Olio d’oliva UE: la Corte dei Conti europea segnala carenze nei controlli, ma l’Italia emerge come modello positivo

Redazione -

La stampa internazionale sottolinea l’importanza di rafforzare le verifiche, ma riconosce anche l’efficacia delle pratiche italiane.

La Corte dei Conti europea ha pubblicato in gennaio un rapporto speciale sui sistemi di controllo dell’olio di oliva nell’Unione europea, uno dei prodotti più simbolici della dieta mediterranea e del Made in Italy. Secondo l’audit, mentre esiste un quadro giuridico completo per verificare che l’olio nei negozi sia genuino, sicuro e tracciabile, la sua applicazione è disomogenea tra gli Stati membri, con conseguenti rischi per la qualità e la trasparenza dell’offerta al consumatore. In particolare, i revisori osservano carenze nei controlli sui contaminanti diversi dai pesticidi e nella capacità di risalire all’origine del prodotto attraverso i sistemi di tracciabilità.

Il rapporto analizza le pratiche di quattro Stati membri produttori – Belgio, Grecia, Spagna e Italia – che insieme rappresentano oltre il 90% della produzione UE. Sebbene i controlli sui residui di antiparassitari siano considerati efficaci e con pochi casi di non conformità, altri aspetti, come la gestione delle miscele di oli e la documentazione dei controlli presentano lacune significative.

La stampa internazionale ha dato ampio risalto alla relazione evidenziandone due toni distinti ma complementari. Da una parte, organi come Euronews sottolineano il monito della Corte dei Conti europea sul rischio che controlli insufficienti possano compromettere la reputazione dell’olio d’oliva UE e la fiducia dei consumatori, suggerendo la necessità di standard più rigorosi e omogenei a livello comunitario. Dall’altra, la stessa analisi evidenzia come l’Italia, insieme alla Spagna, sia citata per “verifiche in tutte le fasi della catena di approvvigionamento”, incluse industria, importazione ed esportazione, grazie a registri elettronici che tracciano ogni movimento di olive o olio.

L’Italia si distingue per un sistema di controlli anti-frode particolarmente articolato, ma non basta

Secondo la relazione, l’Italia si distingue per un sistema di controlli anti-frode particolarmente articolato: oltre agli strumenti informatici, forze di polizia specializzate come i Carabinieri, la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto svolgono ispezioni mirate, e molti ispettori sono formati specificamente per le valutazioni organolettiche dell’olio. Queste prassi aiutano a proteggere la qualità e l’autenticità dell’olio italiano, anche nell’ambito di un mercato sempre più vulnerabile a sofisticazioni e miscele non dichiarate.

Il rapporto non risparmia però critiche anche all’Italia, osservando che non viene effettuata una vera analisi dei rischi specifica per la categoria “grassi e oli”, così da adattare i controlli alla reale probabilità di problemi nei diversi segmenti del mercato. Questa mancanza è imputata al fatto che il numero dei campioni analizzati annualmente è stabilito per legge e non viene aggiornato in base a valutazioni di rischio reali.

La reazione internazionale, riflessa anche su piattaforme ufficiali della Corte dei Conti europea, rimarca l’importanza di un sistema di controlli efficace per l’olio, non solo come prodotto alimentare di alta gamma, ma come simbolo culturale ed economico dell’Unione. Con oltre il 60% della produzione mondiale nel portafoglio dell’UE, garantire qualità e trasparenza non è solo una questione normativa, ma una componente essenziale per proteggere un mercato globale che ha visto in passato episodi di frode e sofisticazione di massa.

In sintesi, la relazione della Corte dei Conti europea evidenzia che, sebbene l’Unione disponga di un quadro di norme adeguato, l’efficacia dei controlli dipende dalla loro attuazione uniforme. In questo contesto, l’esperienza italiana rappresenta un riferimento positivo quanto a pratiche di controllo e tracciabilità, pur con margini di miglioramento su aspetti come l’analisi dei rischi e la frequenza dei controlli.