Stagione delle trimestrali USA: preview su settore bancario

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Questa settimana ricomincerà la stagione delle trimestrali negli Stati Uniti che vedrà come apripista i colossi bancari di Wall Street tra cui J.P. Morgan Chase, Morgan Stanley, Citigroup (tutte e tre previste per il 14 ottobre) mentre Goldman Sachs pubblicherà i suoi dati il 18 ottobre. Le stime del consensus sono ottimiste anche se le previsioni sono inferiori rispetto ai risultati di un anno fa.

Il motivo è presto detto. Il rallentamento dello scenario macroeconomico ha messo in pausa le grandi aziende dal compiere operazioni di finanza straordinaria (principalmente per quanto riguarda il lato delle fusioni e delle acquisizioni). Di conseguenza, le grandi banche di Wall Street, in cui le attività di Investment Banking pesano per una grossa fetta dei ricavi, si sono ritrovate con un mercato in graduale restringimento.

Oltretutto, il calo delle attività è stato notato molto di più a causa della frenesia record in questo settore durante tutto il 2021. In particolare, il boom delle SPACs (Special Purpose Acquisition Companies) e l’aumento esponenziale dell’M&A aveva permesso ai banchieri di trarre enormi profitti nel periodo di parziale ripresa economica post-pandemia.

Tuttavia, l’incremento delle assunzioni, attuato per stare al passo con il crescente numero delle operazioni, si sta ora ritorcendo contro le stesse banche che si sono ritrovate con un organico sovradimensionato rispetto alle reali esigenze e hanno infatti annunciato grossi piani di tagli del personale.

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Detto ciò, i grandi gruppi bancari statunitensi sono molto diversificati cosa che riesce a beneficiarli anche in periodi di rallentamento dell’attività economica.

Le divisioni di trading sono pressoché costanti nel portare a casa lauti guadagni, soprattutto in periodi di alta volatilità come quello che stiamo vivendo ora, mentre quelle legate al retail banking saranno beneficiate dal generale aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve che gli permetterà di aumentare il proprio margine di interesse (la differenza tra quello che la banca paga per i depositi e quello che riceve dai prestiti).

Infatti, la banca centrale statunitense ha più volte ripetuto la sua ferma convinzione ad aumentare aggressivamente il livello dei tassi di interesse – attualmente nella forchetta del 3% – 3,25% – così da calmierare le crescenti pressioni inflazionistiche che negli Stati Uniti hanno toccato il massimo da 40 anni (al +8,3% a/a nel mese di agosto).

Per il Consiglio Direttivo della FED, l’obiettivo primario rimane infatti la stabilità dei prezzi anche a discapito di un rallentamento della crescita economica e del mercato del lavoro.

Le attese

Nello specifico il consensus si aspetta che le banche made in USA possano registrare i seguenti risultati:

  • J.P. Morgan: ricavi a $31,99 miliardi ed EPS di $2,88.
  • Morgan Stanley: ricavi a $13,23 miliardi ed EPS di $1,51.
  • Citigroup: $18,23 miliardi ed EPS di $1,55.
  • Goldman Sachs: $11,53 miliardi ed EPS di $7,60.
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Per concludere, restiamo dunque ottimisti che i risultati di queste banche d’affari possano sorprendere le stime del consensus e mostrare una accelerazione di ricavi e utili per azione nonostante il contesto macroeconomico sfidante e la perdita di una grossa fonte di guadagni da parte delle divisioni di Investment Banking.

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