Obbligazionario, stiamo scivolando verso un mercato ribassista?

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Non esiste un modo generalmente riconosciuto per definire ribassista il mercato delle obbligazioni. Alcuni lo auspicano nel momento in cui le obbligazioni a lungo termine con scadenze superiori ai 20 anni scendono di più del 10% e le obbligazioni intermedie con scadenze tra i 5 e i 10 anni scendono del 5%. I titoli del Tesoro USA a lungo termine rientrano in questa categoria. Nel corso del primo trimestre 2021, la parte lunga della curva dei tassi è scesa del 14,13%. Ma, la parte intermedia dei Treasuries USA ha rettificato del 3,15%, mentre le obbligazioni societarie con scadenze intermedie sono scese del 4,23%. In Europa, osserviamo un quadro simile per i titoli di stato trentennali di base dell’Area Euro, come quelli della Germania e della Francia (-11%). Tuttavia, i BTP italiani a 30 anni sono scesi solo del 4,5%. Quindi, gli investitori che erano esposti “solo” ai titoli di stato nominali americani o europei core a lunga scadenza possono dire di essere entrati in un mercato ribassista. Le soluzioni intermedie, che costituiscono la maggior parte dei portafogli obbligazionari, non si trovano invece in tale territorio.

Oggi, stiamo attraversando una fase di sell-off delle obbligazioni e quindi un movimento delle curve dei tassi di bear steepening, quindi rialzo dei tassi e curve in irripidimento. Questi sono i più pericolosi, così come i più difficili da superare. Pericolosi nel senso che gli investitori nervosi iniziano facilmente a mescolare i profili di rendimento tra i settori obbligazionari e alcuni di essi possono mantenere meglio il loro valore o addirittura prosperare quando altri settori cadono vittime di condizioni ribassiste. Difficile, nel senso che un sell-off aggressivo delle obbligazioni a lungo termine (obbligazioni a 30 anni, per esempio) provoca problemi a breve termine. Tuttavia, nel momento in cui i tassi si consolidano, e il momentum torna positivo (i tassi scendono), questi settori del mercato obbligazionario possono adeguatamente aumentare i rendimenti.

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Scaviamo un po’ più a fondo nel mercato ribassista e guardiamo agli indici:

Confrontiamo l’indice Bloomberg Barclays US Aggregate Total Return con l’indice Bloomberg Barclays Euro Aggregate Total Return. L’indice US Agg ha un valore di mercato di circa 25 trilioni di dollari, mentre l’indice Euro Agg rappresenta 13,2 trilioni di euro di strumenti di debito governativi, quasi governativi, agenzie e strumenti di debito societario ad alto merito creditizio. Nel corso del 1° trimestre 2021, l’US Agg è diminuito del 3,37% (in dollari) mentre l’Euro Agg ha perso l’1,9%. È interessante notare che si deve risalire al 3° trimestre 1981 per trovare un rendimento trimestrale negativo più elevato (-4,07%). L’indice US Agg, lanciato nel 1976, ha visto i suoi periodi peggiori nel 1° e 3° trimestre del 1980, con rendimenti rispettivamente di -8,71% e -6,56%. All’epoca, l’obbligazione statunitense a 30 anni ha visto un drawdown massimo di quasi il 21%. L’aggiustamento massimo per i Treasuries a 5 anni raggiunse quasi il 9%. Il mercato ribassista del 1969-1970 ha avuto un’intensità simile per le obbligazioni a lunga scadenza, ma meno per quelle intermedie.

Comunque, gli investitori obbligazionari americani hanno dovuto guardare indietro di 40 anni per ritrovare un trimestre così negativo! Si può affermare che iperiodo ribassista negli Stati Uniti si è svegliato. L’Euro Agg è sceso dell’1,90% nel corso del 1° trimestre 2021. Dal suo lancio nel 1998, questo indice ha registrato 5 trimestri con un rendimento negativo superiore al 2%. Nel corso del 2° trimestre 2015, l’indice Euro Agg è sceso del 4,35%. Oggi l’US Agg ha un rendimento dell’1,56%, mentre l’Euro Agg ha un rendimento dello 0,04% per profili di duration rispettivamente di 7,7 anni e 6,5 anni. Tutto sommato, il danno è stato finora limitato. Nel momento in cui gli investitori integrano le esposizioni obbligazionarie core con obbligazioni legate all’inflazione, soluzioni ad alto merito creditizio o ad alto rendimento pure ed esposizioni governative dei mercati emergenti (EM), i risultati si evidenziano ancora di più. Quindi, la storia ha dimostrato che i drawdown nominali sono temporanei. Con il tempo, le battute d’arresto dei rendimenti nominali nelle obbligazioni scompariranno. Tuttavia, il più grande nemico è la perdita di potere d’acquisto a lungo termine a causa dell’inflazione. Gli investitori obbligazionari dovranno quindi rimanere molto vigili nei prossimi 2 o 3 anni.

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