Teatro alla Scala. Il Corpo di Ballo manda il pubblico in visibilio senza tutù, punte e diademi ma in un misto di potenza, poesia e movimento

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TRE GRANDI CONTEMPORANEI IN SCALA

Una serata all’insegna della grande danza contemporanea al Teatro alla Scala, con tre diverse coreografie di altrettanti coreografi del nostro tempo: per una volta niente tutù, punte e diademi ma un misto di potenza, poesia e movimento puro. Un debutto importante sia per il Corpo di Ballo scaligero, che per la prima volta interpreta questi tre lavori, che per il pubblico, dato che due delle tre produzioni non sono mai state rappresentate prima in Italia.

Chroma di Wayne McGregor, su musica di Joby Talbote Jack White III

Apre la serata Chroma di Wayne McGregor, su musica di Joby Talbote Jack White III. Per la prima volta su un palcoscenico italiano, nel ventennale della sua creazione, riporta in Scala l’incredibile creatività del suo coreografo. Classe 1970, nel 1992 diventa coreografo residente al The Place di Londra e fonda la sua compagnia, la Random Dance, poi rinominata Wayne McGregor Company; nel 2002 diventa coreografo residente del Sadler’s Wells di Londra e dal 2006 lo è del Royal Ballet. Nel corso della sua carriera ha coreografato tantissimo per la sua compagnia, per il Royal Ballet, l’English National Ballet ed anche all’estero: Opera Garnier di Parigi, Stuttgart Ballet, New York City Ballet, American Ballet Theatre, Bolshoij Ballet, oltre al Balletto della Scala. Sono ormai nella storia Woolf Works, danzato alla prima del 2015 da Alessandra Ferri e Natalja Osipova; The Dante Project, del 2021, con Edward Watson e Sarah Lamb; MaddAddam del 2024. Da buon made in England 100%, coreografa e dirige i movimenti di Harry Potter ed ll Calice di Fuoco,Maria Regina di Scozia,Animali Fantastici. Acclamato in Scala fin dal 2006, quando firma regia e coreografia di Dido and Aeneas di Purcell, al 2019 con Woolf Works in prima nazionale, al 2022 con AfteRite e LORE, creata appositamente per il teatro milanese. Chroma è un lavoro del 2006, ed esplora la drammaticità del corpo umano e la sua capacità di comunicare le emozioni ed i pensieri più profondi. Una coreografia creativa ed energica, dove i danzatori danno vita ad un continuo canone fatto di entrate, uscite, passi a due, a tre, parti di gruppo e brevi assoli. Il disegno coreografico è molto complicato ma altrettanto interessante: a volte succede talmente tanto in scena che non si sa chi guardare. Come la tradizione contemporanea vuole, costumi molto essenziali , mezze punte e non punte, perché non è l’apparenza quello che conta ma si arriva al pubblico con ben altro: tecnica, pulizia, precisione, inventiva coreografica. Un esempio per tanti che credono che la danza sia quanto si vede in televisione, ma basta assistere ad un lavoro così per capire come con poco, ma soprattutto con una grande umiltà, si possa fare davvero uno spettacolo di qualità; Non è assolutamente semplice seguire una coreografia dove ognuno fa una cosa diversa, figuriamoci danzarla: sette movimenti musicali compongono l’opera, con dieci artisti in scena. Nicoletta Manni, Martina Arduino, Alice Mariani, Agnese Di Clemente, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello, Domenico Di Cristo, Mattia Semperboni, Valerio Lunadei e Gioacchino Starace portano a casa un buon risultato anche se è evidente chi è a proprio agio con questo stile e chi no: bisognerebbe infatti dare spazio a chi, anche se non è primo/a ballerino/a, ha il contemporaneo nel sangue e lasciare per parti più da cigno chi invece è un classico puro ma, evidentemente, le gerarchie qui sono difficilmente superabili: il primo ballerino deve danzare per forza.

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Dov’è La Luna, di Jean-Christophe Maillot su musica di Aleksandr Skrjabin

