Tfs statali 2027, la liquidazione arriva in 9 mesi: chi ne ha diritto e cosa può cambiare con la manovra
Chi lascerà il lavoro pubblico per limiti di età dal 2027 aspetterà meno per ricevere la buonuscita. La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) ha ridotto da dodici a nove mesi il termine per il pagamento della prima rata del trattamento di fine servizio. Il nodo dei tempi resta però aperto: la Corte costituzionale ha concesso al legislatore tempo fino al 14 gennaio 2027 per una riforma, e il dossier è entrato nel cantiere della manovra.

Cosa cambia dal 1° gennaio 2027
La novità riguarda i dipendenti pubblici che compiono 67 anni e un mese a partire dal 1° gennaio 2027, cioè la nuova età per la pensione di vecchiaia, e che cessano il servizio per raggiunti limiti, per collocamento a riposo d’ufficio o per risoluzione unilaterale da parte dell’amministrazione. Per loro la prima rata del Tfs o del Tfr sarà dovuta dopo nove mesi anziché dodici, come chiarito dall’INPS con la circolare n. 30 del 2026. A questo intervallo si sommano fino a tre mesi per la liquidazione, quindi l’attesa complessiva scende da circa quindici a circa dodici mesi.
Le rate restano: l’esempio con 80mila euro
Il calendario delle rate non cambia. Fino a 50mila euro lordi la buonuscita viene versata in un’unica soluzione; tra 50mila e 100mila euro è divisa in due rate annuali, la prima delle quali pari a 50mila euro; sopra i 100mila euro le rate diventano tre, con le prime due da 50mila euro ciascuna. Ogni tranche successiva arriva dodici mesi dopo.
Un insegnante che compie 67 anni e un mese nel 2027 e ha maturato un Tfs lordo di 80mila euro riceverà quindi 50mila euro dopo nove mesi dalla cessazione, più i tempi tecnici, e i restanti 30mila euro un anno più tardi. Per chi si dimette volontariamente l’attesa resta di 24 mesi, mentre in caso di inabilità o decesso il termine è di 105 giorni.
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Il termine fissato dalla Consulta
Con l’ordinanza n. 25 depositata il 5 marzo 2026, la Corte costituzionale ha ribadito che differimento e rateizzazione del Tfs sono in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, perché la giusta retribuzione, anche quando è differita, va corrisposta in tempi ragionevoli. I giudici hanno evitato una dichiarazione di illegittimità immediata, che avrebbe reso esigibili da subito tutte le somme, e hanno rinviato la decisione all’udienza del 14 gennaio 2027. Entro quella data serve una riforma, anche graduale, che dia continuità alle misure già adottate e riporti i pagamenti a una scansione fisiologica, come avevamo raccontato all’indomani della pronuncia.
Il costo e le ipotesi sul tavolo
Secondo le stime dell’INPS riportate dalla stampa, eliminare del tutto attese e rate costerebbe fino a 15,6 miliardi di euro, di cui circa 4,2 miliardi per cancellare il differimento iniziale e 11,6 miliardi per superare la rateizzazione. Una somma difficile da reperire in una legge di bilancio che il governo deve trasmettere al Parlamento entro il 20 ottobre e che deve già finanziare l’adeguamento delle pensioni all’inflazione e gli interventi sull’Irpef.
Stando a quanto riportato da Repubblica, l’esecutivo starebbe valutando di distribuire l’impatto su più anni. Finché il testo della manovra non sarà ufficiale, per chi va in pensione nel 2027 valgono le regole già scritte: nove mesi per la prima rata e soglia di 50mila euro per il pagamento in un’unica soluzione.
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