La Covip pubblica rendimenti aggiornati delle forme pensionistiche complementari
La Covip ha pubblicato sul proprio sito (www.covip.it), così come ogni anno, i rendimenti aggiornati al 31 dicembre 2021 dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei piani individuali pensionistici attuati mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP).
L’obiettivo è quello di contribuire all’accrescimento dell’informazione e della trasparenza del sistema della previdenza complementare, evidenziando come la gestione finanziaria ha una valenza particolare essendo le forme pensionistiche strutturate sul meccanismo della capitalizzazione dei contributi versati. Se è vero poi che i rendimenti passati non sono garanzia per il futuro è al contempo però da sottolinearsi come la “storicità dei rendimenti” costituisce comunque soprattutto nel medio-lungo periodo un “indicatore sintomatico” dell’efficienza del processo.
I dati sono ordinati secondo il numero di iscrizione all’albo della COVIP, per quanto riguarda i fondi pensione negoziali, e alfabeticamente, secondo la denominazione della società che li gestisce, per quanto riguarda i fondi pensione aperti e i PIP.
Il rendimento viene indicato per ciascun comparto, prendendo a riferimento differenti periodi temporali (1, 3, 5,10 e 20 anni).
Per ciascun comparto è riportata la categoria individuata secondo i criteri indicati nello Schema di Nota informativa.
Come sottolinea la Autorità di Vigilanza il rendimento indicato è quello medio annuo composto che è leggermente più basso di quello che si otterrebbe calcolando la media aritmetica dei rendimenti di ciascun anno del periodo di riferimento.
Ad esempio, se il rendimento di un anno è lo 0 per cento e il rendimento dei due anni successivi è rispettivamente il 10 e il 20 per cento, il rendimento medio annuo del triennio calcolato con la media aritmetica è pari al 10 per cento; il rendimento medio annuo composto è invece pari al 9,7 per cento.
I rendimenti riportati sono poi al netto degli oneri che gravano sul patrimonio del comparto: si tratta, in particolare, della commissione di gestione finanziaria e di altri costi, compresi – per i fondi pensione negoziali e i fondi pensione aperti – gli oneri fiscali sui rendimenti.
Per i fondi pensione aperti e i PIP viene pubblicato il rendimento al netto della commissione finanziaria applicata ordinariamente e non di quella, più bassa, che alcune forme prevedono per le adesioni di lavoratori dipendenti su base collettiva o in caso di convenzioni con associazioni di lavoratori autonomi o liberi professionisti. Per le collettività interessate da dette agevolazioni i rendimenti sono pertanto più alti di quelli ordinari e sono resi noti in apposite “Schede collettività”, consegnate al momento dell’adesione.
I rendimenti pubblicati nell’elenco non considerano gli oneri che gravano direttamente sull’aderente (ad esempio, se previste, le commissioni di iscrizione, le commissioni in cifra fissa o in percentuale sui versamenti applicate ogni anno, ecc.). Essi non coincidono quindi con il rendimento effettivamente conseguito dal singolo aderente, che è al netto anche di questi ultimi costi.
I costi complessivi, compresi quelli che gravano direttamente sull’aderente, sono considerati – secondo ipotesi standard – nell’“indicatore sintetico dei costi (ISC)” ricorda poi la Covip che evidenzia poi come l’incidenza sulla posizione individuale dei costi che gravano direttamente sull’aderente diminuisce con l’aumentare dell’ammontare della posizione stessa, e quindi del periodo di partecipazione. L’indicatore sintetico dei costi, per periodi di partecipazione lunghi, tende ad avvicinarsi ai costi considerati nei rendimenti pubblicati.







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