Ambienta pubblica una ricerca sulla sostenibilità ed esamina gli ostacoli che il greenwashing crea nell’industria tessile

Una nuova ricerca effettuata da Ambienta sulla sostenibilità esamina gli ostacoli che il greenwashing presenta verso il raggiungimento della sostenibilità per l’industria tessile ed esplora i catalizzatori che possono favorire opportunità economiche e di investimento.

Ambienta è un asset manager europeo dedicato alla sostenibilità: fondata nel 2007, la società Ambienta è uno dei più grandi ed esperti investitori in sostenibilità, focalizzata sugli investimenti in aziende private e pubbliche guidate dai megatrend ambientali.

Oggi esiste un’opportunità di investimento europea orientata alla sostenibilità da oltre 3.000 miliardi di euro, supportata da indiscutibili fattori trainanti a lungo termine. Si tratta di aziende i cui prodotti e servizi affrontano le questioni ambientali globali relative all’efficienza delle risorse e al controllo dell’inquinamento, rafforzando così il loro vantaggio competitivo a lungo termine. La sostenibilità genera valore.

Il tessile e la moda. I danni del greenwashing

L’industria della moda è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra, ca. il 20% delle acque reflue industriali inquinate, 1/3 delle microplastiche rilasciate nell’oceano e molti altri fattori inquinanti irreversibili come la crescita di rifiuti tessili inceneriti o abbandonati in discarica. Le pratiche di greenwashing rendono difficile per i clienti identificare modelli di business della moda che contribuiscono realmente a ridurre gli effetti ambientali negativi e quindi ostacolano una transizione credibile del settore verso la sostenibilità. Combattere le pratiche di greenwashing è fondamentale per affrontare la crescente impronta ambientale del settore.

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È chiaro che il fast fashion ha aumentato le pressioni dell’industria tessile sull’ambiente, dato l’aumento dei volumi di abbigliamento di bassa qualità. Le pratiche utilizzate dagli operatori del mercato fast fashion per nascondere queste pressioni derivanti da modelli di business insostenibili rappresentano un problema da superare per il settore. E la durabilità, che dovrebbe essere il primo criterio quando si parla
di sostenibilità nel settore tessile, difficilmente viene dichiarata sulle “etichette green”, probabilmente perché è in conflitto con le più diffuse dinamiche di volume/prezzo alla base del settore. Una sfida che l’industria deve superare se sostenibilità e circolarità devono diventare realtà.

Le fibre tessili

Mentre per settori come quello energetico è facile affermare che le energie rinnovabili sono una fonte migliore rispetto ai combustibili fossili in una prospettiva di impatto ambientale, per un articolo tessile ci sono molti parametri in gioco: scelta delle fibre, mix di fibre (e relativa riciclabilità), durabilità e valore a lungo termine. Questa difficoltà diventa evidente quando guardiamo alle dichiarazioni di sostenibilità in merito alle principali categorie di fibre tessili.

Le affermazioni sulla natura green del tessuto possono essere veramente sostenibili?
Questa complessità rappresenta una sfida significativa e ha fuorviato involontariamente anche imprese orientate verso misurazioni comunemente accettate nel quadro normativo. ma che non hanno soddisfatto le aspettative.
Ad esempio, è stato sviluppato l’indice Higg, un tempo considerato molto affidabile dalla Sustainable Apparel Coalition: ma è stato criticato per come considera l’impatto ambientale degli articoli tessili concentrandosi sull’origine delle fibre e sul processo di produzione, senza includere
considerazioni sull’impronta ambientale a fine vita e favorendo quindi l’adozione delle fibre sintetiche rispetto alle
fibre naturali.
L’impronta ambientale delle fibre sintetiche, come il nylon e il poliestere, tiene conto solo dell’impatto della fase di utilizzo (ad es. inquinamento dell’acqua da microplastiche) e non considera la fase di fine vita (la fibra sintetica non è biodegradabile).

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Un compito complesso

La ricerca di pratiche veramente sostenibili è un compito complesso che richiede molte conoscenze specialistiche e tecniche. D’altra parte,
la complessità può rappresentare un’opportunità per tutti gli attori lungo la catena del valore, come fornitori, consulenti, certificatori e analisti,
che possono supportare i brand nella navigazione in questo percorso tortuoso ed evitare così rischi reputazionali.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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