Il futuro del commercio e la caring economy, i trend dei consumi da non perdere nel 2021

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Il Covid-19, e la turbolenza economica che ne è seguita, hanno cambiato nel profondo l’economia. Le società sono state costrette a spostare online le proprie attività, il lavoro da remoto è diventato la norma e molte abitudini sono cambiate. Se si guarda all’anno in corso e ai successivi, ci accorgiamo che molte delle opportunità più promettenti si trovano nell’intersezione tra i consumi e la sanità. Salute e benessere sono al centro della scena già da qualche anno e, nel 2020, il Covid-19 non ha fatto che rafforzare questa tendenza. In questo inizio d’anno, identifichiamo due promettenti aree di interesse per gli investitori: il futuro del commercio e la caring economy.

La pandemia ha innescato l’aumento della digitalizzazione, dimostrando l’importanza dell’e-commerce nella vita quotidiana dei consumatori di tutto il mondo. Nelle prime settimane della prima ondata pandemica, i consumatori hanno accumulato beni di prima necessità come carta igienica, igienizzanti e prodotti a lunga scadenza come la pasta. Ma quando è diventato evidente che le restrizioni agli spostamenti sarebbero rimaste in vigore più a lungo del previsto, la gente ha cambiato atteggiamento e, tra le fila degli acquirenti online, si sono uniti gli anziani. Si tratta di processi destinati a durare ben oltre la ripresa delle economie e il ritorno alla normalità.

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Per molti clienti, infatti, la praticità dello shopping è più importante del prezzo dei prodotti e, per questo motivo , è probabile che il futuro del commercio sia rappresentato da una combinazione ibrida di acquisti online e offline. Durante la crisi, il boom dell’e-commerce ha favorito non solo i grandi rivenditori online come Amazon negli USA, Alibaba in Cina o MercadoLibre in America Latina.[1] La vendita su Internet si è rivelata – sorprendentemente – la salvezza anche di molti rivenditori al dettaglio, costretti a chiudere i propri negozi durante i lockdown. Ormai vengono venduti online anche beni non essenziali, come i prodotti di bellezza, gli elettrodomestici e il cibo per cani. Nel frattempo, persino i generi alimentari, rimasti quasi esclusi dall’e-commerce prima della pandemia, hanno visto crescere sensibilmente la penetrazione del digitale.

Infine, lo scorso anno è esplosa la domanda di prodotti a filiera corta. In questo caso sono stati i consumatori i primi sostenitori di aziende e marchi la cui sopravvivenza era a rischio, a dimostrazione del fatto che i clienti sono sempre più fedeli ai loro marchi preferiti. Di questo trend beneficeranno anche tutte le società che favoriscono un e-commerce sostenibile e locale. La pandemia non ha solo innescato il boom del digitale, ma ha anche intensificato la concorrenza. Se da un lato Amazon ha assunto 400.000 dipendenti per fronteggiare l’aumento della domanda, dall’altro  molte aziende digitali e webshop più piccoli, legati a rivenditori tradizionali, sono cresciuti a una velocità ancora maggiore. Di conseguenza, mai come ora gli investitori devono cercare di individuare i vincitori di domani.

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Il secondo tema più importante di quest’anno è la cosiddetta caring economy, che si interessa sia delle persone che del pianeta. Il Covid-19 ha costretto i governi di tutto il mondo a mettere la salute pubblica al centro delle proprie politiche. Prevediamo che questa maggiore attenzione al benessere e all’igiene farà aumentare sensibilmente la spesa al consumo per la cura della persona, dell’infanzia e persino degli animali domestici. Gli attuali trend a sostegno di un settore globale come la cura della casa e della persona si manterranno solidi anche nel 2021, con il radicarsi di abitudini legate alla pulizia della casa e all’igiene personale. Sebbene, in fase di recessione, i consumatori tendano a preferire i prodotti più convenienti, l’attuale pandemia si è dimostrata un’eccezione, confermando la solidità dei marchi più prestigiosi e affidabili.

Anche il mercato della cura dell’infanzia è in forte espansione da dieci anni, grazie alla maggiore percentuale di donne che lavorano e alla crescente attenzione sia per l’educazione della prima infanzia sia per la qualità della vita. Nonostante lo shock provocato dal Covid-19, i driver di lungo termine sembrano sempre gli stessi e rappresentano un’opportunità di investimento interessante. Il segmento finanziato dai datori di lavoro presenta dinamiche interessanti, grazie a ricavi altamente ricorrenti e simili a una rendita, garantiti da contratti di lungo termine della durata anche di quindici anni. Tra l’altro, gli asili (nido) finanziati dai datori di lavoro richiedono poco capitale, visto che spesso sono le aziende a fornire i locali.

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Un altro settore molto promettente è quello della cura degli animali domestici, che già in passato si è dimostrato immune ad eventuali recessioni. La spesa al consumo era cresciuta anche durante la crisi del 2008–2009, con i proprietari pronti a rinunciare ad acquisti non essenziali, ma non a tagliare i costi per il cibo o i prodotti destinati ai loro animali. Nel 2020, la pandemia da Covid-19 ha tenuto lontano dai riflettori i cambiamenti nel comportamento dei consumatori ma, con l’avvio della ripresa, nel 2021 i loro effetti di lungo termine dovrebbero diventare più visibili.

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