La battaglia per il mercato delle auto elettriche: Europa divisa tra sanzioni e aperture

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La risposta europea all’aumento delle barriere tariffarie imposte dagli Stati Uniti su diverse tecnologie pulite di origine cinese non si è fatta attendere. Nell’ambito dell’indagine lanciata a settembre 2023 su possibili prassi distorsive adottate dai produttori di veicoli elettrici cinesi, la Commissione ha concluso provvisoriamente che la catena del valore dei veicoli elettrici a batteria (BEV) in Cina beneficia di sussidi ingiusti, il che rappresenta una minaccia per i produttori di BEV dell’UE. Le prove raccolte indicano che i produttori automobilistici cinesi e i loro fornitori beneficiano di condizioni agevolate soprattutto tramite prestiti sovvenzionati, agevolazioni fiscali e terreni a basso costo. Nel 2023 il valore delle esportazioni di veicoli elettrici cinesi in Europa è stato di 10 miliardi di euro. Tra il 2020 e il 2023 la quota di mercato di veicoli cinesi importati in Europa è passata dal 4% al 25%.

La Commissione Europea ha notificato poi ai produttori automobilistici che applicherà dazi aggiuntivi tra il 17% e il 38% sui veicoli elettrici importati dalla Cina a partire da luglio. I dazi saranno applicati oltre al dazio esistente del 10% su tutti i veicoli elettrici cinesi, a seconda del grado di conformità con l’indagine svolta dalla Commissione Europea sui produttori di auto elettriche annunciata lo scorso settembre. Bruxelles arriverà quindi ad imporre dazi fino al 48% sui veicoli elettrici cinesi.

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Si stima che un dazio aggiuntivo del 20% sulle auto elettriche cinesi ridurrebbe le importazioni del 25%, corrispondente a circa 125.000 veicoli in meno, per un valore commerciale stimato in 4 miliardi. La diminuzione sarebbe in gran parte compensata da un aumento della produzione all’interno dell’UE e da un volume inferiore di esportazioni di veicoli elettrici, con l’inevitabile effetto di prezzi più alti per i consumatori europei.

I principali esportatori, tra cui BYD, il più grande produttore di veicoli elettrici al mondo, e Geely, che detiene anche una quota di Volvo, saranno colpiti da dazi individuali aggiuntivi rispettivamente del 17% e 20%. I marchi europei come Mercedes e Renault, che esportano in Europa veicoli elettrici prodotti in Cina, pagheranno il 21%, mentre Tesla potrebbe ricevere un tasso di dazio calcolato individualmente. Un dazio del 17,1% aumenterà il costo di un’auto base da €30.000 di €5.250. Un dazio del 38,1% si tradurrà in un aumento del prezzo di €11.450.

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Le azioni quotate a Hong Kong di BYD sono aumentate di oltre il 7% in seguito all’annuncio della Commissione Europea, dopo che il produttore cinese di veicoli elettrici è stato soggetto a un dazio di importazione inferiore rispetto ai concorrenti.

I dazi dovrebbero in teoria entrare in vigore il 4 luglio, ma le aziende cinesi hanno tempo fino ad allora per fornire prove per contestare i risultati dell’UE. Le tariffe potrebbero quindi essere modificate. Nel frattempo, il governo cinese ha minacciato ritorsioni attraverso l’imposizione di dazi sulle esportazioni di auto europee in Cina.

I dazi non trovano tuttavia un consenso comune tra i 27 membri UE, sebbene si stima porteranno miliardi di euro in più nel bilancio dell’UE. Sono sostenuti dalla maggioranza dei paesi, tra cui la Francia, ma direttamente contestati da Germania, Svezia e Ungheria. Pechino, che già applica una tariffa del 15% sui veicoli elettrici europei, ha cercato di persuadere la maggioranza delle capitali dell’UE a opporsi ai nuovi dazi. Molti produttori automobilistici europei temono che la Cina possa rispondere in modo analogo. La Germania ha esportato 216.299 auto in Cina nel 2023, un calo del 15% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, nello stesso comunicato in cui venivano annunciati i dazi, la Commissione Europea ha anche sottolineato che è aperta la possibilità di risolvere la disputa attraverso negoziazioni, coerentemente con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Quest’elemento non va sottovalutato, in quanto denota una volontà chiara da parte dell’Unione Europea di voler trovare un accordo negoziato con il governo cinese per evitare una guerra commerciale diretta e l’imposizione di politiche protezionistiche che possano ulteriormente minare le fondamenta del sistema multilaterale in materia di politiche commerciali.