CSDD. Due diligence di sostenibilità delle imprese: si parla di diritti umani

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Già nel novembre scorso Eurosif, (Forum Europeo sugli Investimenti Sostenibili), PRI (Principles for Responsible Investors) e IAHR (Investor Alliance for Human Rights), a proposito di diritti umani, ambiente e governance aziendale, avevano diffuso cinque raccomandazioni, a sostegno della proposta di direttiva della Commissione europea sulla due diligence di sostenibilità delle imprese (CSDD).

Commissione UE poi, all’inizio di quest’anno, in una bozza indicava i requisiti obbligatori di due diligence che le aziende devono attuare per identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi dell’attività delle aziende sui diritti umani e sull’ambiente. Con particolare riferimento a filiali e catene di fornitura, compresi i rapporti commerciali.

Ora la commissione per l’ambiente del Parlamento ha votato a favore di un campo di applicazione più ambizioso del disegno di legge, per coprire le aziende con più di 250 dipendenti e un fatturato mondiale annuo di oltre 40 milioni di euro (43,04 milioni di dollari).

La bozza della commissione aveva fissato una soglia più alta, a 500 dipendenti e un fatturato mondiale di oltre 150 milioni di euro, il che significa che un minor numero di aziende avrebbe dovuto conformarsi. “Con la sua posizione, il comitato per l’ambiente invia un segnale forte: vogliamo obbligare le aziende a garantire che l’intera catena del valore sia climaticamente neutra entro il 2050”, ha dichiarato il tedesco Tiemo Wolken, membro del comitato di centrosinistra.

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L’intervento di Giorgio Botta

Giorgio Botta, manager della finanza sostenibile presso AFME (Association for Financial Markets in Europe) ha dichiarato: “Sosteniamo gli obiettivi del CSDD nel migliorare le pratiche di due diligence, assicurando che le aziende mettano in atto i processi e i mezzi per identificare, prevenire e mitigare violazioni dei diritti umani e danni ambientali lungo le loro catene del valore”.

I principali obiettivi della CSDD sono migliorare le pratiche di governance aziendale per integrare meglio i processi di gestione e mitigare i rischi e gli impatti sui diritti umani e sull’ambiente, evitando la frammentazione degli obblighi, per creare certezza giuridica per le imprese e le parti interessate rispetto ai comportamenti e le responsabilità attese nella catena del valore. Considerando non solo le attività dell’azienda, ma anche quelle dei fornitori, la direttiva intende aumentare la responsabilità delle imprese per gli impatti negativi.

Le reazioni alla bozza della Commissione siano state contrastanti. Sebbene sia stata favorevolmente accolta dalla comunità degli investitori, alcuni hanno espresso critiche. In particolare la proposta è stata definita poco ambiziosa e potenzialmente dannosa in termini di uniformità a livello europeo.

Gli aspetti positivi

La proposta della Commissione europea fornirà nuove fecce all’arco dei fautori della due diligence sui diritti umani e sull’ambiente in Europa.
La direttiva proposta dall’UE in materia di sostenibilità (CSDD), non mira solo a sostenere una maggiore responsabilità aziendale, migliorando gli standard di due diligence, ma soprattutto si pone l’obiettivo di introdurre la governance societaria in termini di diritti umani e di potenziare il diritto delle parti interessate ad accedere a nuove opportunità.

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Come sostenere lo sviluppo di migliori dati

In che modo gli investitori, secondo il sito www.unpri.org di PRI Principles for Responsible Investment, possono sostenere lo sviluppo di migliori dati sui risultati di sostenibilità?
Ecco come.

Data la loro posizione centrale nel finanziamento dell’economia e come erogatori del capitale, gli investitori possono influenzare i risultati di sostenibilità. Ad esempio, interagendo con un’azienda che ha una scarsa due diligence della catena di approvvigionamento per aiutare a migliorare le pratiche. Quindi dovrebbero:

  • utilizzare più fonti di dati, comprese quelle completamente indipendenti dalla società in questione (ad esempio, immagini satellitari e copertura mediatica degli incidenti ESG);
  • esaminarli prima di procedere a un investimento;
  • condurre una rigorosa valutazione della qualità di ciascun set di dati per stabilire se fornisce un quadro vero, equo e attuabile dell’impatto sulla sostenibilità.

Metodologie e criteri standard

Ciò dovrebbe includere l’esame della motivazione e degli incentivi di tutte le parti coinvolte nel fornire i dati, la misura in cui vengono seguite metodologie e criteri standard e se i dati possono essere utilizzati per ritenere responsabili le società di un gruppo.

Oltre a coinvolgere fornitori di dati selezionati per valutarne la qualità dei dati, sarebbe opportuno coinvolgere i responsabili politici e gli organismi di definizione degli standard per sviluppare informative obbligatorie sulla sostenibilità solide e rigorose e contribuire agli sforzi di costruzione del consenso per produrre informazioni sulla sostenibilità rilevanti per le decisioni e metriche per agire sui risultati della sostenibilità.

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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