L’importanza di incentivare il risparmio di lungo periodo
Nell’ambito del ciclo di audizioni in corso presso la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale è intervenuta nei giorni scorsi la Federazione banche assicurazioni e finanza (Febaf). Va ricordato come l’ Organo bicamerale sta conducendo una indagine conoscitiva sugli investimenti finanziari e sulla composizione del patrimonio degli enti previdenziali e dei fondi pensione anche in relazione allo sviluppo del mercato finanziario e al contributo fornito alla crescita dell’economia reale.
Quali sono le principali evidenze ? Il “peso” degli investitori istituzionali italiani , con particolare riferimento alle Casse di previdenza dei liberi professionisti, ai fondi pensione e alle compagnie di assicurazione, è pari a circa il 50 per cento del Prodotto interno Lordo del nostro Paese con una dotazione patrimoniale stimata in circa 1200 miliardi alla fine del 2022. Quello che è stato poi evidenziato è che il mercato è stato caratterizzato negli ultimi 10 anni da un processo graduale e costante di razionalizzazione e consolidamento .
Quali sono le considerazioni propositive ? Profilo di auspicato intervento è quello fiscale con il suggerimento di ridurre l’aliquota di tassazione sui rendimenti su Casse di previdenza e fondi pensione , attualmente pari al 26 e al 20%, in ottica di armonizzazione europea. Si evidenzia anche la necessità di rimuovere la differenza di prelievo tra Casse e forme pensionistiche complementari.
La Febaf ha poi illustrato la proposta di introdurre una fiscalità premiale in funzione della durata degli investimenti distinguendo dal punto di vista tributario gli investimenti a medio e lungo termine da quelli puramente speculativi (come già avviene, ad esempio, in Francia). Per giungere a questo obbiettivo, il sistema di tassazione potrebbe essere rivisitato introducendo un principio di correlazione tempo-aliquota: ad esempio, per i proventi degli investimenti detenuti in forma diretta o indiretta (es. tramite fondi di investimento o contratti assicurativi) per più di 12 mesi, si potrebbe prevedere un’aliquota di tassazione inversamente correlata alla durata degli investimenti, per ridurre gradualmente l’imposizione a partire da un certo anno di detenzione dello strumento finanziario (es. il quinto anno, che diverrebbe il periodo di incentivazione massima, con allineamento a quanto già accade per i Piani Individuali di Risparmio-PIR). Si otterrebbe così il duplice risultato di incentivare il sostegno alle imprese e generare un gettito positivo per le casse dello Stato derivante dall’attivazione di investimenti aggiuntivi





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