Petrolio, gli USA conquistano sempre più quote di mercato a spese dell’OPEC+

Koen Straetmans -

In occasione della riunione di inizio luglio, l’OPEC+ ha deciso di prorogare l’accordo di riduzione della produzione per altri nove mesi, fino a marzo 2020.

Di fronte all’indebolimento delle prospettive sulla domanda petrolifera e alla continua crescita della produzione petrolifera statunitense, il gruppo si è sentito obbligato a mantenere sotto controllo la produzione per equilibrare il mercato petrolifero e prevenire un calo dei prezzi. Questa mossa si traduce in un’ulteriore perdita di quote di mercato, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti. Nella fase attuale, questo è visto come un prezzo equo da pagare, in quanto il gruppo ha imparato a sue spese, nel corso della contesa per la conquista di quote di mercato a fine 2014, che il crollo dei prezzi sarebbe probabilmente più dannoso.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Nel breve termine, la decisione dell’OPEC+, in combinazione con la maggiore domanda stagionale delle raffinerie (diminuzione delle scorte statunitensi), dovrebbe portare ad attingere alle scorte petrolifere mondiali. Dal lato dell’offerta, i rischi geopolitici rimangono elevati. Le esportazioni iraniane sono crollate e non si prevede una ripresa in tempi brevi, la produzione petrolifera del Venezuela è in declino strutturale e permangono rischi in Libia e Nigeria. L’improvvisa interruzione dei flussi commerciali di petrolio trasportati via mare nello stretto di Hormuz sono un’incognita. Tutti questi elementi dovrebbero contribuire a sostenere il prezzo del petrolio nel terzo trimestre.

Oltre il terzo trimestre, anche le nuove regole dell’Organizzazione Marittima Internazionale per le emissioni nelle acque internazionali dovrebbero sostenere la domanda, mentre l’estensione dell’accordo di riduzione della produzione dell’OPEC+ al primo trimestre del 2020 potrebbe compensare lo ridotta domanda stagionale da parte delle raffinerie. Successivamente, la debolezza della domanda di petrolio potrebbe iniziare a pesare sui prezzi. A questo proposito, i mercati emergenti e la Cina sono particolarmente rilevanti. Mentre la quota della Cina nel consumo di petrolio greggio si aggira intorno al 14%, il suo contributo alla crescita prevista della domanda petrolifera è più del doppio di tale cifra. L’esito dei negoziati commerciali USA-Cina rimarrà quindi influente. Le previsioni di crescita della domanda petrolifera mondiale, attualmente contenute, sono in fase di revisione al ribasso, ma è probabile che si verifichi un ulteriore declassamento se gli attriti commerciali si intensificassero o l’incertezza persistesse.

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Nel frattempo, la crescita della produzione statunitense dovrebbe rimanere solida, ma in via di stabilizzazione. La produttività petrolifera USA è elevata (infatti la produzione è in crescita nonostante la gli impianti di perforazione siano diminuiti), i costi di produzione sono calati e vi è una riserva non sfruttata di pozzi perforati e non completati che possono essere attivati a prezzi più elevati. In questo contesto, la quota di mercato dell’OPEC+ potrebbe continuare a diminuire fino al picco della produzione petrolifera statunitense. Questo processo potrebbe richiedere ancora anni, poiché presuppone, da parte del gruppo OPEC+, la costanza e la disciplina per bilanciare il mercato e allo stesso “far quadrare i propri conti”.


Koen Straetmans – Senior Strategist Multi Asset – NN Investment Partners

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