Il quadro del sistema previdenziale italiano

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Il Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza dell’Inps ha rappresentato una serie di interessanti riflessioni sul sistema pensionistico italiano nell’ambito di uno specifico evento sulla natura delle entrate e delle uscite dell’INPS in rapporto alla dimensione previdenziale e assistenziale delle prestazioni.

Gli approfondimenti evidenziano come negli anni, alle originali forme di protezione gestite dagli Istituti previdenziali pubblici (rivolte esclusivamente ai lavoratori dipendenti e finanziate prevalentemente dalla contribuzione obbligatoria dei lavoratori e delle imprese), si sono aggiunte progressivamente altre prestazioni, di natura perlopiù assistenziale, quali il sostegno alla famiglia, le misure di contrasto alla povertà e altri provvedimenti – strutturali o temporanei – spesso definiti “bonus”.

Le ricerche evidenziano come la spesa pensionistica, in termini reali, sia stata negli ultimi anni sostanzialmente stabile, soprattutto per effetto delle due riforme in materia, la Riforma Dini e la Riforma Fornero, che hanno fortemente ritracciato verso il basso la curva di crescita della spesa, malgrado la successiva introduzione di alcune forme di flessibilità in uscita (Quota 100, Ape sociale, intervento a favore dei lavoratori Precoci e Opzione donna).

Sul versante delle entrate dell’Istituto, questo processo ha determinato una crescita della contribuzione sostanzialmente allineata alla dinamica inflattiva e del mercato del lavoro (del 28% nel decennio che va dal 2013 al 2023), mentre sono progressivamente aumentati in termini reali i trasferimenti derivanti dalla fiscalità generale, la GIAS, in particolare per sostenere le nuove prestazioni sociali (+65,8%).

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Pertanto, il rapporto tra il gettito contributivo e i trasferimenti dalla fiscalità generale in questi anni si è modificato accrescendo sensibilmente il peso di questi ultimi.

Gli studi presentati nel convegno hanno messo in evidenza che la parte maggioritaria dei trasferimenti statali è destinata a sostenere le misure pensionistiche (il 56,6%), per la componente assistenziale (come le integrazioni alle pensioni più basse, le pensioni e gli assegni sociali e di invalidità) ma anche per cofinanziare le varie gestioni previdenziali. Dalla ricerca è emerso peraltro che una parte della spesa, non propriamente “assistenziale”, viene sostenuta da quote di trasferimenti erariali.

Analizzando, invece, la natura delle prestazioni – in rapporto alla prova dei mezzi e agli specifici requisiti d’accesso – si evidenziano situazioni ibride, come le diverse “Quote” pensionistiche, la cosiddetta quattordicesima, l’intervento a favore dei lavoratori precoci e, al di fuori delle prestazioni pensionistiche, lo stesso

Assegno unico universale. Il CIV, partendo dalle elaborazioni presentate, rileva e pone all’attenzione di tutti i soggetti, istituzionali, politici e sociali interessati, alcune riflessioni sul sistema di protezione sociale del Paese, in grado di guardare anche alla prospettiva futura, considerando le trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche in corso, in particolare quelle che coinvolgono il sistema produttivo, il mercato del lavoro, la struttura demografica. In questo ambito si collocano, in senso trasversale, anche le politiche di pari opportunità e di sostegno al lavoro femminile, giovanile e le politiche di governo dei flussi migratori e dell’accoglienza. Ciò che è necessario, a parere del Consiglio di indirizzo e vigilanza , è l’apertura di una riflessione attenta ai temi della sostenibilità sociale ed economica del sistema, in grado di coniugare la capacità di rispondere ai nuovi bisogni sociali con una conseguente, e coerente, politica delle risorse

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