Finanza islamica. Che cosa succede se un sukuk va in default?

sukuk
Quando parliamo di finanza islamica, ci chiediamo come si possa parlare di emissioni obbligazionarie, nel rispetto dei principi della Shari’a, quando il concetto di interesse è parificato a quello di usura (riba), pertanto egualmente vietato.

Ebbene, in un certo senso anche l’emissione di prestiti obbligazionari, denominati “sukuk”, diventa lecita, cioè nel rispetto dei principi della Shari’a, quando non si tratti di prestiti obbligazionari come li intendono i mercati tradizionali, ma si tratti di strumenti finanziari in cui non si parla di interesse, né di capitale maggiorato alla scadenza, bensì di una remunerazione del capitale investito, sotto forma di partecipazione alle attività dell’emittente. Insomma, sia coloro che producono o commerciano, sia coloro che investono il capitale, condividono un rischio d’impresa allo stesso modo. Questo rende “Shari’a compliant” il prodotto finanziario.

Ma in caso di default?

Che cosa succede però in caso di default di un sukuk? In finanza convenzionale, gli emittenti in default sui loro pagamenti, o che pagano sistematicamente in ritardo, di solito sono penalizzati modificando i loro tassi di interesse, con conseguenze sul loro rating.

Questo però non può avvenire quando si tratta di un sukuk perché, come abbiamo visto, la finanza islamica opera solo se “Shari’a compliant”, cioè rispettando il principio che vieta l’interesse. Per garantire che il sistema funzioni, le parti interessate devono essere compensate in qualche modo, e quelli che sono in default dovrebbero essere penalizzati. In caso contrario, il rischio di abuso sarebbe troppo grande.

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Oggi in Pakistan

L’argomento dei sukuk in default è tornato di attualità recentemente per via del prestito (se così vogliamo definirlo) denominato in dollari del Pakistan in scadenza a dicembre 2022. Il default era alle porte, ma il ministro delle finanze pakistano ha appena annunciato che pagherà l’importo principale e non estenderà il pagamento. “Questa obbligazione è scambiata a 83 USD e in 12 mesi il governo pagherà 100 USD. Guadagno di 17 USD in 2 mesi se la promessa viene mantenuta“, ha affermato Mohammed Sohail, CEO di Topline Securities. I rendimenti delle obbligazioni denominate in dollari del Pakistan sono diminuiti. Ciò ha dimostrato che le preoccupazioni degli investitori sul fatto che il Paese non avrebbe rispettato l’obbligo di rimborsare ai titolari il credito 1 miliardo di dollari. Il Sukuk dovrebbe maturare il 5 dicembre 2022, ma i timori di default hanno iniziato ad attenuarsi.

Indonesia. Il caso Garuda

Una notevole eco l’anno scorso aveva riscosso il caso Garuda. Una certa complessità nella situazione si era aggiunta per via della struttura del capitale di Garuda, che consiste in diversi tipi di strumenti di debito, tra cui sukuk, cartolarizzazioni garantite da attività, prestiti bancari, factoring e leasing di aeromobili. Il sovrano possedeva oltre il 60% delle azioni di Garuda, ma l’offerta di sukuk della compagnia aerea non conteneva garanzie del governo o delle istituzioni finanziarie. In quel caso Garuda si era limitata ad annunciare che avrebbe continuato a differire i pagamenti periodici.

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Altri casi

Prendiamo ad esempio dei casi storici, in cui queste situazioni si sono verificate, e vediamo come sono stati gestiti. Nel 2009 l’intero mercato del debito islamico ha avuto una battuta d’arresto, proprio dovuta alle voci di rischio default su un sukuk emesso da Nakheel, grande società immobiliare che gestisce varie attività per conto del governo di Dubai, famosa per progetti come Palm Islands e il Dubai Waterfront.

Questo sukuk aveva un valore di 3,5 miliardi di dollari. Il motivo principale per il congelamento del mercato della finanza islamica in quei giorni è stata l’incertezza su come il default sarebbe stato gestito, nel caso appunto si fosse verificato. Ciò è dovuto al fatto che il mercato finanziario islamico era ancora molto giovane, e non c’erano precedenti. Alla fine, il sukuk è stato rimborsato grazie all’intervento in extremis da parte del governo di Abu Dhabi. In questo caso, tutto bene.

Ma in altri due casi importanti le cose non si sono risolte così facilmente. Parliamo di insolvenza di due sukuk che si sono verificati in Kuwait nello stesso anno, il 2009. Investment Dar e International Investment Group (IIG), entrambe con sede in Kuwait, hanno dichiarato default su due sukuk del valore di 100 milioni di dollari e 200 milioni di dollari rispettivamente. Investment Dar ha ristrutturato il sukuk nel 2011, convertendo il debito in capitale della società. IIG ha ristrutturato il suo sukuk al fine di dilazionare i pagamenti in un modo più gestibile.

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Altro caso: Dana Gas, negli Emirati Arabi Uniti, che ha mancato un pagamento su un sukuk di 920 milioni di dollari nel 2012. Questo caso, che ha portato alla ristrutturazione del sukuk stesso, è stato gestito consensualmente tra le parti coinvolte e potrebbe costituire un modello per future situazioni analoghe.

In generale invece le impostazioni predefinite dei sukuk malesi portano a risultati migliori. Ad esempio durante la crisi del 2009 non hanno causato troppi problemi al mercato. Fortunatamente, la Malesia ha un quadro giuridico più chiaro in materia di finanza islamica, che permette di gestire i default in un modo simile alle obbligazioni convenzionali.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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