Perché il Neuropositoning sarà la vera arma delle aziende nell’era dell’IA

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Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, la comunicazione è diventata più veloce, economica e accessibile: la produzione di contenuti cresce a ritmo esponenziale. Oltre il 57% dei contenuti presenti online è già generato o tradotto con supporto dell’IA, una quota destinata ad aumentare con la diffusione dei tool generativi.

In questo scenario non basta più farsi vedere: la vera sfida per i brand è farsi ricordare. Come sottolinea Elena Sabattini, Founder di B Side Lab, laboratorio di neuromarketing, se l’IA democratizza la produzione dei contenuti, il Neuropositioning® seleziona i brand che rimangono nella memoria del pubblico. La sua forza non è capire cosa piace, ma cosa funziona cognitivamente: attenzione, emozione, familiarità e fiducia — le stesse leve che guidano la scelta d’acquisto.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Negli ultimi mesi la comunicazione aziendale è stata investita dall’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale, che ha reso la produzione di contenuti più veloce, economica e accessibile. Il risultato è una saturazione informativa: molte aziende riescono a “farsi vedere”, ma poche riescono a “farsi ricordare”.

Secondo un’analisi pubblicata da Wired, oltre il 57% dei contenuti presenti online è già generato o tradotto con il supporto dell’IA, una percentuale destinata ad aumentare nei prossimi anni con l’espansione dei tool generativi dedicati a testi, immagini e video. In uno scenario in cui i contenuti diventano sempre più simili tra loro, la vera competizione si sposta dalla quantità alla memorabilità.

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È qui che entra in gioco il Neuropositioning®, un metodo certificato da Tecnostudi che non si limita a costruire un’immagine o un racconto, ma lavora sulla memoria e sulle associazioni emotive che il cervello crea con un brand.
Il Neuropositioning®, infatti, permette di capire cosa resta davvero nella mente delle persone, quali segnali attivano il ricordo e quali elementi differenziano un brand in un mercato di contenuti sempre più indistinti.

“L’esplosione di contenuti IA sempre più simili tra loro e la SEO in trasformazione, asserisce Elena Sabattini – Founder di B Side Lab, laboratorio di neuromarketing e AD di Tecnostudi – rende il Neuropositioning® uno strumento che aiuta l’azienda a distinguersi, perché chiarisce come il brand è percepito oggi e quali associazioni mentali attiva, permettendo di correggere e rafforzare gli elementi che lo rendono davvero riconoscibile agli occhi del mercato. In pratica aiuta a conoscere cosa di quel brand il pubblico ricorda e se lo ricorda”.

Le ricerche di mercato non bastano più

Tradizionalmente il posizionamento di un brand si è basato su dati, analytics e ricerche di mercato classiche, strumenti utili ma spesso insufficienti a cogliere la percezione profonda del pubblico. Il successo di un brand dipende infatti anche dalla sua capacità di attivare emozioni e processi cognitivi.
È in questo spazio che si inserisce il Neuropositioning®, che grazie a strumenti neuroscientifici permette di accedere a reazioni meno consapevoli — come attenzione, emozione e attivazione — più efficaci nel prevedere i comportamenti di consumo.

Come un’azienda può stimolare il suo ricordo nel pubblico? 
Per farsi ricordare, un’azienda può costruire la propria comunicazione lavorando su quattro asset neuroscientifici specifici:

·      Effetto mera esposizione: ciò che vediamo spesso diventa familiare, e ciò che è familiare ci convince di più.

·      Priming sensoriale: associare il brand a stimolazioni sensoriali particolari (es. audio logo, texture, suono componenti etc.) fa sì che queste da sole siano sufficienti ad attivare il ricordo del brand. (Ad esempio, sento ta-dum, logo sonoro, e penso a Netflix).

·      Priming affettivo: associare il brand a emozioni (di solito positive) ne migliora il ricordo in termini di probabilità, durata e vividezza.

·      Peak End rule: in un arco narrativo (ad es. spot adv) posizionare il brand in concomitanza dei picchi a maggiore intensità emotiva (di solito in fase risolutiva e finale) ne migliora il ricordo.

Uno sguardo nei prossimi cinque anni

Nei prossimi cinque anni cambierà radicalmente il “come” si producono i contenuti, ma non cambierà il “perché” i brand vincono.

·      In un contesto in cui tutto sarà generabile, replicabile e simile, il valore di un brand si giocherà sulla capacità di costruire un sistema di segnali riconoscibili – parole, stile, colori, suoni – perché il cervello premia ciò che è familiare.

·      Quando i contenuti diventano così standardizzati, la differenza la fanno gli asset distintivi: non solo il logo, ma audio-logo, palette cromatica, grammatica visiva ed emozioni coerenti legate al brand.

·      Paradossalmente, l’IA aumenta il bisogno di autenticità: non quella dichiarata, bensì dimostrata. La fiducia torna centrale, perché in un contesto in cui tutto può essere artificiale, le persone cercano riferimenti che riducano l’incertezza.

“In questo scenario il Neuropositioning® diventerà sempre più centrale – continua Sabattini – perché permette di passare da ci piace a funziona: cioè misurare cosa resta davvero nella memoria, quali associazioni si attivano in modo implicito, e come si può rendere un brand più distintivo e più forte nella testa del pubblico.
In sintesi: l’IA accelererà l’esecuzione, ma la strategia sarà ancora più determinante. Perché la scarsità non sarà più di contenuti, ma di attenzione, memoria e fiducia”.

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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