Idrogeno e transizione energetica: come la tecnologia può rendere più efficienti le centrali italiane

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Convertire le centrali a gas in impianti ibridi a idrogeno è la nuova frontiera della transizione energetica. Un modello già in fase di test in Europa e negli Stati Uniti che potrebbe rappresentare un salto di efficienza e sostenibilità anche per l’Italia.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Più, 11-12 novembre 2026

Convertire parte della più grande centrale elettrica a gas naturale di una città per consentirle di bruciare anche idrogeno non è solo un esperimento tecnologico in corso grazie al Los Angeles Department of Water and Power: è una strategia industriale per il futuro. È ciò che sta avvenendo, appunto, negli Stati Uniti e in Nord Europa, dove le utility energetiche stanno adattando le proprie turbine a gas per renderle “dual fuel”, cioè in grado di funzionare sia con gas tradizionale, sia con idrogeno verde.

L’obiettivo è duplice: ridurre le emissioni di CO₂ e aumentare l’efficienza complessiva del sistema elettrico. L’idrogeno, infatti, non produce anidride carbonica durante la combustione e può essere generato da fonti rinnovabili attraverso l’elettrolisi dell’acqua, offrendo una soluzione concreta per decarbonizzare settori difficili da elettrificare, come il trasporto pesante e l’industria ad alta intensità energetica.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Il principio tecnologico

Il processo consiste nell’adattare le turbine a gas esistenti con bruciatori e sistemi di controllo del flusso dell’idrogeno. Queste modifiche consentono di miscelare progressivamente il gas naturale con una percentuale crescente di idrogeno, fino a una combustione interamente priva di combustibili fossili.

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L’operazione è meno complessa (e costosa) rispetto alla costruzione ex novo di centrali a idrogeno, perché riutilizza gran parte delle infrastrutture esistenti, dalle turbine alle linee di distribuzione, riducendo i tempi e i costi di implementazione.

Grandi aziende come Siemens Energy, GE Vernova e Mitsubishi Power stanno già testando questa tecnologia su scala industriale. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Intermountain Power Plant nello Utah sta convertendo una delle sue turbine per bruciare una miscela composta fino al 70% da idrogeno verde entro il 2026.

I vantaggi per l’Italia

Applicare questo modello al contesto italiano significherebbe ridurre la dipendenza dal gas importato e accelerare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che prevede una diminuzione del 40% delle emissioni entro il 2030.

Secondo stime di Terna e ENEA, circa il 60% delle centrali a gas italiane è già predisposto per un futuro retrofit tecnologico. Intervenire su queste strutture permetterebbe di aumentare l’efficienza media della produzione elettrica del 10-15% e tagliare fino a 5 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, grazie all’uso di idrogeno verde. L’obiettivo sarebbe creare una filiera industriale nazionale dell’idrogeno che includa produzione, stoccaggio e trasporto, generando migliaia di nuovi posti di lavoro qualificati.

Le problematiche da affrontare

Il principale ostacolo resta il costo dell’idrogeno verde, oggi stimato tra 4 e 6 euro al chilogrammo, circa tre volte il prezzo del gas naturale. Tuttavia, secondo l’Hydrogen Council, i costi potrebbero dimezzarsi entro il 2030 grazie alle economie di scala e all’aumento della capacità installata di energie rinnovabili.

Altro punto critico è l’adeguamento delle reti: servono infrastrutture di trasporto dedicate e una strategia chiara per lo stoccaggio, temi sui quali l’Italia, pur avendo varato la “Strategia Nazionale per l’Idrogeno”, procede ancora a rilento.

Verso una rete ibrida e sostenibile

Integrare idrogeno e gas non è solo una questione di efficienza, ma anche di resilienza energetica. Una rete in grado di gestire combustibili multipli può rispondere meglio alle fluttuazioni dei mercati e alle emergenze di approvvigionamento.

Per un Paese come l’Italia, che punta a diventare hub mediterraneo dell’idrogeno grazie ai progetti SouthH2 Corridor e H2Med, la conversione delle centrali esistenti rappresenterebbe il tassello mancante tra la produzione rinnovabile e la distribuzione efficiente.

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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