Il futuro previdenziale dei giovani è nelle pensioni integrative

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Come ha sottolineato il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo all’Insurance Summit dell’Ania il macro trend dell’invecchiamento costituisce un pesante fardello se non si riesce a invertire l’andamento soprattutto del tasso di natalità sulla sostenibilità prospettica dei sistemi pensionistici. La prossima Legge di Bilancio, ha sottolineato, punta a sostenere la natalità e i giovani, ma la previdenza pubblica non può essere l’unica stampella, soprattutto in tempi di vincoli di bilancio stringenti ragion per cui assume particolare valenza l’opportunità che i giovani rivolgano la propria attenzione verso le forme pensionistiche complementari.

Occorre allora rafforzare, specie per le nuove generazioni, la partecipazione al secondo e al terzo pilastro, incentivando la diffusione di prodotti che combinino la componente a capitalizzazione reale con quella assicurativa e incorporare i rischi di longevity. E’ utile allora , anche attingendo all’intervento dell’Ivass nell’ambito della medesima iniziativa, ripercorrere la struttura del sistema pensionistico italiano.

Al pilastro pubblico si affianca oggi opportunamente quello a capitalizzazione, incentrato su fondi negoziali. Dopo la riforma del 2005, questo comparto mostra una crescita lenta ma sostanzialmente continua (un risultato non trascurabile, se si considera la copertura garantita dal sistema pubblico e l’erraticità dei mercati in questi decenni).

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Nell’ambito del terzo pilastro operano i fondi pensione aperti costituiti da banche, assicurazioni, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio. Sempre nell’ambito del terzo pilastro, sono stati disciplinati i piani individuali pensionistici (PIP), ad adesione individuale, che possono essere proposti solo dalle imprese di assicurazione. Come può orientarsi un giovane lavoratore tra le diverse soluzioni? Se è un lavoratore dipendente è preferibile rivolgere la propria attenzione verso i fondi negoziali in maniera tale da potere beneficiare del contributo del proprio datore di lavoro così come previsto dalla contrattazione collettiva. Nel caso in cui si sia lavoratori autonomi o liberi professionisti la via è quella dei fondi pensione aperti e dei pip, i contratti assicurativi con finalità previdenziale, dopo essersi opportunamente informati sui costi, sulle linee di investimento e, profilo spesso non adeguatamente considerato , dalle tipologie di rendite da potersi scegliere al pensionamento.

Va ricordato come i contributi a fondi pensione sono deducibili fino a 5164,57 euro annui, si prevede la tassazione ridotta dei rendimenti con aliquota del 20 per cento (12,50 per la componente investita in titoli di Stato) e delle prestazioni finali (tassazione alla fonte con aliquota del 15 per cento che si riduce in funzione della durata, lo 0,30 in meno per ogni anno di durata superiore al quindicesimo con un minimo del 9).

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