Segue Dov’è La Luna di Jean-Christophe Maillot su musica di Aleksandr Skrjabin, che entra per la prima volta nel repertorio scaligero ed è una prima nazionale. Classe 1960, prodotto della scuola francese, dirige Les Ballets de Monte-Carlo dal 1993, dopo una carriera come danzatore iniziata all’Hamburg Ballet, voluto proprio da John Neumeier, bruscamente interrotta nel 1983 a causa di un grave infortunio. La sua visione artistica è molto articolata, con un lavoro profondo e delicato; molto prolifico, attinge sempre al mondo delle arti in senso molto ampio. Si rifiuta di definirsi appartenente a uno stile particolare, ma in realtà è un neoclassico, a metà tra classico e contemporaneo, unendo la tradizione con le punte e l’avanguardia. Dov’è La Luna è lavoro intimistico creato nel 1994 per sette danzatori, esplora l’ombra e la luce alla ricerca dei corpi nascosti al loro interno: Questo balletto non ha né inizio né fine. Rimane in transito. La transitorietà mi sembra l’unico stato permanente dell’essere, forse l’unico autentico. In alcune mitologie, la luna rappresenta questo passaggio tra la vita e la morte, il passaggio che prepara alla rinascita – dice. In scena, sul fondo del palco, il pianista Leonardo Pierdomenico esegue magistralmente alcune opere del compositore russo. In scena Maria Celeste Losa, Nicoletta Manni, Domenico Di Cristo, Agnese Di Clemente, Gabriele Corrado, Said Ramos Ponce e Roberto Bolle: le ragazze sono sulle punte. Molto bella la solista argentina, intensa e coinvolgente, mentre l’étoile di casa non c’entra nulla, così come il Roberto nazionale. Fuori stile completamente, senza dubbio porta pubblico solo con il suo nome, pubblico che spesso lo osanna anche solo se cammina, ma bisognerebbe rendersi conto che lo stile contemporaneo non è per tutti. Un meraviglioso danzatore classico non è detto che possa fare bene anche il contemporaneo, anche se l’avanzare dell’età rende sicuramente più difficile danzare classico. Altri danzatori del Corpo di Ballo avrebbero meritato di più ed avrebbero reso molto meglio in questo tipo di lavoro.

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Minus 16 di Ohad Naharin su musica di autori vari

Chiude la serata Minus 16 del geniale coreografo israeliano Ohad Naharin su musica di autori vari. Classe 1952, nato in un kibbutz, inizia la sua carriera di ballerino nell’esercito israeliano: viene reclutato come intrattenitore a causa di una distorsione a una caviglia, cantando e creando piccole coreografie durante la Guerra del Kippur. Successivamente danza alla Batsheva Dance Company, la compagnia nazionale, dove conosce Martha Graham, che lo segue personalmente e se lo porta a New York. Passa poi all’American Ballet, inizia a creare le sue prime coreografie e fonda la sua compagnia. Nel 1981 entra nella compagnia di Maurice Béjart ma nel 1990 rientra in patria per dirigere la Batsheva Dance Company, dove sviluppa il suo personale metodo coreutico: Gaga. Straordinaria flessibilità del busto e degli arti, movimenti profondamente interdipendenti ed esplosioni, cadute improvvise; lavora senza specchi, per consentire ai danzatori di allontanarsi dall’autocritica e sentire il movimento dall’interno. Una codifica del movimento, uno stile per enfatizzare l’esperienza somatica del praticante, esprimere i propri istinti animali, molta improvvisazione, oltrepassare il limite della familiarità. Il suo linguaggio di movimento così innovativo irrompe in Scala portando i danzatori a sfidare sé stessi, rompendo anche la barriera tra artista e spettatore. Minus 16 debutta nel 1999 con il Nederlands Dans Theater 2 ed è per 23 ballerini; la coreografia si muove liberamente tra gesti delicati e quotidiani e violenti scatti, su una colonna sonora che spazia da Dean Martin al mambo, dalla techno alla musica tradizionale, ma che inizia con una delle composizioni più note di Naharin, Echad Mi Yodea , un canto tradizionale ebraico. I danzatori sono vestiti tutti uguali, maschi e femmine, con completo giacca e pantalone nero, camicia bianca, e cappello tipo Borsalino nero: abbigliamento che ricorda molto quello degli ebrei ortodossi. Una serie di movimenti ripetuti, inizia con uno che si ripete e se ne attacca un altro, bellissimi, in un girone dantesco tra preghiera ed esplosione di fisicità e tecnica. Seguono altri brani con elementi di imprevedibilità e divertimento che rende l’opera unica, addirittura i danzatori scendono in platea e coinvolgono alcuni spettatori portandoli sul palco con loro in un crescendo di energia e forza che, quando si pensa sia tutto finito, tanto che sta calando un telo nero dall’alto a chiudere, uno dei danzatori (Matteo Gavazzi) si stacca e si infila per pochissimo lanciandosi sotto il telo prima che tocchi terra, per poi farlo rialzare e continuare la coreografia. Un lavoro bellissimo, coinvolgente, divertente per il pubblico ma pesante fisicamente per i danzatori, che manda giustamente il pubblico in visibilio e che vede il Corpo di Ballo perfettamente nel ruolo. Da vedere assolutamente.

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Teatro Alla Scala

Piazza della Scala, Milano

Fino al 28 Marzo2026

Biglietti da EUR 10,00 a EUR 150,00

www.teatroallascala.org

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