Sicurezza nei locali notturni dopo Crans-Montana: cosa non ha funzionato. Il confronto normativo Svizzera-Europa
Tra materiali infiammabili, vie di fuga e controlli: le regole esistono, ma l’anello debole resta l’applicazione (e la cultura del rischio)
La tragedia di Crans-Montana, l’incendio al locale “Le Constellation” nella notte di Capodanno, con oltre 40 vittime e un centinaio di feriti , ha riaperto una domanda che in Europa torna ciclicamente dopo ogni grande incidente: le norme sono insufficienti o il problema è farle rispettare? Le prime ricostruzioni indicano come innesco probabile l’uso di “fountain candles” su bottiglie tenute troppo vicino al soffitto, con l’accensione di pannelli fonoassorbenti e un’evoluzione rapidissima dell’incendio (“flashover”) in un ambiente chiuso.

Svizzera: norme armonizzate, ma competenza cantonale (e controlli non sempre “annuali”)
In Svizzera la sicurezza antincendio negli edifici aperti al pubblico non è costruita su una legge unica “federale” in stile codice nazionale, ma su un sistema decentrato: i cantoni hanno la competenza esecutiva, però le regole tecniche sono largamente armonizzate attraverso le VKF/AEAI (Associazione degli istituti cantonali di assicurazione antincendio), rese vincolanti tramite l’organo intercantonale competente. In pratica: norma VKF + direttive VKF come base comune, con implementazione cantonale.
All’interno di questo impianto, due capitoli sono fondamentali per i locali molto affollati: materiali e compartimentazione (quello che brucia e come) e vie di fuga e salvataggio (flucht- und rettungswege, numero, larghezze, lunghezze). Un esempio “concreto” di come vengono tradotte le regole in prescrizioni operative si trova nelle disposizioni per eventi/affollamenti pubblicate dalla città di Zurigo: al crescere del numero di persone aumentano uscite minime e larghezze (ad esempio, per 100 persone due uscite, per 200 persone tre uscite o combinazioni equivalenti; oltre 200, uscite multiple con larghezze maggiori).
Il caso Crans-Montana, però, mette il dito su un punto politicamente sensibile: secondo la procura del Vallese, il locale non sarebbe stato soggetto a ispezioni “annuali”, ma avrebbe ricevuto controlli più volte nell’ultimo decennio, e i proprietari sostengono di essere stati conformi alle norme. È esattamente qui che si annida il rischio: tra ristrutturazioni, cambi d’uso (ad es. “bar/lounge” diventato “club”), affollamento reale e uso di effetti scenici (sparkler), la conformità “sulla carta” può non coincidere con il profilo di rischio della notte dell’evento, come riporta anche Reuters.
UE: non esiste una “direttiva discoteche”, ma standard condivisi (e regole nazionali)
Nel perimetro UE non c’è una singola norma europea che disciplini in modo uniforme la sicurezza dei locali notturni: la prevenzione incendi negli edifici e l’agibilità dei luoghi di pubblico spettacolo restano in larga parte materia nazionale (e spesso locale). Quello che l’Europa “armonizza” davvero sono standard tecnici e classificazioni, che poi entrano nei codici edilizi e antincendio dei singoli Paesi.
Il caso dei materiali è emblematico: molte norme nazionali si appoggiano alle classificazioni europee di reazione al fuoco, come la EN 13501-1, che suddivide i prodotti da costruzione in classi (A1-F) e aggiunge indicatori su fumi e gocce incandescenti. Questo è uno degli snodi tecnici più citati nelle analisi post-incendio, perché rivestimenti e pannelli acustici “scelti male” possono trasformare un innesco piccolo in un evento letale in pochi minuti.
In altre parole, il confronto “Europa – Svizzera” non è tra chi ha regole e chi no: è tra modelli regolatori. L’UE lavora per standardizzare componenti e metodologie; gli Stati definiscono capienze, uscite, gestione emergenze, controlli e sanzioni. La Svizzera fa qualcosa di simile, tramite un’armonizzazione tecnica VKF e applicazione cantonale.
Italia come termine di paragone: regole dettagliate sui locali di pubblico spettacolo
Se guardiamo all’Italia (anche solo per capire “come” si regolano i club in un grande Paese europeo), il riferimento storico resta il D.M. 19 agosto 1996, regola tecnica di prevenzione incendi per locali di intrattenimento e pubblico spettacolo, che disciplina progettazione, costruzione ed esercizio (capienza, vie di esodo, impianti, gestione). È una norma spesso richiamata proprio quando si discute di crowd management e sicurezza in serate ad alta densità.
Negli ultimi anni, inoltre, l’Italia ha affiancato queste regole riportate nel sito dei Vigili del Fuoco al “Codice di prevenzione incendi” (D.M. 3 agosto 2015 e successive integrazioni), che spinge verso un approccio più prestazionale e “per obiettivi”, includendo capitoli specifici per attività e casi complessi.
La lezione di Crans-Montana: l’“effetto combinato” che uccide
Le cronache e le prime risultanze investigative insistono su un pattern noto nelle grandi tragedie da incendio in luoghi affollati: non è quasi mai un solo fattore. È l’incastro tra innesco (sparkler), materiali (rivestimenti/foam), geometrie (soffitti bassi, scale, strozzature), affollamento (più persone della capacità o densità non gestita), vie di fuga (uscite non percepite o non raggiungibili) e gestione dell’emergenza (chi fa cosa nei primi 60 secondi).
Per questo la discussione “normativa” rischia di essere fuorviante se resta astratta. La domanda che la stampa e gli inquirenti stanno già ponendo è molto concreta: le ristrutturazioni avevano introdotto materiali conformi? le uscite erano adeguate e soprattutto utilizzabili nella realtà di una notte di festa? l’uso degli sparkler era autorizzato e gestito con procedure? quante persone erano presenti?
Dove si gioca la vera differenza tra Svizzera e Paesi UE
Il confronto utile, più che giuridico, è operativo: governance dei controlli e cultura dell’enforcement. La Svizzera ha un impianto tecnico VKF molto strutturato e un forte ruolo degli organismi antincendio cantonali; ma Crans-Montana sta facendo emergere interrogativi su frequenza e profondità delle verifiche, specie dopo lavori e cambi di gestione.
Nei Paesi UE la variabilità è ampia: alcuni sistemi puntano su controlli frequenti e licenze stringenti, altri su autocertificazioni e verifiche a campione. In tutti i casi, l’esperienza insegna che le regole “sulla carta” non bastano se non si presidiano tre cose: capienza reale, vie di fuga sempre fruibili e riconoscibili, materiali e allestimenti controllati anche quando sono “temporanei” (decorazioni, pannelli, effetti scenici).
Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it
Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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