Diesel oltre 2,26 euro al litro: le regioni dove il pieno costa di più, da Bolzano alla Sardegna
Fare il pieno di gasolio costa ormai più di 2,24 euro al litro in ogni angolo d’Italia. Secondo la rilevazione dei prezzi medi regionali del ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornata al 7 ottobre, il diesel in modalità self ha raggiunto una media nazionale di 2,261 euro al litro, mentre la benzina si è fermata a 2,040 euro. Il rincaro arriva dopo la fine del taglio delle accise, scaduto alla mezzanotte del 5 ottobre senza ulteriori proroghe.

La classifica delle regioni più care
In cima alla graduatoria del gasolio c’è la Provincia autonoma di Bolzano, con 2,288 euro al litro. A breve distanza seguono la Sardegna e la Provincia di Trento, entrambe a 2,274 euro, poi la Toscana a 2,272 e la coppia formata da Calabria e Friuli Venezia Giulia, ferme a 2,271. Subito dietro si collocano la Basilicata con 2,269 euro e la Valle d’Aosta con 2,268. Le grandi regioni del Nord restano vicine alla media: la Lombardia segna 2,261 euro, il Piemonte 2,262 e l’Emilia-Romagna 2,265.
Dove il gasolio costa meno
Il Lazio è il territorio con il diesel più economico, a 2,245 euro al litro, seguito da Umbria (2,251), Marche (2,252) e Veneto (2,253). Gli scarti tra le regioni restano comunque contenuti: considerando i prezzi medi, un pieno da 50 litri costa circa 114,40 euro a Bolzano e circa 112,25 euro nel Lazio. Sono calcoli indicativi, perché da un impianto all’altro le differenze possono essere molto più ampie. Anche per la benzina il primato negativo spetta a Bolzano, con 2,070 euro, mentre il valore più basso si registra di nuovo nel Lazio, a 2,021. Sul Gpl la regione più cara è la Valle d’Aosta (0,869 euro), la più conveniente la Campania (0,734).
Perché il diesel è tornato a salire
Dal 6 ottobre l’accisa sul gasolio è tornata al livello ordinario di 672,90 euro ogni mille litri, con un aggravio di circa 6 centesimi al litro Iva compresa. Ip e Q8 hanno ritoccato i listini portando il tetto sul diesel rispettivamente a 2,250 e 2,254 euro, mentre Eni, dopo averlo alzato a 2,25 euro, il 7 ottobre lo ha riportato a 2,21 euro in seguito al calo delle quotazioni internazionali dei raffinati. Gli effetti della fine dello sconto fiscale sui carburanti si vedono ora nelle medie regionali, tutte sopra la soglia dei 2,24 euro.
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Le mosse del governo
Il decreto interministeriale che attiverebbe le accise mobili, il meccanismo che usa il maggior gettito Iva per abbassare il prezzo alla pompa, non è ancora stato firmato. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato che l’esecutivo sta ragionando sull’ipotesi senza aver preso una decisione, mentre il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha precisato di non aver firmato nulla. Tra le misure allo studio c’è anche un taglio del bollo per utilitarie e auto di media cilindrata dal prossimo anno. Intanto il caro energia continua a pesare sul costo della vita: a settembre l’inflazione è salita al 4,2%, trainata proprio dalle voci energetiche. Il ministero aggiorna i prezzi medi ogni mattina a partire dalle 8:30.
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