L’Osservatorio Assogestioni sui Piani Individuali di Risparmio (PIR)

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Uno dei temi di maggiore rilevanza nel panorama economico attuale è rappresentato dal come veicolare il risparmio privato, anche attraverso opportuni stimoli fiscali, a sostegno della economia reale. Assume allora particolare valenza , per inquadrare lo “stato dell’arte”, il recente Osservatorio sui pir, curato dall’Ufficio Studi di Assogestioni.

Quali sono le principali evidenze? Il mercato dei PIR, ordinari e alternativi, che ad oggi vale circa 18,4 mld euro, conferma l’interesse degli attori del risparmio gestito verso le aziende di dimensioni medio-piccole e l’universo del non quotato.

A conferma di questa lettura, lo studio mette in evidenza l’incidenza degli investimenti dei PIR ordinari sul flottante degli indici di borsa, che si attesta al 9% per l’EGM e le small-cap e al 10% per le mid-cap, contro l’1,4% del Ftse Mib.

Inoltre, i PIR ordinari hanno nettamente superato i livelli minimi di investimento previsti per le società a minore capitalizzazione: sebbene la normativa stabilisca che, sul 70% del portafoglio investito in emittenti italiani, debba essere investito al di fuori del Ftse Mib almeno il 25% e ad esclusione sia del Ftse Mib che del Mid-cap almeno il 5%, i PIR attualmente hanno ampiamente superato entrambe queste soglie, arrivando rispettivamente al 52% e al 17%, quindi più del doppio e del triplo richiesto.

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Lo spaccato dei dati fornisce dettagli anche sulle classi di fatturato e sul numero dei dipendenti delle aziende quotate messe nel mirino dei PIR ordinari: il 48% degli investimenti effettuati sull’EGM riguarda società con un fatturato fino a 50 mln euro e il 40% ha meno di 250 dipendenti, a segnalare ancora una volta la piccola-media dimensione delle aziende target. Un altro elemento interessante riguarda lo spaccato settoriale, che sottolinea come oltre il 35% delle aziende dell’EGM su cui investono i PIR ordinari appartenga al comparto tecnologico.

L’orientamento appare analogo anche per i PIR alternativi, un mercato ancora piuttosto contenuto, che ad oggi vale 1,4 mld euro di attivi. La composizione del portafoglio attualmente investito risulta molto favorevole verso le aziende non quotate, che pesano per l’82% del totale. Il 9% è diretto all’EGM, il 6% in small-cap e il 3% in mid-cap.

In particolare, il 24% del non quotato riguarda aziende con un fatturato inferiore ai 50 mln euro e il restante 76% aziende con un fatturato tra i 50 e i 250 mln euro. Anche il 47% delle società dell’EGM incluse negli investimenti dei PIR alternativi fattura meno di 50 mln euro.

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