi autostradali italiani, la A4 nel tratto tra Lombardia e Veneto.

Secondo le prime informazioni diffuse da fonti industriali e stampa specializzata, il progetto prevede la realizzazione di 26 impianti fotovoltaici distribuiti lungo l’intera tratta, con una potenza complessiva di circa 11,87 MW e oltre 17.400 pannelli installati su superfici già esistenti, come svincoli e aree di servizio.
L’elemento chiave è proprio questo: nessun nuovo consumo di suolo, ma riutilizzo di spazi infrastrutturali già presenti, per oltre 54.000 metri quadrati.
Un’infrastruttura energetica integrata nella rete autostradale
Il progetto nasce con una logica precisa: trasformare l’autostrada da semplice infrastruttura di mobilità a hub energetico distribuito. L’energia prodotta sarà destinata principalmente ad alimentare gli stessi asset autostradali come illuminazione di gallerie e caselli, alimentazione dei sistemi di sicurezza e tanto altro, riducendo il fabbisogno energetico esterno e i costi operativi.
A rendere il modello più avanzato è l’integrazione con sistemi di accumulo per circa 12,95 MWh di batterie e un investimento dedicato di oltre 7,3 milioni di euro. Questo consente di utilizzare l’energia anche nelle ore serali e notturne, superando uno dei limiti strutturali del fotovoltaico.
Un progetto industriale da oltre 40 milioni
L’investimento complessivo supera i 40 milioni di euro, articolato in tre lotti già assegnati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Non è quindi una sperimentazione pilota, ma un progetto industriale già in cantiere, con una scala significativa per il contesto infrastrutturale italiano.
Va anche inserito in un piano più ampio di efficientamento energetico della rete, che comprende sostituzione dell’illuminazione con LED, introduzione di pompe di calore e altri interventi come la riqualificazione energetica di edifici e impianti,
Il progetto si inserisce in una tendenza europea più ampia: utilizzare infrastrutture lineari (autostrade, ferrovie, barriere acustiche) per produrre energia rinnovabile. Nel caso italiano, la tratta gestita da Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova, lunga oltre 200 km, diventa una sorta di laboratorio su scala reale.ti di questo tipo rappresentano una risposta concreta alla necessità di autonomia energetica diffusa.
E’ importante però non sopravvalutare l’impatto complessivo. Una potenza di circa 12 MW è significativa per un’infrastruttura, ma resta marginale rispetto ai consumi energetici nazionali o anche solo regionali. Il progetto ha quindi un valore più dimostrativo e replicabile che sistemico.
Il punto centrale non è la dimensione del singolo progetto, ma il cambio di paradigma: le infrastrutture di trasporto non sono più solo “costi energetici”, ma diventano asset produttivi.
In un’Italia che fatica a trovare spazi per nuovi impianti rinnovabili e affronta resistenze territoriali, il riutilizzo intelligente delle infrastrutture esistenti può rappresentare una delle strade più realistiche per accelerare la transizione energetica.







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