Le osservazioni dell’Abi sulla delega fiscale

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L’Abi è intervenuta in audizione alla Commissione Finanze della Camera sulla delega fiscale. Quali sono le principali osservazioni? La delega, viene sottolineato, reca i principi e i criteri direttivi per la revisione dell’IRPEF. Tra questi rientra la previsione di rendere omogeneo il regime fiscale dei redditi di capitale e dei redditi diversi, con la definizione dell’unica categoria reddituale dei “redditi di natura finanziaria”, da assoggettare a tassazione in base al principio di cassa. Di conseguenza, prosegue l’Associazione bancaria, assumerà valenza generalizzata la “compensazione eterogenea” tra plusvalenze, minusvalenze, dividendi, interessi e altre tipologie di redditi di natura finanziaria, che l’attuale ordinamento tributario ammette solo in caso di opzione per il regime del risparmio gestito, peraltro governato dal principio di maturazione, destinato a scomparire, a favore di quello della cassa.

Un altro principio riguarda il tipo di imposizione da applicare al reddito “netto” di natura finanziaria, che di norma non concorrerà a formare il reddito imponibile complessivo del contribuente, ma sarà soggetto ad un’imposta sostitutiva, salvaguardando il livello di tassazione vigente per i redditi derivanti da titoli di Stato ed equiparati.

Inoltre, è introdotta la facoltà di optare per l’applicazione di un regime semplificato di riscossione delle imposte mediante l’intervento di soggetti autorizzati, tra cui le banche, con i quali il contribuente intrattiene stabili rapporti. I relativi proventi, quindi, dovranno essere indicati nella dichiarazione dei redditi, ma saranno comunicati all’Agenzia delle entrate da chi applica l’imposta sostitutiva, insieme ad altre “informazioni rilevanti”.

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Infine, viene prevista l’adozione dei principi di cassa e compensazione anche con riguardo alla revisione del sistema di tassazione dei rendimenti conseguiti dalle forme di previdenza complementare, al fine di delineare un sistema di imposizione del risultato annuale realizzato della gestione, con agevolazioni per la tassazione dei rendimenti delle forme pensionistiche complementari.

Quali sono le osservazioni di merito? La riforma percorre linee evolutive auspicabili come l’unificazione delle categorie reddituali e la tassazione al realizzato, sottolinea l’Abi. Le novità sono di tale portata da determinare, con ogni probabilità, la necessità di un nuovo sistema di gestione da parte degli intermediari, con significativi costi operativi, informativi, IT per conformarsi alla normativa.

Come sempre nei casi di modifica della tassazione dei rendimenti finanziari, sarà importante tenere in adeguato conto le esigenze degli intermediari minimizzando i costi della transizione e prevedere adeguati tempi di attuazione e un quadro normativo completo, chiaro e stabile.

Altro punto chiave sarà il trattamento del pregresso, chiarendo puntualmente il riconoscimento fiscale che sarà attribuito alle minusvalenze già realizzate/maturate nel nuovo sistema di tassazione su base annua. Tema fondamentale sarà anche quello legato alla tempestiva definizione dell’esatto perimetro dei dati che i sostituti di imposta dovranno trasmettere all’Agenzia delle entrate in caso di opzione per il regime semplificato da parte del contribuente.

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In termini più generali, invece, manca un riferimento all’utilizzo della riforma per dare un’intonazione incentivante alla crescita del risparmio, un principio generale che è, invece, espresso nella delega. Quello che l’Abi sottolinea poi è che l’annunciata riforma potrebbe essere l’occasione per utilizzare la fiscalità come leva per la crescita. La tassazione, infatti, è un fattore che incide in maniera profonda sull’allocazione del risparmio e sulle scelte di investimento. Occorrono sforzi per attrarre (senza obbligare) strutturalmente nell’economia l’elevata liquidità accumulata in questi anni grazie ai risparmi degli italiani e, al contempo, per incentivare l’afflusso di capitali esteri, impegno cui si è chiamati fino a che non si giungerà ad una uniformità della pressione fiscale nell’Unione europea.

La proposta che l’Associazione da tempo ha avanzato è quella di prevedere una tassazione inferiore per il risparmio investito nel medio/lungo periodo rispetto ad operazioni speculative di breve o brevissimo termine.

Esistono prodotti che vanno già in questa direzione come, ad esempio, i Piani Individuali di Risparmio (PIR), ma per coinvolgere in maniera ampia e diffusa i risparmiatori occorre uno sforzo ulteriore, ampliando la gamma di strumenti semplici e comprensibili da chi investe.
Il risparmio responsabilmente investito -e quindi non a fini speculativi-, infatti, è indispensabile per una solida e prolungata ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, per la resilienza alla crisi energetica e all’inflazione.

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Un’ulteriore riflessione dovrebbe riguardare l’opportuna evoluzione, in aderenza ad un modello più europeo, dell’attuale sistema di tassazione anticipata dei rendimenti tempo per tempo prodotti dei fondi pensione, capace di favorire la crescita del montante previdenziale dei lavoratori. Secondo le regole vigenti, i rendimenti delle forme pensionistiche complementari sono tassati con un’aliquota pari al 20%, di poco inferiore a quella ordinaria del 26%, per maturazione. Quest’ultimo aspetto è penalizzante, perché priva le casse di previdenza di importanti risorse da destinare all’economia o a sostegno del debito pubblico. I principi contenuti nella delega sulla riforma fiscale rappresentano un punto di partenza per efficientare il sistema, in quanto prevederebbero una forma di tassazione per cassa e aliquote agevolate.

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