Fondi immobiliari: redditività a picco

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Secondo il rapporto Università di Parma – Caceis, nel 2014 le perdite sono aumentate del 48% rispetto all’anno precedente

Perdite in aumento per i fondi immobiliari italiani. A dirlo è il 6° Monitor sulla finanza immobiliare realizzato dall’università di Parma in collaborazione con Caceis Investor Services (gruppo Crédit Agricole), che ha analizzato i dati relativi a un campione di 17 società di gestione e a 57 fondi immobiliari, 24 dei quali quotati, per un totale di 10,57 miliardi di attività.

I fondi del campione hanno perso, l’anno scorso, 310,7 milioni di euro, con un aumento del 48% rispetto al 2013.

“Tale perdita”, spiega il report, “è principalmente dovuta a risultati negativi nella gestione degli strumenti finanziari ma anche alla gestione degli immobili che in valore assoluto rappresenta il 38,2% della perdita complessiva del campione”.

Si è ridotta invece la perdita dovuta a Imu e Tasi, che nel 2014 hanno rappresentato circa il 19% della perdita d’esercizio complessiva del campione, contro il 28,7% del 2013 e il 20% circa del 2012.

Per quanto riguarda l’asset allocation, i fondi analizzati detengono una quota di asset immobiliari (immobili e diritti reali immobiliari) pari all’80%, in lieve calo (meno 3%) rispetto alla rilevazione precedente ma decisamente più elevata del livello minimo del 66,67% imposto dalla legislazione e dai regolamenti.

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Gli immobili sono in prevalenza a destinazione terziario direzionale, seguiti da immobili commerciali (centri e parchi commerciali, supermercati), residenze sanitarie-assistenziali e hotel. Dal punto di visita geografico, la prevalenza è al Nord-Ovest (su tutte le città di Milano, Torino, Bologna, Lodi, Modena, Biella, Como e Padova) e al Centro (dove primeggia Roma).

In aumento il ricorso agli strumenti finanziari, che a fine 2014 pesavano per l’11,6% degli attivi. All’interno di questa asset class, oltre la metà (52,7%) sono le partecipazioni non quotate di cui la maggior parte di controllo “spesso in società immobiliari con cui il fondo detiene rapporti a vario titolo strategici”. Il 10,5% (era l’8,8% nel 2013) degli strumenti finanziari è rappresentato da obbligazioni (principalmente obbligazioni corporate di società non quotate, italiane o europee, o titoli di stato italiani), mentre le quote di Oicr (fondi aperti mobiliari, fondi chiusi mobiliari, fondi riservati, speculativi, fondi immobiliari e fondi di fondi) per lo più non quotati, pesano per il 36,6%.

“I fondi immobiliari”, commentato Claudio Cacciamani, docente del dipartimento di Economia dell’università di Parma e curatore del report, “prediligono investimenti non quotati e ciò avviene a discapito di una maggiore esposizione verso rischi legati alla solvibilità e alla trasparenza delle controparti e rischi di liquidità, connessi alla possibilità che uno strumento non possa essere smobilizzato rapidamente e a un prezzo appropriato a causa dell’assenza di un mercato regolamentato”.

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