Anziani non autosufficienti, via libera al piano da 1,5 miliardi: cosa cambia per gli over 70 e le famiglie
L’Italia ha il suo primo Piano nazionale per la cura della fragilità e della non autosufficienza degli anziani. Il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana lo ha approvato il 2 ottobre a Palazzo Chigi, nel giorno della Festa dei nonni. Il programma copre il triennio 2025-2027 e mette sul tavolo oltre 1,5 miliardi di euro provenienti dal Fondo per la non autosufficienza.

A chi si rivolge
I destinatari sono le persone che hanno compiuto 70 anni e si trovano in condizioni di fragilità o hanno perso l’autonomia, insieme alle loro famiglie. Il piano dà attuazione al Patto per la terza età, la riforma avviata con la legge delega n. 33 del 2023, e punta a semplificare l’accesso ai servizi, oggi spesso dispersi tra uffici diversi.
Uno sportello unico nelle Case della comunità
Il cuore del progetto sono i Punti unici di accesso, collocati all’interno delle Case della comunità. Qui anziani e familiari dovrebbero trovare un solo interlocutore per entrare nella rete dei servizi sociali e sanitari, senza rimbalzare da un ufficio all’altro. Squadre specializzate effettueranno una valutazione multidimensionale della persona e, nei casi più complessi, predisporranno un Progetto assistenziale individualizzato. Il cambio di impostazione è netto: si passa dalla logica della singola prestazione a una presa in carico integrata, che tiene insieme cure sanitarie, aiuto domestico e supporto a chi assiste.
Più assistenza a domicilio
L’obiettivo dichiarato è permettere agli anziani di restare il più a lungo possibile nella propria casa. Per questo il piano rafforza l’assistenza domiciliare e prevede di potenziare il personale sociosanitario. Nella stessa riunione sono state approvate anche le linee guida sul senior cohousing e sul cohousing intergenerazionale, pensate per contrastare solitudine e isolamento attraverso forme di abitare condiviso.
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Secondo la ministra del Lavoro Marina Calderone si tratta di un investimento sul benessere delle persone, necessario in un Paese tra i più longevi al mondo. La viceministra Maria Teresa Bellucci ha parlato di un passo avanti decisivo nell’attuazione della delega, che mette al centro la dignità della persona e il diritto a un’assistenza adeguata.
Gli aiuti che esistono già
Il piano agisce sull’organizzazione dei servizi, mentre per il sostegno economico restano validi gli strumenti già in vigore. Chi ha almeno 80 anni, percepisce l’indennità di accompagnamento, ha un Isee sociosanitario fino a 6.000 euro e un bisogno assistenziale riconosciuto come gravissimo può valutare l’assegno di assistenza da 850 euro al mese previsto dalla Prestazione universale, la cui sperimentazione è in calendario fino al 31 dicembre 2026. Le famiglie che pagano una badante regolarmente assunta possono inoltre recuperare parte delle spese nel 730, tra deduzione dei contributi e detrazione per l’assistenza. Per sapere quando apriranno gli sportelli nella propria zona occorrerà attendere le indicazioni operative sui territori.
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