Energia al portafoglio

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Come anticipato nella MuSA dei mercati dell’11 giugno (“Il Ritorno dell’Oro Nero”), il prezzo del petrolio ha proseguito la propria corsa al rialzo negli ultimi mesi. Il tema dell’approvvigionamento energetico è diventato chiaramente il leit motiv di questa parte dell’anno, in un frangente post pandemico in cui la domanda è già tornata ai livelli pre-crisi – grazie anche alle politiche monetarie e fiscali di supporto attuate da Banche Centrali e governi – e l’offerta continua a confrontarsi con numerosi colli di bottiglia. Quando si mette in discussione il concetto di “inflazione transitoria”, frettolosamente uscita dai verbali e dalle dichiarazioni di matrice Fed, i prezzi dell’energia costituiscono senz’altro il punto più dolente. Lo dimostrano le ultime mosse e dichiarazioni delle autorità globali: di recente gli Stati Uniti hanno richiamato l’OPEC+ a raggiungere un accordo su un aumento più incisivo dell’offerta di petrolio finalizzato a calmierare i prezzi; allo stesso modo la questione della fornitura di gas naturale continua a giocare un ruolo determinante nei rapporti Europa-Russia. In questo contesto, e nel momento in cui inizia la stagione invernale, è difficile pensare ad un’inversione di tendenza: è al contrario probabile che gli squilibri di domanda e offerta continueranno a dominare la scena e a tenere alti i prezzi delle materie prime energetiche.

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La salita dei prezzi dell’energia ha ovviamente accelerato la crescita di mercato delle società produttrici: dopo anni di rendimenti deludenti, da inizio anno il recupero di redditività ha fruttato una performance dell’indice S&P500 Energy del 59% (dati al 20 ottobre). Nelle ultime settimane, i riflettori sull’inflazione hanno ulteriormente favorito il comparto, salito in trenta giorni del 23%. Anche a fronte di questi nu-meri, a nostro avviso l’outlook per il settore rimane positivo, in considerazione di utili che continuano a essere rivisti al rialzo (+13% il comparto dell’energia USA nel solo ultimo mese) e di valutazioni che rimangono in linea con la media storica degli ultimi 15 anni e a sconto rispetto al mercato nel suo complesso.

Proprio questo rinnovato interesse è però l’aspetto che andrà tenuto sotto attento scrutinio. Per adesso il tema dell’energia non rappresenta ancora una costante nei portafogli globali e i flussi in ingresso rappresentano per lo più la chiusura di short o sottopesi. Il posizionamento è quindi ancora ben lontano dal costituire un campanello d’allarme. Tuttavia, possiamo immaginare che la fine dell’inverno, il potenziale rallentamento dell’economia e gli investimenti in nuova capacità produttiva, riequilibreranno le attuali dinamiche di domanda e offerta, portando a fasi di fisiologico consolidamento o correzione dei prezzi. In questo senso, eventuali eccessi di ottimismo formatisi nel frattempo potrebbero costituire elementi di grande vulnerabilità per la performance del settore.

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