Mercato bond: se tutti sono “green”, chi lo è per davvero?

Enrico Lo Giudice -

Per la prima volta in otto anni, la Green Bonds Europe Conference ha ospitato quest’anno un segmento interamente dedicato all’inclusione dei fattori ESG nell’universo del reddito fisso: l’interesse mostrato dai partecipanti, tra cui emittenti, investitori, banche, società di rating e consulenti provenienti da tutta Europa, testimonia come ormai il mercato sia maturo non solo relativamente alle “obbligazioni green”, ma anche per un passaggio ulteriore, che vede sempre di più e in modo crescente l’integrazione delle variabili extra-finanziarie ESG (Environment, Social and Governance) anche nel fixed income.

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Le emissioni obbligazionari green continuano infatti a crescere: secondo i dati presentati a Londra da Environmental Finance, il mercato – che ha raggiunto quota 177 miliardi di dollari nel 2017 – è destinato a superare “quota 200” nel 2018 per avvicinarsi ai 250 miliardi. È chiaro quindi l’interesse da parte dell’industria europea, riscontrabile anche nell’emissione di green bond da parte di istituzioni finanziarie internazionali come la European Investment Bank (BEI), che ha recentemente pianificato un Sustainability Awareness Bond.

Se allarghiamo lo sguardo in generale alle obbligazioni tematiche, vediamo un aumento degli strumenti d’investimento sostenibili disponibili: oltre ai green bond, infatti, anche i social e sustainability bond si stanno guadagnando una fetta di mercato importante. Ma potrebbero essere i Transition bond la tipologia di obbligazioni più interessante per il futuro, ovvero bond emessi da società non green che si impegnano a diventare più sostenibili nel tempo attraverso la raccolta di debito.

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Al crescere dell’interesse, cresce anche il rischio di “greenwashing”, ovvero quel fenomeno grazie al quale aziende ed istituzioni costruiscono un’immagine ingannevole di sé tramite l’emissione di green bond dagli use of proceeds discutibili. La domanda infatti è: se tutti sono green, come fare a distinguere chi lo è per davvero? Come sappiamo, oltre ai Green, Social e Sustainaibility Bonds sono stati emessi anche ESG e SDGs Bonds.

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Alcuni bond legati a fattori ESG o ai Sustainable Development Goals, infatti, paiono strumenti ancora piuttosto vaghi e troppo focalizzati sui target di rendimento (e forse di marketing) che sugli obiettivi positivi su ambiente e società. Un altro elemento di attenzione emerso durante la Green Bonds Europe Conference riguarda quegli emittenti che lanciano singoli green bond, che potrebbero prestare il fianco a una critica, ovvero quella di aver emesso il bond solo per motivi di “immagine”.

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In questo senso, gli investitori saranno il vero ago della bilancia, premiando gli emittenti che hanno una traiettoria precisa con obiettivi pianificabili e misurabili, come ad esempio un piano di emissioni obbligazionarie green o una pipeline definita. Insomma, non è l’emissione di un singolo green bond che rende l’azienda emittente “green”. In quest’ottica, con una maggiore integrazione ESG e un maggiore grado di trasparenza gli investitori sono in grado di capire se l’azienda crede davvero nel finanziamento di asset green – e sapranno premiarla.


Enrico Lo Giudice – Research Associate – MainStreet Partners

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