Le barriere tra umanesimo e scienza secondo il prof. Francesco Billari
Perché la divisione dei saperi è oggi un limite più che una risorsa
Secondo Francesco Billari, una delle principali criticità del mondo contemporaneo è la separazione rigida tra cultura umanistica e cultura scientifica. Una divisione storica, ma oggi sempre meno sostenibile di fronte alla complessità delle trasformazioni tecnologiche e sociali.

La distinzione tra “due culture” ha radici profonde, da un lato le scienze dure (matematica, fisica, ingegneria), dall’altro le discipline umanistiche (filosofia, storia, letteratura). Nel tempo questa separazione si è trasformata in una vera barriera con linguaggi diversi, metodi talvolta incompatibili, scarsa comunicazione tra i diversi ambiti.
Il punto di Billari: un limite per capire il presente
Per Billari, questa divisione non è più solo culturale, ma diventa un problema concreto. Le grandi sfide contemporanee richiedono competenze integrate, viste le esigenze di sostenibilità e transizione digitale, in un momento di esplosione dell’intelligenza artificiale e di severi cambiamenti demografici. Sono fenomeni che non possono essere compresi solo con strumenti tecnici o solo con categorie umanistiche.
Il rischio principale è duplice: una tecnologia senza riflessione etica e un umanesimo incapace di comprendere il mondo digitale. Citavamo proprio l’intelligenza artificiale: richiede competenze matematiche, ma anche riflessione su etica, società, linguaggio
Il ruolo delle università
Il prof. Billari insiste molto sul sistema educativo. Secondo la sua visione i percorsi formativi devono essere più interdisciplinari, bisogna superare le “silos” accademiche e inserire figure ibride. Gli studenti non dovranno essere capaci di leggere dati, questo è ovvio, ma anche interpretarli
Uno dei concetti chiave è che i dati da soli non bastano, servono strumenti scientifici per raccoglierli, ma servono strumenti umanistici per interpretarli. Senza interpretazione, il dato resta incompleto.
In questo modo le università rischiano di creare professionisti “parziali”, mentre il mercato del lavoro richiede sempre più competenze trasversali
La posizione di Billari contiene anche una critica, perché individua nel sistema educativo europeo (e italiano) una eccessiva rigidità, di cui ad esempio è simbolo la distinzione tra liceo scientifico e classico in Italia
Non si tratta di scegliere tra scienza e umanesimo, ma di ricostruire un sapere unico, capace di leggere insieme dati, tecnologia e significato umano.

Dalle “due culture” all’interdisciplinarità: i pensatori che hanno anticipato Billari
La posizione di Francesco Billari non nasce nel vuoto, ma si inserisce in una tradizione intellettuale che da decenni critica la separazione tra cultura umanistica e scientifica. Diversi pensatori, già nel Novecento, avevano individuato questa frattura come uno dei limiti principali della modernità.
Il riferimento più diretto è C. P. Snow, che nel 1959 parlò esplicitamente di “due culture”, quella scientifica e quella umanistica, sostenendo che le due comunità non comunicano, non condividono linguaggi e non collaborano, creando una frattura che impedisce di affrontare problemi globali.
Edgar Morin ha radicalizzato questa critica proponendo il concetto di pensiero complesso, secondo cui la realtà è interconnessa e la conoscenza frammentata è insufficiente, rendendo necessario superare le discipline separate; una posizione che anticipa direttamente quella di Billari.
Norbert Wiener aveva già evidenziato il rischio di una scienza senza umanesimo, sostenendo che la tecnologia ha impatti sociali profondi e che gli scienziati devono essere consapevoli delle conseguenze delle proprie innovazioni, anticipando il tema attuale dell’etica dell’intelligenza artificiale.
Jacob Bronowski rifiutava la distinzione tra scienza e cultura umanistica, affermando che la scienza è parte integrante della cultura e non può essere separata dalla dimensione umana.
Herbert Simon ha introdotto l’idea delle scienze dell’artificiale, un approccio interdisciplinare che integra sistemi complessi, decisioni umane e interazione tra tecnica e comportamento.
Bruno Latour ha infine mostrato che la scienza non è neutrale ma costruita all’interno di contesti sociali, rompendo la distinzione tra sapere scientifico e sapere umano.
Una lunga tradizione critica contro la separazione tra scienza e umanesimo
Il filo comune tra questi pensatori è chiaro: la separazione tra discipline è artificiale e produce incomprensione, errori di analisi e limiti nella capacità di innovazione. In sintesi, Snow denuncia la divisione, Morin propone il pensiero complesso, Wiener introduce l’etica della tecnologia, Bronowski unifica scienza e cultura, Simon sviluppa l’interdisciplinarità nei sistemi e Latour connette scienza e società.
Il punto chiave è che Billari si inserisce in una linea di pensiero consolidata, ma la aggiorna al presente, dove la separazione tra umanesimo e scienza non è più solo un problema culturale, ma un limite concreto alla comprensione del mondo tecnologico e digitale. E allo sviluppo economico.






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